Il turismo nei borghi vocazione artistica, storica e culturale, come volano per l’economia e lo sviluppo del territorio

Il turismo nei borghi come volano per l’economia e lo sviluppo del territorio

In crescita la scelta di territori a vocazione artistica, storica e culturale come meta per le vacanze degli italiani

 

A seguito della pandemia da Covid-19, in tutti i Paesi europei i flussi turistici hanno subito un profondo shock. Nei primi 8 mesi del 2020, Eurostat stima che il numero delle notti trascorse nelle strutture ricettive nell’Unione Europea sia pari a circa 1,1 miliardi: un calo di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Nei mesi estivi di giugno, luglio, agosto e settembre le presenze dei clienti negli esercizi ricettivi sono complessivamente il 63,9% in meno di quelle dell’anno precedente. I dati nel nostro Paese sono in linea con il trend europeo (quasi 192 milioni di viaggiatori in meno) ed evidenziano l’entità della crisi del turismo interno generata dall’emergenza sanitaria, dopo anni di crescita costante del settore.

Le strutture ricettive extra-alberghiere subiscono un calo delle presenze domestiche pari a -4,8% ad agosto, ma registrano un recupero e addirittura un aumento, rispetto all‘anno precedente, nel mese di settembre (+4,5%). Gli esercizi alberghieri, invece, subiscono di più la frenata del turismo domestico (- 8,1% ad agosto e -13,9% a settembre).

Il differente andamento delle diverse tipologie di strutture riflette la scelta delle mete turistiche dei clienti italiani nell’estate 2020. La preferenza dei nostri connazionali, infatti, è indirizzata, più che in passato, sulle località montane, le quali ad agosto hanno raggiunto gli stessi livelli dello scorso anno e soprattutto sui comuni a vocazione culturale, storico, artistica e paesaggistica, che registrano addirittura un incremento (+6,5%) rispetto al 2019, unica variazione positiva registrata.

Le stime, a livello regionale, confermano questa preferenza: incrementi delle presenze dei clienti italiani si verificano in Umbria e nella Provincia autonoma di Bolzano, entrambe con valori intorno al +15% rispetto al 2019. Ciò sembra indicare che ad agosto 2020 la scelta degli italiani si sia orientata più verso destinazioni meno consuete, presumibilmente meno affollate e con una più ampia ricettività di tipo extra-alberghiero (agriturismi, open air, ecc.) a discapito delle destinazioni estive più tradizionali, ossia le località balneari e le grandi città, solitamente caratterizzate da un maggior affollamento.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo proclamava già il 2017 come l’anno dei borghi, registrando il 36% dell’afflusso turistico totale italiano, con un trend in costante crescita del 3% annuo per il 2018 e il 2019.

Proprio da questi dati sembra emergere un elemento di ripresa ma anche di svolta per i borghi italiani, che sembrano poter diventare volani per la ripartenza dell’intero settore. L’emergenza ambientale, la capillarità della comunicazione online e la trasformazione del lavoratore in nomade digitale, ovvero coloro che scelgono di utilizzare la modalità di smart-working, rappresentano opportunità di crescita e visibilità, ponendo però anche nuove sfide per queste piccole cittadine. Tra i primi elementi su cui lavorare troviamo sicuramente una riconversione delle offerte e dei servizi, capace di incontrare le nuove esigenze del turista esperienziale in un’ottica di sviluppo sostenibile. Un’occasione che costituisce a tutti gli effetti un moltiplicatore di vantaggi per gli attori coinvolti nel settore turistico: è il caso di farsi trovare pronti, mettendo in campo azioni concrete per rispondere con immediatezza alle nuove richieste e generare al contempo ricchezza e lavoro, preparando di pari passo le comunità ad una cultura dell’ospitalità.

Si stima che entro il 2035 i lavoratori in smart-working saranno oltre un miliardo. Il loro periodo di permanenza in un determinato luogo potrà variare da una settimana a un intero anno, desiderosi di immergersi nella vita quotidiana delle più disparate comunità, all’insegna del viaggio come stile di vita.

Si tratta di persone con un background socio-culturale ricchissimo, protese verso quella diversità che può costituire un vero e proprio motore propulsore per le piccole comunità locali, dove spesso manca la consapevolezza della propria unicità quale ricchezza. In questo senso, il punto di vista “esterno” di un visitatore esperienziale di media permanenza è in grado di colmare il gap che allontana i borghi dal circolo virtuoso del turismo lento e sostenibile.

Un aspetto da non sottovalutare è che le piccole cittadine che confinano tra loro e condividono zone contigue di rilevanza paesaggistica, archeologica e culturale, possono creare dei veri e propri cluster strategici di attrazione turistica, in grado di trattenere i visitatori per più giorni nel proprio territorio, a beneficio dell’economia locale e a discapito del temuto “turismo mordi e fuggi”.

I borghi e le loro attività, riunendosi e ponendosi un obiettivo comune, possono aspirare ad equiparare l’offerta turistica che è capace di sostenere un grande agglomerato cittadino, conservando tutti i vantaggi della lontananza dal caos metropolitano che solo i piccoli borghi sono capaci di offrire, e mostrando al contempo al mondo intero il proprio pregevole patrimonio culturale, storico e ambientale. 

 

La legge “Salva Borghi”

Dopo anni di sostanziale disinteresse, l’approvazione della legge ‘Salva Borghi’ fortemente voluta dalle associazioni ambientaliste, prima fra tutte Legambiente, muove uno storico passo verso un orizzonte ricco di opportunità per le micro realtà urbane e rurali minacciate dal declino. La nuova legge lancia un segnale importante per la promozione di economie di qualità e turismi sostenibili, che fa bene sperare per la rinascita anche sociale e culturale di questi luoghi che possono diventare la base di ripartenza per il settore turistico.

Per la prima volta non si parla solo di sostegno e assistenza passiva, ma di innovazione e valorizzazione attiva che si traduce in azioni concrete finalizzate alla crescita di piccole comunità attraverso l’attuazione di politiche smart. Micro realtà dove si continua a vivere in modo slow, ma con la velocità della banda larga che dovrebbe finalmente aprire le porte a quel processo di digitalizzazione indispensabile per la nascita del borgo italiano del futuro, pronto a ricevere turisti di ogni genere.

Innovazione e tradizione: è questo il binomio da cui partire. Del resto, la crescente attenzione alla sostenibilità, all’autenticità e alla qualità della vita, così come il bisogno di accedere all’acquisto o all’affitto di abitazioni a basso costo, potrebbe alimentare quel processo di rinascita artigianale ed economica sostenibile e circolare che tutti auspicano.

C’è bisogno di connessione, di servizi, di soluzioni green che preparino il terreno a nuove forme di artigianalità, di turismo e di impresa.

Borghi antichi ma rigenerati, dunque, energicamente autosufficienti, dotati di servizi on demand di ultima generazione capaci di prevenire sprechi e salvaguardare risorse. Comunità dove quindi non solo è possibile tornare a vivere stabilmente ma che diventano vere e proprie attrazioni turistiche, soprattutto in un’ottica di sviluppo dello smartworking.

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