Smart Meter statici. Le utility pronte a un salto di qualità

Smart Meter statici. Le utility pronte a un salto di qualità

Intervista a Enrico Parodi, Amministratore delegato WaterTech Gruppo Arad

Di Martina Ginasi, Energia Media

 

L’evoluzione di WaterTech Gruppo Arad corre insieme all’accelerazione che pare avere il settore idrico in termini di digitalizzazione. È così o c’è ancora una notevole asimmetria tra l’industria in grado di proporre soluzioni avanzate e un segmento che, soprattutto in Italia, porta con sé ritardi storici?

L’accelerazione c’è ed è ben visibile. Le gare sono ormai sempre più orientate a Smart Meter di tipo statico, ossia contatori elettronici integrati ed intelligenti; parliamo quindi di un trend chiaro, evidente e significativo. Già in questa fase le nuove tecnologie hanno superato le tradizionali, la maggioranza dei contatori in gara si interfacciano con reti in grado di fornire dati utili ai gestori, mentre i contatori meccanici rappresentano ormai una piccola percentuale per quanto concerne la richiesta delle utility.

Basta registrare l’entità delle ultime gare di grandi utility sia al nord che al sud per capire che il vento è cambiato.

 

Molto si deve ad aziende come la vostra che hanno investito in ricerca e sviluppo su una scala divenuta sempre più globale.

Siamo sempre stati molto innovativi, anche quando l’azienda era totalmente italiana; il mercato ci riconosce il fatto che la maggior parte delle elettroniche relative all’acqua sono nostre, e questo evidenzia una storicità nell’innovazione. È vero che alcune utility sono ancora legate alla figura del letturista pur ponendosi a breve l’obiettivo di eliminarla, ma in questo caso si sottostimano i reali benefici di un cambiamento integrale del sistema, che non si può ridurre alla soppressione di una figura professionale. Innovazione significa ottimizzare l’utilizzo delle reti per ridurre al minimo gli sprechi, le perdite, i costi di pompaggio; possibilità di realizzare interventi rapidi e controllare gli sbilanciamenti di rete. Peraltro con una fatturazione più frequente, di cui è facile comprendere i benefici. Nel momento in cui il sistema, completamente automatizzato, giornalmente invia all’azienda i dati, sarà possibile fatturare molto più rapidamente e con periodicità mensile, come per altri tipi di servizi. Si tratta di un vantaggio per l’azienda che si trova ad incassare con un ciclo mensile, e per l’utente stesso che con questa cadenza si troverebbe a pagare poche decine di euro contro le centinaia che si trova oggi grazie a bollette trimestrali o semestrali.

Anche solo da questa semplice analisi si evince quanto convenga investire in innovazione per trarne in tempi brevi i relativi benefici.

 

Più volte abbiamo toccato durante eventi territoriali o precedenti interviste il tema delle medie utility, il cui posizionamento appare sempre più consono alle esigenze del nostro Paese.

Certamente la maggior flessibilità consente a questi gestori interventi innovativi più mirati, con ritorni paradossalmente spesso più veloci. In realtà è cambiata la cultura, si sono alzate le competenze di manager in grado di valorizzare asset territoriali portando valore economico, sociale e ambientale alla maggior parte dei territori italiani. Direi che proprio la capacità di introdurre innovazione sta portando a gestioni più virtuose e remunerative, con capacità d’investimento che presuppongono spesso una buona solidità finanziaria. Conditio sine qua non per poter strutturare piani di medio e lungo periodo.

 

Con il Recovery Fund si apre una nuova, concreta possibilità di riduzione del gap tra Nord e Sud che purtroppo dobbiamo ancora registrare per il settore; cosa ne pensa?

Purtroppo a oggi la divisione è più che mai accentuata, tranne pochi casi d’eccellenza ben conosciuti.

Nelle regioni del Nord Italia stiamo assistendo a una crescita decisamente più rapida che nel Meridione, i processi di aggregazione tra le utility sono ormai avviati e la tendenza è sempre più spinta verso questa direzione. Al Sud, soprattutto in alcune realtà territoriali, sono ancora fermi e non vedo onestamente i presupposti, ad oggi, per un cambiamento nel breve periodo.

Serve a livello nazionale sempre più coscienza del fatto che per affrontare i necessari investimenti servono progettualità, pianificazione, competenze; la crescita è quindi proporzionata a una visione sul lungo periodo da cui non si può prescindere, mentre pare che sia ancora ampiamente diffusa una mentalità del “mordi e fuggi” che certamente non paga.

I driver principali di questa accelerazione dovranno essere sempre più ARERA e MISE, fornendo macro indirizzi ma con una visione illuminata; questo senza imporre soluzioni, ma indirizzando il mercato. Serve coraggio da parte delle istituzioni che devono prendere posizioni forti e concrete su argomenti come l’interoperabilità, l’intercambiabilità e l’unicità delle reti; altrimenti faremo molta fatica a procedere, o per lo meno ad andare nella direzione corretta. Senza una guida chiara, con situazioni virtuose a macchia di leopardo, difficilmente alcuni territori diverranno virtuosi e quindi attrattivi.

Sul gas siamo più avanti, seppur con criticità dovute alle gare ancora ferme che rischiano di bloccare gli investimenti; ma si tratta in ogni caso di un sistema maturo che ci vede peraltro protagonisti.

Tornando ai contatori il tema dell’interoperabilità è fondamentale ma per questo serve un regolatore con un’idea strategica delle reti e degli asset; solo così potremo realmente fare un passo in avanti.

 

Un tema che porta al concetto di Smart City e di Smart Land.

Si comincia a percepire il problema; il punto è che il mercato è partito e sta procedendo molto velocemente, quindi o si arriva ad una presa di coscienza e rapidamente si corregge il tiro o rischiamo di trovarci, tra un paio d’anni, con pesanti investimenti fatti e milioni di contatori installati che dovranno essere smontati perché non in grado di comunicare tra loro. Nel tentativo di non favorire nessuno, non viene dato alcun indirizzo e questo è molto rischioso per gli operatori.

Io credo che un dialogo più diretto tra ARERA e le aziende sarebbe molto utile, non solo attraverso le associazioni, che sicuramente hanno un ruolo importante, ma che hanno a disposizioni strumenti per dialogare con il regolatore più vincolanti; penso invece a un confronto diretto con diversi soggetti industriali che sono certo risulterebbe estremamente proficuo per tutto il sistema.

 

Avere una dimensione internazionale vi permette di confrontarvi con diversi paesi in termini d’innovazione; l’Italia a che punto si trova nel complesso?

Rispetto a buona parte dei paesi europei l’Italia, dal punto di vista dello sviluppo o del potenziale sviluppo di reti Smart, non si trova in svantaggio. Ovviamente da questo discorso vanno escluse le reti acquedottistiche, in primis per una questione di investimenti fermi per decenni che hanno portato a reti vecchie e obsolete. Scontata questa tara, per la quale andrebbe definito un piano di interventi nazionale di bonifica delle reti acquedottistiche e fognarie, potremmo certamente dire la nostra, dato che peraltro la capacità tecnica e innovativa non ci manca davvero.

Non dimentichiamo che gli acquedotti sono nati come reti isolate, ogni località aveva il suo pozzo e la sua rete di distribuzione; col tempo si sono interconnessi diversi acquedotti cittadini, verso la giusta direzione di una rete nazionale. Un progetto mai realizzato che porterebbe a ottimizzazioni della risorsa e renderebbe più facile qualsiasi tipo di intervento. Il Recovery Fund potrebbe essere utilizzato anche per questo.

 

Avete in uscita nuove soluzioni per quest’anno?

Le grandi novità saranno comunicate a cavallo tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.

Il passaggio agli Smart Meter statici sta avvenendo repentinamente, con un’accelerazione difficile da prevedersi e questo, in una primissima fase, ha premiato una serie di prodotti che in realtà non sempre avevano le caratteristiche adatte a rispondere compiutamente alle esigenze di una serie di utility. Tutti scontiamo una fase di start up, a volte si inseguono le mode, ci si innamora delle idee ma poi arrivano le analisi costi benefici, i comportamenti sul campo e i sistemi si evolvono.

Io credo sia importante far passare il messaggio che è sempre più necessario esaminare le potenzialità di un prodotto, quello che offre e come funziona, al di là del prezzo di mercato. I costi benefici oggi devono essere analizzati con strumenti adeguati guardando soprattutto all’incidenza delle soluzioni sui processi complessivi.

 

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