Eolico rallentato dai lunghi iter europei. Necessaria un’accelerazione della burocrazia per favorire l’utilizzo della risorsa

L’eolico rallentato dai lunghi iter europei

Necessaria un’accelerazione della burocrazia per favorire l’utilizzo della risorsa

 

È di qualche giorno fa la presentazione annuale di WindEurope: “Wind energy in Europe: 2020 Statistics and the outlook for 2021-2025″. Lo scenario fotografato è preoccupante: nel 2020 in Europa sono state installate turbine eoliche per 14.731 MW, in calo rispetto ai 15.369 MW dell’anno precedente e pari a poco più della metà dei 27 GW all’anno, necessari a raggiungere l’obiettivo Ue di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030. “L’Unione Europea deve accelerare in modo significativo la capacità eolica, che fornisce elettricità economica per la transizione verde”, queste le parole del direttore generale dell’associazione siderurgica europea Eurofer, Axel Eggert, che assieme all’omologo dell’associazione della chimica Cefic, Marco Mensink, è sceso in campo per chiedere una decisa semplificazione degli iter autorizzativi che frenano lo sviluppo dell’energia del vento.

Secondo gli analisti di WindEurope, la complessità delle procedure di via libera è uno dei principali fattori di rallentamento nelle installazioni eoliche. I nuovi progetti richiedono tempi eccessivi per i permessi e rischiano spesso di avere lunghi strascichi nei tribunali, con il risultato di scoraggiare gli sviluppatori dal perseguire nuove idee a causa dei rischi e dei costi coinvolti. “Le norme e le procedure sono troppo macchinose e le autorità non hanno abbastanza personale per lavorare le pratiche”, ha dichiarato il ceo di WindEurope, Giles Dickson.

Diventa quindi urgente e non più rimandabile un’azione decisa dei governi per affrontare questo problema. Anche perchè, nel frattempo, è in fortissimo aumento il numero di turbine eoliche che raggiungono o stanno raggiungendo la fine della loro vita operativa. Nel 2020 sono state smantellate nel vecchio continente turbine per 388 MW.  Molti parchi eolici dismessi vengono ripotenziati, ma non a sufficienza; l’Austria ha scontato addirittura un calo della capacità installata a causa dei decommissioning. Nell’anno 2020 è stata realizzata nel continente nuova potenza attraverso i repowering per appena 345 MW. 

Il parco eolico europeo continua quindi ad invecchiare, con 38 GW che nei prossimi 5 anni avranno superato i 20 anni di vita, questo non può essere sottovalutato.

A fronte di questo invecchiamento non vanno di pari passo le nuove realizzazioni. La classifica della nuova capacità eolica installata l’anno scorso (il 19% in meno di quanto inizialmente previsto a causa del Covid e per l’80% onshore) vede in testa l’Olanda con 1.979 MW (di cui 1.493 MW offshore), mentre la Germania, “un tempo il motore dell’eolico europeo”, si è fermata a 1.650 MW, il livello più basso da 10 anni.

Rispetto agli anni precedenti è andata meglio, invece, in Spagna (1.400 MW), Francia (1.318 MW) e Polonia (731 MW), mentre l’Italia è ormai da tempo fuori dalla classifica dei maggiori Paesi eolici con un installato 2020 di 137 MW.
Nel cumulato, con 10.852 MW, il nostro Paese mantiene comunque la quinta posizione dopo Germania (62.627 MW), Spagna (27.264 MW), Regno Unito (24.167 MW) e Francia (17.949 MW).

L’eolico ha inoltre prodotto il 16% di tutta l’elettricità consumata in Europa, con punte del 48% in Danimarca, 38% Irlanda, del 27% in Germania e nel Regno Unito e del 22% in Spagna. L’Italia non va oltre il 7% (stessa quota del 2019).

Altri dati sul 2020 forniti dal rapporto di WindEurope riguardano le aste (assegnati nel complesso in 7 Paesi 8 GW di cui 7,4 GW onshore) e la potenza media delle turbine ordinate, che ha raggiunto i 4,2 MW per i parchi in terraferma e i 10,4 MW per quelli offshore.

Per il futuro lo scenario ipotizzato prevede un installato annuo in Europa attorno ai 15 GW, per un totale nel quinquennio di 75 GW, decisamente pochi, considerando che per raggiungere l’obiettivo prefissato dall’Unione al 2030 per le energie rinnovabili servirebbero almeno 18 GW l’anno per il decennio 2021-30, numero che sale a 27 GW l’anno per poter contribuire in maniera determinante sull’obiettivo europeo di riduzione del 55% delle emissioni al 2030.

In Italia si realizzerebbero 3.400 MW, di cui 300 MW offshore, che porterebbero l’installato complessivo a 14 GW. La Germania salirebbe invece a 75 GW, la Spagna a 31 GW, la Francia a 30 GW e la Svezia a 17 GW.

Il 2021, prevede in ogni caso WindEurope, dovrebbe essere un anno record per l’eolico, dati i molti progetti rinviati a seguito dell’emergenza Covid. Quest’anno dovrebbero essere infatti installati in Europa 19,5 GW, con le quote maggiori in Svezia (2,9 GW), Germania (2 GW) e Francia (1,7 GW).

 

 

Umbria, al via il progetto di installazione di pale eoliche tra Perugia e Gubbio

Sulle colline attorno alla piana di Perugia sorgerà un impianto eolico, ma i pareri negativi attorno a questa scelta sono numerosi

Appena approvato è già motivo di discordia, la scelta di incrementare l’eolico in Umbria fa molto discutere.

Luigi Fressoia, presidente della sezione perugina di Italia Nostra si è così espresso: “L’allestimento di pale eoliche nel crinale collinare tra Perugia e Gubbio, significa che quel territorio, Castiglione Aldobrando, ricco di beni storici e paesaggi pregiati, perderà ogni appetibilità, con grave danno per tutti”. Sostiene: “La visibilità dell’impianto sarà estesissima fino alle alture della Toscana e delle Marche. Che facciamo? Facciamo sforzi per attrarre gente da tutto il mondo poi la cacciamo sotto file di pale?”.

Dal campanile di Porta Pesa o dal Belvedere di Porta Sole sarà possibile vedere la struttura alta 100 metri. L’impianto, approvato a maggioranza dalla conferenza dei servizi, ha ricevuto parere negativo della Provincia di Perugia e del Comune di Gubbio dove sarà installata la pala eolica. Ancora più netta la posizione della Soprintendenza per i Beni culturali dell’Umbria: “Nel raggio di 5 chilometri si trovano beni immobili di valore storico, artistico e architettonico- si legge sul parere negativo all’installazione- tra tutti Castel Aldobrando, situato lungo il corridoio bizantino. L’area è circondata da aree boscate e a un chilometro da un’area Sic. L’altezza dell’impianto incrementa notevolmente l’interferenza visiva. La sostituzione dell’aerostazione risulta per altro infondata e non dimostrata”.

Numerosi quindi i pareri negativi a fronte di questa scelta che mostra come la questione sia estremamente controversa, da un lato infatti la necessità di sfruttare questa fonte rinnovabile per favorire la transizione energetica, dall’altra l’inevitabile quesito attorno alla modifica del paesaggio che l’installazione di pale eoliche comporta. La transizione ecologica non può diventare sinonimo di deturpazione. Il rischio che si sta profilando è che l’Umbria, finora preservata dalle pale eoliche, faccia la fine delle regioni meridionali, devastate da migliaia di pale.

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