Nasce Apcert, ente di certificazione per la protezione catodica. Intervista a Fabio Fontanot, CEO Apcert

Nasce Apcert, ente di certificazione per la protezione catodica

Intervista a Fabio Fontanot, CEO Apcert

Di Martina Ginasi

 

Ingegner Fontanot, ripercorriamo i passi con cui si è arrivati alla costituzione di Apcert.

Dobbiamo fare riferimento in primis ad Apce naturalmente, che nasce negli anni ’80 e circa vent’anni dopo la sua costituzione dà il via all’attività di formazione che nel corso degli anni riscuote sempre maggior interesse e consenso da parte degli operatori del gas. Nonostante diventi un riferimento nel settore, nel tempo emerge una lacuna: non vi era la possibilità per i tecnici che frequentavano i corsi di sostenere un esame per ottenere l’abilitazione senza doversi necessariamente rivolgere a un altro ente; abilitazione che veniva conseguita con tempistiche piuttosto dilatate rispetto alla frequentazione del corso. Da qui la spinta che ha innescato un processo che ha portato a questo importante risultato.

È nata quindi una società, Apcert appunto, certificata da Accredia, completamente autonoma rispetto ad Apce Service, in grado di certificare  il grado di competenza degli addetti attraverso una serie di rigorosi esami.

Una certificazione che viene conseguita attraverso prove completamente digitalizzate e con i necessari criteri di imparzialità e trasparenza; secondo processi e modalità che tengono ben distinta l’attività formativa di Apce Service da quella di Apcert.

È stato dunque creato un modello e un software all’avanguardia grazie al quale i candidati possono svolgere l’esame attraverso tablet sui quali sono precaricati i test con le domande a cui rispondere. Nel momento in cui il candidato si appresta a sostenere l’esame, il sistema crea la prova individuale selezionando automaticamente le domande da un set preparato dal Politecnico di Milano, le stesse utilizzate dagli altri enti certificatori.

Quando il candidato contrassegnate le risposte che ritiene esatte, chiude la propria sessione d’esame e, il software in automatico verifica le risposte permettendo così di avere un risultato della prova in tempo reale.

Un riscontro immediato dunque per la parte teorica dell’esame, che si compone di una sezione generale e di una specifica, di settore; la prima comprende nozioni di chimica, elettrotecnica e corrosione dei metalli mentre alla seconda corrispondono i programmi dei corsi.

 

Si tratta di una modalità di certificazione inusuale?

Gli altri enti tradizionalmente svolgono la prova attraverso un colloquio con un esaminatore. Il candidato deve spiegare come esegue le misure, e dove metterebbe i puntali, che valori deve rilevare, e così via. Noi abbiamo deciso di digitalizzare anche questa fase, realizzando dei simulatori di posti di misura della protezione catodica. La stazione di prova collegata con il software genera dei segnali che simulano un potenziale di protezione o altre variabili da rilevare. Il candidato vede sul tablet la domanda relativa alla misura da eseguire su quella determinata stazione di prova, si collega con un QR code a quest’ultima, il tablet ne acquisisce il posizionamento e propone quattro possibili risposte alla misura che il candidato deve eseguire; ovviamente gli viene fornito il multimetro e quindi esegue la misura come se si trovasse sul campo. A questo punto dovrà contrassegnare la risposta corretta, che al termine della prova verrà segnalata come tale dal software.

A partire dunque da una serie di analisi e riflessioni, abbiamo ricevuto il mandato da Apce sin dal maggio 2019 di procedere alla costituzione di Apcert; un percorso quindi iniziato sotto la presidenza dell’ingegner Mauro Cannizzo e portata avanti con successo dall’attuale Presidente di Apce Giuseppe Landi. La crisi sanitaria ha certamente dilatato i tempi, abbiamo perseguito la nostra volontà di renderla operativa nel 2020 ma il progetto ha inevitabilmente incontrato diverse difficoltà d’attuazione, soprattutto a causa dello svolgimento delle attività da remoto e di molti corsi sospesi in questo biennio.

Abbiamo però sfruttato questo periodo per organizzare al meglio la nuova società, reclutando collaboratori di valore, fino ad arrivare lo scorso giugno a presentare la domanda necessaria ad Accredia.

È seguita una prima verifica della documentazione a seguito della quale era previsto un primo esame già a settembre 2020; la necessità di apportare le dovute revisioni – insieme alla lunga chiusura del Politecnico di Milano, sede scelta per gli esami di accreditamento, a causa della pandemia – hanno spostato la chiusura del processo ai primi mesi del 2021.

 

Aprile e maggio 2021 sono stati dunque mesi decisivi.

In effetti la prima data disponibile per l’esame è stata quella del 9 aprile; il tutto si è svolto presso una meravigliosa struttura, il Parco delle Energie Rinnovabili Fenice di Padova, che ospita tra l’altro importanti startup del settore energetico. Abbiamo dunque conseguito attraverso Accredia l’importante riconoscimento con la possibilità di rilasciare certificazioni e rendere valide quelle per chi aveva superato l’esame in precedenza.

Sperando quindi in una ripresa del sistema abbiamo programmato la prima sessione d’esame per il 18 giugno, che si terrà sempre a Padova. Anche in questo caso si tratterà di un esame non direttamente collegato ad un corso, ma l’idea iniziale, che potremo attuare dopo la ripresa dei corsi in presenza, è quella di dare la possibilità a chi frequenta il corso in mattinata di svolgere direttamente l’esame nel pomeriggio, per non costringere i candidati a due trasferte diverse; ogni sessione sarà ovviamente aperta anche a chi non ha seguito direttamente i corsi di Apce Service o li ha frequentati negli anni precedenti.

L’esperienza con Accredia è stata estremamente positiva, e devo peraltro riconoscere che ci siamo trovati un filo avanti con i tempi; nel nostro modello di business avevamo infatti previsto che non fosse necessario avere in classe un esaminatore fisico, ma soltanto un tecnico, per la precisione un sorvegliante d’aula, che distribuisse i tablet e fornisse ai candidati le informazioni necessarie al loro utilizzo. Abbiamo quindi pensato ad un esame interamente digitale che garantisse a priori un risultato imparziale. Purtroppo però la norma generale di riferimento per gli esami prevede come necessaria la presenza di un esaminatore in carne ed ossa; pertanto abbiamo dovuto modificare il nostro software per permettere all’esaminatore di confermare la valutazione proposta prima che questa sia resa ufficiale e sarà così almeno fino a quando questa norma non verrà aggiornata ammettendo la possibilità, nei casi come il nostro, di affidare la valutazione interamente ad un software adeguatamente certificato.

In ogni caso, il Comitato di Salvaguardia, attualmente formato da rappresentanti di Cig, Apce e Rete Ferroviaria italiana ma aperto ad altri enti ed organizzazioni portatori d’interesse che desiderassero farne parte, ha il compito di garantire l’imparzialità degli esami, controllando a campione che le procedure vengano eseguite correttamente. Oltre quindi alle attività amministrative e documentali necessarie per ottenere l’accreditamento, alla predisposizione delle procedure e del software, abbiamo anche svolto un’attività di recruiting per acquisire dei collaboratori, in primis quelli necessari a costruire la struttura e successivamente quelli necessari a garantire lo svolgimento delle prove, ossia esaminatori e sorveglianti d’aula.

 

Ottenere un patentino per un candidato rappresenta sicuramente un salto di qualità notevole in termini di credibilità, e permette al tempo stesso a una serie di aziende di fornire un servizio in estrema garanzia.

La Certificazione nella protezione catodica è il frutto di uno sviluppo della normativa di settore che prima l’ha resa obbligatoria sulle reti gas di trasporto, poi in quelle di distribuzione. Fin da subito ci si è resi conto che la protezione catodica è una materia che richiede una elevata professionalità, è necessario avere dimestichezza e conoscenza del processo, proprio per questo una formazione specifica è assolutamente indispensabile; ma ora il salto è compiuto e l’istituzione delle certificazioni darà valore a una nuova professione. Il certificato che si ottiene è certamente una garanzia, sia per la persona che lo possiede sia per l’azienda in cui lavora. La protezione catodica è fondamentale anche a livello di sicurezza degli impianti, quindi è un valore da spendersi sul mercato, anche perché i progettisti di questo settore in Italia sono poche decine; proprio per questo Apcert istituirà un Albo  che verrà presto pubblicato sul proprio sito (www.apcert.it), ovviamente a carattere volontario e previa espressa autorizzazione da parte dei candidati al momento della loro iscrizione all’esame.

 

Può darci qualche informazione in merito al software utilizzato?

Il software è stato creato da IS Software, una società di Mestre molto competente, disposta a sviluppare un’idea con tempo, passione e tecnica per costruirla e correggerla quasi in tempo reale, con numerose integrazioni e suggerimenti apportati nel corso della sua realizzazione. Col progredire delle attività è cresciuto l’entusiasmo. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un’Associazione, quindi formata per la maggior parte da persone che hanno un’altra occupazione; io per esempio lavoro all’interno del Gruppo Hera ma il progetto stimolante ha sicuramente dato uno slancio notevole a tutte le persone che vi hanno lavorato, in particolare voglio ringraziare il consulente dottor Cattalini, il Direttore Operativo dottor Rossi, il Responsabile Qualità ingegner Simonetti e tutto il team senza il quale non sarebbe stato possibile raggiungere l’importante traguardo.

 

Inizierete dunque con il gas ma l’evoluzione del progetto sarà declinata su altri ambiti; è così?

Certamente, anche se la certificazione in altri settori non sarà un argomento affrontato a breve; vogliamo prima concentrarci sul miglioramento del software perfezionando la macchina che abbiamo messo in moto, anche attraverso la ricerca di nuovi esperti da coinvolgere per costruire altre commissioni di valutazione. Questioni non banali che verranno prese in esame dal 2022.

 

Gli esperti che vi affiancano dovranno avere competenze sempre più trasversali. Oggi la protezione catodica si lega a telecontrollo e capacità di lettura dei dati; questo presuppone un diverso approccio formativo?

Negli ultimi tempi il dibattito riguardo a questa materia si è molto acceso, in particolar modo su elementi di novità che si avvicinano a concetti di economia circolare. Ricordo che la protezione catodica è nata nell’Ottocento per proteggere le carene delle navi. Quando infatti si è passati a costruire navi di ferro e non più di legno è emerso che la salsedine corrodeva e forava gli scafi e che se non venivano utilizzati panetti di zinco come “anodi sacrificali” le navi affondavano; dopo alcune applicazioni nell’ambito delle reti telefoniche intorno al 1930, negli anni ’60  è iniziata l’applicazione sistematica per gli oleodotti e poi ai gasdotti, fino a essere estesa a ulteriori settori come le strutture in calcestruzzo armato, le strutture immerse in acqua di mare ecc.

La protezione catodica è in qualche modo un sistema che favorisce l’economia circolare, perché prolunga infatti la vita di un bene e tutela l’ambiente e la sicurezza di chi vi lavora e ne viene a contatto. Un concetto perfettamente in linea con aspetti che riguardano la transizione ecologica.

 

Il settore che maggiormente necessita di protezione catodica è senz’altro quello idrico.

Purtroppo, finché anche nell’ambito idrico non verrà imposto l’obbligo della protezione catodica ci sarà sempre una resistenza a investire da parte di alcune aziende; la protezione catodica nell’immediato rappresenta un costo, ma bisogna ragionare sul lungo periodo per vederne i benefici, non solo economici ma anche ambientali. È compito del legislatore intervenire e correggere questo approccio che si focalizza maggiormente sul presente; per iniziare potrebbe anche essere sufficiente un riconoscimento premiale a chi esegue la protezione catodica senza necessariamente penalizzare chi non ne adotta i processi.

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