Intervista a Giorgio Marchetti, Presidente BIM Sarca Mincio Garda
Di Emanuele Martinelli e Martina Ginasi
Come ha preso il via il vostro progetto CER? Su quali basi e con quali principi?
L’iniziativa è partita dall’esperienza che ho maturato nel tempo nel settore energetico e dalla necessità, in qualità di Presidente del BIM Sarca Mincio Garda, di ottimizzare i processi derivanti dalla gestione del Consorzio in merito all’energia idroelettrica prodotta; in particolare per migliorare i proventi derivanti dai canoni versati dai grandi concessionari.
Da oltre 15 anni ci impegniamo quindi a promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili, offrendo contributi ai privati, in primo luogo per l’installazione di impianti fotovoltaici spesso integrati con batterie di accumulo. Nel tempo è cresciuta sul territorio, grazie a iniziative di sensibilizzazione, una grande attenzione per la transizione energetica e quando è emerso il tema delle comunità energetiche, ci è sembrato da subito un ambito di grande interesse da coltivare con le PA locali. Abbiamo cercato di comprendere quale potesse essere il ruolo degli enti pubblici nella partecipazione a società miste, intraprendendo un percorso strutturato sui diversi aspetti che caratterizzano le CER; per cui dopo l’emanazione dei decreti attuativi, che hanno dato una base normativa solida al provvedimento, ci siamo trovati pronti. Attraverso una serie di professionisti e al supporto di Energy4Com siamo stati in grado di affrontare con competenza gli aspetti tecnici, economici, di governance e comunicazione. Quando abbiamo portato il progetto in Assemblea, dove erano presenti i rappresentanti di tutti i nostri comuni, l’iniziativa è stata approvata all’unanimità.
Una rete di comuni che funziona e lavora in sinergia dice già di un territorio evoluto.
Siamo partiti con una prima cabina primaria con l’obiettivo di arrivare alle otto presenti per coprire l’intero ambito territoriale del nostro BIM, che comprende oggi 31 comuni. Metterli in rete tutti non è stato affatto semplice, ma nel nostro caso possiamo davvero parlare di una comunità, di una rete di pubbliche amministrazioni capaci di collaborare in modo concreto per il bene comune. Non so se questo in Italia rappresenti un’eccezione ma siamo consapevoli del campanilismo che domina i territori da nord a sud. Probabilmente il vero collante è stato da una parte il fatto che i comuni facciano già parte del Bacino Imbrifero Montano che da anni li riunisce attorno a tematiche di rilievo con una certa familiarità; dall’altra va considerato che si tratta per lo più di comuni di piccole dimensioni e affrontare da soli le spese iniziali, come quelle per la consulenza per l’avvio di una comunità energetica, avrebbe scoraggiato molti. Lavorare insieme ha permesso invece di realizzare economie di scala importanti.
Questo spirito di collaborazione è stato determinante. Naturalmente serve anche qualcuno che dia il primo impulso, che si assuma la responsabilità di partire. Spesso a frenare i processi non è solo la questione economica, ma anche la mancanza di strutture o competenze interne. Per nostra fortuna sia il nostro ufficio tecnico che la segreteria del BIM hanno dimostrato grande interesse e coinvolgimento sul tema e questo ha fatto la differenza; passione, impegno, studio ci hanno consentito di acquisire gli strumenti di comprensione necessari per rendere più fluido possibile tutto il processo di formazione della CER, in stretta relazione con un gruppo di consulenti multidisciplinari e di qualità.
Quando si pensa al Trentino si ha la percezione di un territorio con una forte capacità di fare sistema e di muoversi secondo visioni di lungo respiro. È con questo approccio che avete trattato anche il tema CER?
È vero che le comunità energetiche sono nate principalmente con l’obiettivo, o forse sarebbe meglio dire con l’auspicio, di contribuire alla riduzione dei costi dell’energia. Ma crediamo che in questo caso ci sia molto di più. Il senso di comunità, la possibilità di creare legami concreti tra realtà locali e, soprattutto, l’opportunità di farne strumenti di sviluppo territoriale, sono aspetti fondamentali che abbiamo da subito considerato. Le CER possono non solo dare una risposta tecnica a una sfida economica, ma anche farsi motore sociale e culturale per i territori, soprattutto per quelli più piccoli e marginali. Quando ne abbiamo illustrato le finalità in una riunione pubblica, è stato dichiarato con grande consapevolezza che la CER non sarebbe stata la soluzione a tutti i problemi finanziari per gli investimenti necessari allo sviluppo energetico del territorio; ma certamente avrebbe contribuito a ottimizzare una filiera così complessa. I primi interventi devono essere sempre quelli legati all’efficienza, al risparmio, alla riduzione di perdite nella trasformazione e durante il vettoriamento. Già questo è un grande obiettivo, un traguardo importante. Dopodiché, se vogliamo che la CER funzioni davvero e che porti benefici anche ai soci, dobbiamo far crescere la sensibilità anche sui nostri usi e consumi collettivi. Con processi virtuosi di scambio tra chi produce energia e chi la consuma. Solo così la comunità nel suo complesso ne trarrà vantaggio. Dobbiamo quindi, nel tempo, adattare le nostre abitudini secondo principi che vadano a favore della comunità, della collettività; scambiare energia sul posto, senza passare dalle linee di trasporto e distribuzione tradizionali, e quindi senza le perdite di trasformazione, sarà un vantaggio per tutti. Anche se minimo, ma significherà per esempio non utilizzare gas per produrre energia tramite fonti fossili; e alla fine si contribuirà tutti a ridurre emissioni e costi.
Serve un forte senso civico per adottare comportamenti che vadano a favore di una comunità; non proprio un percorso semplice, soprattutto in questo momento storico.
È vero, e ci sarà sempre chi guarderà esclusivamente al proprio vantaggio e guadagno immediato. Peraltro, la CER prevede anche un piccolo ritorno economico per i soli consumatori, cioè per chi non ha un impianto di produzione proprio; con un rischio minimo dato che diventare socio della CER prevede una quota di soli 25 euro. Con la possibilità però di far parte di un grande progetto di Comunità, con vantaggi sia economici che sociali e ambientali. Non è poco!
Uno strumento senz’altro da potenziare e far crescere. Anche in funzione di alcune criticità che in generale contraddistinguono il territorio montano, in primis lo spopolamento e la perdita di giovani che prevalentemente si spostano verso i centri urbani.
Un tema senz’altro caldo, complesso, che va affrontato con progettualità e pragmaticità. Non c’è dubbio che solo una complementarità di interventi possa mantenere un tessuto sociale anche nelle aree remote. Di certo più portiamo servizi e facilitiamo l’accesso all’energia e a infrastrutture di qualità – pensiamo alla fibra per esempio – più incentiviamo l’insediamento anche fuori dai centri principali sia di cittadini che di imprese. Se poi in futuro le comunità energetiche potranno diventare attori primari nel mercato dell’energia, con la possibilità di acquistarla e venderla ai propri soci, allora l’impatto economico sarà ancora più significativo. Ma già nella situazione attuale il modello è interessante, soprattutto per il beneficio ambientale, forse meno immediato ma comunque rilevante. Abbiamo nella fase iniziale goduto dell’incentivo erogato dai fondi del PNRR dandoci dimestichezza con nuovi strumenti di finanziamento, fatto rilevante per chi decide di investire su un territorio, che si dimostra così evoluto e pronto a tenere in equilibrio sviluppo e sostenibilità, fattore chiave se si vuole alzare il livello occupazionale per i giovani. Come per le comunità energetiche, non si tratta di un percorso di breve periodo, ma di un cammino di medio e lungo termine. Le CER possono contribuire a un cambio di mentalità: forse è proprio questo l’obiettivo primario.
Si parla sempre più di CER e servizi aggregati. Cosa ne pensa?
Il miglioramento del mercato dell’energia porta indubbiamente all’implementazione di servizi di qualità per cittadini e imprese; si tratta di un concetto da allargare all’evoluzione complessiva del territorio mettendolo in relazione tra l’altro ai forti cambiamenti climatici in corso. Portare innovazione a più livelli significa ottimizzare le risorse a disposizione; l’idroelettrico per esempio è la fonte più pulita in assoluto: non genera residui, non presenta problemi di smaltimento e anche le turbine a fine vita possono essere riciclate. L’impatto ambientale può essere mitigato da nuove soluzioni tecnologiche che evitano sprechi. Il tema del monitoraggio dei consumi sta diventando patrimonio comune per esempio, grazie a piattaforme che ci forniscono dati e quindi informazioni utili a prendere decisioni migliori. È un processo, una strada che stiamo percorrendo con esperti provenienti da ambiti diversi e che ci stanno supportando nel cogliere la complessità dei problemi attraverso una complementarietà di competenze, sia tecniche che regolatorie.
Non dimentichiamo peraltro che il Paese presenta complessità burocratiche notevoli.
Non c’è dubbio, per esempio su una parte fondamentale come la gestione e la comunicazione con il GSE. Ma le CER rappresentano comunque una grande opportunità, che avrà ulteriori sviluppi futuri; bisogna farle bene, gestirle e farle funzionare nel modo corretto. Per questo oggi cerchiamo di capire come muoverci e questo sarà l’anno di prova, di partenza, mentre il prossimo quello del consolidamento. Abbiamo oggi una struttura minima per gestirla, ma collaboratori esterni come Energy4Com che ci seguono nelle diverse procedure, facendo un passo alla volta, con la cautela tipica dei buoni montanari. In questo senso anche l’opera di comunicazione e disseminazione va fatta con serietà e informazioni solide. A questo proposito abbiamo avuto un riscontro inaspettato, con un numero di presenze decisamente sopra le attese. L’argomento è sentito soprattutto se si parla di corretto utilizzo di energie rinnovabili. Ricordo peraltro che i BIM finanziano da almeno 15 anni investimenti nel fotovoltaico per i privati, nel tempo si è così consolidato come soggetto credibile, con una buona reputazione, fattore chiave per il successo dell’operazione.
I territori di cui parliamo hanno spesso caratteristiche decisamente eterogenee.
È vero, abbiamo ambiti molto diversi tra loro. Alcuni sono decisamente posizionati dal punto di vista turistico, come Madonna di Campiglio per esempio, altre località risultano per ora meno attrattive e presentano un numero di turisti ridotto. Abbiamo però notato che l’interesse per le CER è diffuso ovunque, forse addirittura meno nei grandi centri turistici, dove si aspetta l’occasione giusta per fare investimenti più consistenti sul fotovoltaico da parte di grandi player. Inoltre, alcuni soggetti, come i gestori del servizio idrico, presentano enormi consumi energetici e abbiamo visto, proprio dai finanziamenti del PNRR, come tecnologie per ricerca perdite e digitalizzazione del servizio porteranno a un ulteriore domanda di energia. Un esempio per riaffermare che l’energia elettrica sarà sempre più preziosa, basti pensare ai data center e a tutti i sistemi di controllo e telecomunicazioni di cui anche noi necessitiamo; per questo il nostro percorso deve guardare a una visione di lungo termine che vada in questa direzione se vogliamo un territorio attrattivo e vivo tutto l’anno. Siamo peraltro un bacino fortemente resiliente, con picchi di affluenza che, prendendo per esempio di nuovo Madonna di Campiglio, può passare in poco tempo da circa 800 abitanti a 30.000 persone che richiedono servizi avanzati.
Nelle aree montane è di forte attualità la questione della manutenzione dei boschi in rapporto al dissesto idrogeologico. Come si lega al tema energia?
In Trentino siamo da questo punto di vista all’avanguardia e virtuosi per quanto riguarda la gestione dei boschi. Abbiamo cercato di entrare nel mercato dei certificati bianchi ma abbiamo poco margine di miglioramento perché viene premiato l’aumento della qualità per noi già a un livello molto alto. In Trentino siamo però passati da 600 mila metri cubi di legname tagliato in media all’anno a 200 mila; dopo la tempesta Vaia del 2024, nei boschi alpini si è riprodotto a dismisura il Bostrico, l’epidemia che ha causato ingenti danni tanto che oggi non si può più tagliare legna e bisognerà aspettare un ciclo di rigenerazione che durerà diversi decenni. Quindi diventa sempre più importante la gestione dei residui del bosco, con la raccolta e produzione di cippato e pellet per il riscaldamento delle case. Si pensa spesso che bruciare legna porti più inquinamento rispetto ad altri combustibili, ma ci sono dati che dicono che se fatto bene, con cittadini responsabili e l’uso di sonde applicate alle caldaie, l’inquinamento si riduce di molto. Abbiamo sempre ragionato in termini di circolarità, è una nostra caratteristica, non sprechiamo e cerchiamo di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo. Il senso di comunità ci contraddistingue da sempre; per esempio i nostri vigili del fuoco sono prevalentemente volontari, tranne il corpo permanente di Trento. In tutti i paesi ci sono persone che dedicano giornate della propria vita a questo servizio, è nel nostro DNA, formatosi per le condizioni spesso dure che la montagna richiama.
Uno spirito di partecipazione che favorirà senz’altro lo sviluppo delle CER.
Senza dubbio il senso di comunità favorisce lo sviluppo economico della nostra terra. Un piccolo ma significativo esempio può venire dal comune di cui sono sindaco, Borgo Lares, dov’è attiva la pista da sci di Bolbeno. L’impianto viene gestito da dipendenti stagionali e tantissimi volontari, che si occupano della qualità delle nevi, al supporto durante le gare, alla sorveglianza, fino alla contabilità. Diamo quindi un servizio che non sarebbe possibile senza il contributo della comunità stessa perché le tariffe risulterebbero troppo elevate. In questo caso sostenibilità sociale, economica e ambientale si fondono, rese possibili proprio dalla partecipazione collettiva al progetto rendendo così vivo il territorio, secondo principi valoriali molto concreti.
Per restare aggiornati sul progetto: https://energy4com.eu/progetti/consorzio-dei-comuni-del-b-i-m-sarca-mincio-garda/