La qualità del dato diventa il cuore del processo decisionale e dell’integrazione tra sistemi. Ne parliamo con Massimo Calzolari, Account Manager Utilities Esri Italia
Oggi il mercato delle multiutility italiane ha superato una fase cruciale: quella della scelta. Le aziende più evolute hanno già identificato in piattaforme come ArcGIS Utility Network lo standard per la gestione delle reti complesse, sia in ambito idrico che elettrico.
Questo passaggio non è solo tecnologico, ma strategico. Significa dotarsi di una base solida e scalabile su cui costruire efficienza operativa, resilienza e qualità del servizio. In un contesto sempre più regolato e competitivo, la capacità di conoscere e governare la propria rete in modo puntuale diventa un vantaggio distintivo. Durante la Conferenza Esri del 13 e 14 maggio potremmo mostrare molti esempi concreti in tal senso.
Oggi però siamo già oltre. Il vero tema non è più l’adozione, ma la valorizzazione dell’investimento.
Ed è qui che entra in gioco lo Smart Utility Management. Parliamo di un modello in cui il dato diventa il centro del processo decisionale. Dove GIS, IoT, sistemi di campo e piattaforme analitiche convergono per abilitare una gestione integrata e intelligente. Non più silos, ma un ecosistema connesso. I benefici sono concreti: riduzione dei costi operativi, maggiore continuità del servizio, capacità di prevenire guasti e ottimizzare gli interventi. In altre parole, passiamo da una gestione reattiva a una gestione proattiva. La sfida per le utility oggi è chiara: fare un salto di maturità. Trasformare un’infrastruttura digitale in una leva di valore. Le multiutility italiane hanno già scelto la piattaforma. Ora è il momento di sfruttarne tutto il potenziale e guidare la transizione verso lo Smart Utility Management.
Quali sono i passaggi chiave che una multiutility dovrà compiere per trasformare in valore le possibilità offerte dall’innovazione. Si tratta di un problema di investimenti o di un salto culturale?
Non è solo una questione di investimenti. Oggi molte multiutility hanno già adottato piattaforme come ArcGIS Utility Network: la tecnologia c’è, il vero tema è trasformarla in valore. E questo passa da tre elementi chiave: qualità del dato, integrazione tra sistemi, revisione dei processi. Ma soprattutto serve un salto culturale: diventare davvero data-driven, portando il dato al centro delle decisioni operative e strategiche. Quindi gli investimenti sono necessari, ma è la cultura organizzativa che fa la differenza.
Integrazione tra le reti, multidisciplinarietà, competenze trasversali. Si tratta solo di tematiche interessanti per convegni di settore o ritenete possano rappresentare i punti chiave per un cambio di paradigma nella gestione di servizi di pubblica utilità?
Non sono solo temi da convegno, ma fattori abilitanti di un vero cambio di paradigma. Oggi le reti non possono più essere gestite in modo isolato: integrazione e multidisciplinarietà sono essenziali per affrontare complessità, resilienza e sostenibilità. Piattaforme come ArcGIS Utility Network lo dimostrano: il valore nasce quando dati, competenze e domini diversi convergono in un unico ecosistema. Quindi sì, sono concetti chiave, ma soprattutto sono già una necessità operativa per le utility che vogliono evolvere.
Quando si introduce innovazione si deve necessariamente affrontare il tema dei costi/benefici. Si tratta di analisi che Esri conduce in stretta sinergia con i clienti?
Assolutamente sì. Il tema costi/benefici è centrale e viene condiviso con i clienti. Nei progetti lavoriamo in stretta sinergia con le aziende di pubblica utilità per costruire business case concreti, basati su use case reali e risultati misurabili. L’obiettivo non è solo giustificare l’investimento iniziale, ma dimostrare nel tempo il valore generato: efficienza operativa, riduzione dei rischi e miglioramento del servizio. In questo senso, l’innovazione è sempre guidata da un approccio pragmatico e orientato al ritorno degli investimenti.
Dove riscontrate maggior interesse per le vostre proposte: dalle grandi multiutility regionali o anche dalle medie che presentano un carattere decisamente territoriale?
L’attenzione è trasversale: coinvolge sia le grandi multiutility sia le realtà più territoriali; le grandi utility hanno spesso esigenze di scala e complessità maggiori, mentre le medie sono molto focalizzate su efficienza e rapidità di ritorno. Ciò che sta cambiando è la consapevolezza: piattaforme come Esri ArcGIS non sono più percepite come soluzioni Enterprise-only, ma come leve strategiche accessibili e adattabili a contesti diversi. In sintesi, cambiano le priorità, ma l’interesse verso l’innovazione è ormai diffuso in tutto il settore. Sia in risposta ai forti cambiamenti in atto che ai processi che segnano l’evoluzione normativa e regolatoria.