Lo scorso 15 novembre si è tenuto presso la Camera di Commercio di Cagliari un workshop sul rapporto tra sviluppo Economico e sviluppo dei Servizi di Pubblica Utilità. Riportiamo di seguito l’importante intervento di Emanuele Cani, Assessore all’Industria Regione Sardegna, che ci ha tracciato le politiche regionali sia in termini industriali che energetiche.
Di Emanuele Martinelli
Il primo appuntamento del progetto Energia Media denominato “Sardegna Smart Region” aveva avuto al centro i temi dell’Agroindustria e dell’Agrinnovation. Era maggio 2023, ci aveva ospitato la Camera di Commercio di Sassari, con un pubblico interessato allo stretto rapporto tra agricoltura, industria e innovazione. Una Regione che ha oggi cambiato governance dopo le elezioni dello scorso 25 febbraio e che ha mostrato da subito grande apertura nel voler affrontare tematiche di ampio respiro con l’obiettivo di portare i propri territori verso una traiettoria orientata a un reale sviluppo sostenibile. Con i partner di ENEA e CURSA abbiamo dunque proposto all’Assessore all’Industria di Regione Sardegna, Emanuele Cani, di aprire i lavori del workshop che abbiamo organizzato presso la Camera di Commercio di Cagliari lo scorso 15 novembre. Si è trattato di un intervento di grande respiro che ha fatto ben comprendere come da una visione sullo sviluppo economico dell’isola – accompagnate da relative azioni – potranno crescere di pari passo i servizi di pubblica utilità.
“Ci siamo interrogati in questi mesi su come poter strutturare un piano di sviluppo per la Regione a breve, medio e lungo termine, andando ad approfondire lo stretto legame tra industria e valorizzazione degli insediamenti dismessi; cercando di meglio comprendere le connessioni con la produzione e distribuzione di energia sul territorio.
Attività produttive che naturalmente si connettono in modo rilevante con il numero di addetti preposti, e con le nuove professioni che andranno a ricreare un rinnovato tessuto economico per la nostra isola. Sappiamo bene come il brand della nostra Regione sia prevalentemente spinto dalla valorizzazione del settore turistico, ma riteniamo che in un Paese moderno, un’isola che sta al centro del Mediterraneo come la nostra possa senz’altro diventare chiaro punto di riferimento anche dal punto di vista della produzione industriale, potendo contare su una maggior facilità di rapporto con i Paesi all’interno dell’area mediterranea.
Un apparente isolamento quello sardo che può diventare invece un punto di forza rispetto ai grandi sistemi di trasporto e comunicazione; testimoniato peraltro dal forte interesse dimostrato da importanti imprese proprio per questo posizionamento che si dimostrerà nel tempo un elemento di sviluppo e crescita. Portiamo inoltre in dote una cultura industriale che vogliamo salvaguardare pur con un livello di produzione complessiva oggi in sofferenza. Nel periodo 2013-2018 ho avuto l’onore di essere eletto alla Camera dei Deputati e di partecipare ai lavori della Commissione Attività Produttive. Già in quel periodo avevo avviato un’indagine conoscitiva relativa per esempio alla produzione di alluminio in Italia che aveva restituito un dato molto interessante. Avevamo nel settore circa 1700 aziende censite, classificate, che sviluppavano migliaia di posti di lavoro, con attività collegate ai comparti auto, medicina, design. Un esempio che fa ben capire come un settore dipenda dalle scelte strategiche di un Paese, dal Governo, che nel caso rispondeva a una domanda: vogliamo alluminio sui mercati internazionali oppure crediamo di poter creare una base di produzione industriale sul nostro territorio, che mi dia la possibilità di un’autosufficienza e una garanzia di produzione che faccia vivere le nostre imprese con maggiore tranquillità secondo una temporalità di lungo periodo. Tema da declinare naturalmente su altre produzioni che potrebbero dare al Paese maggior stabilità; scelte che dicano in modo chiaro che Paese vogliamo essere, se industriale, moderno, meno dipendente e quindi meno debole dal punto di vista delle negoziazione, delle regole che in altro modo saranno altri a dettare.
Mi sono quindi posto un problema di natura etica: non posso pensare che tutto quello che mi disturba anche dal punto di vista ambientale lo debba trasferire su chi quel problema non lo crea. Per questo devo strutturarmi per avere produzioni industriali innovative supportate da energia primaria pulita che tuteli al 100% l’ambiente. Ripercorrendo per esempio la questione delle discariche – anni fa segno d’innovazione e modernità dove finalmente la spazzatura veniva tolta dalle strade – già si riteneva che si dovessero fare, l’importante era che fossero lontane dal mio comune. Effetto NIMBY: Not In My Back Yard, non nel mio cortile! Questa è una mentalità fortemente “antipatriotica”, che manifesta un’impostazione culturalmente piccola perché immagina che tutto quello che mi crea un problema lo si debba fare da un’altra parte.
Fatta questa considerazione, siccome voglio stare all’interno di questo sistema di valutazioni anche etiche, politiche, culturali, credo che la Sardegna in questo momento abbia delle opportunità di sviluppo industriale realmente signifivative.
Politiche industriali ed energetiche
Come decisore politico ho l’obbligo di mettere in circuito un sistema produttivo che contribuisca allo sviluppo della Regione tenendo conto naturalmente del contesto nazionale. Su alcune produzioni dal punto di vista delle professionalità sul campo possiamo avvalerci di alcune importanti eccellenze che purtroppo non sono state certamente valorizzate in questi anni; messe in discussione da diversi fattori come quello della produzione energetica ma soprattutto dalla delega a un sistema europeo e internazionale che non ci ha favorito. Dobbiamo invece capire se sulla questione delle produzioni primarie – ho citato prima l’alluminio, ma potrei citare la chimica verde – possiamo ancora dire la nostra, riattivando persone e processi. Il secondo tema è come far crescere quelle filiere creando un indotto di imprese che possano lavorare sulla componentistica.
Ambiti produttivi a cui va collegato il tema dell’energia. Oggi a proposito stiamo agendo su alcuni binari differenti, il primo dei quali riguarda la ricostituzione delle regole. Quando ci siamo insediati ci siamo trovati nelle condizioni di dover gestire centinaia di pratiche afferenti all’implementazione di rinnovabili; sulla questione dell’eolico abbiamo avuto contezza di progetti che vedevano addirittura una sovrapposizione territoriale, in alcuni casi dai tre ai cinque progetti sarebbero dovuti nascere tutti nella stessa area! Siamo consapevoli di dover andare verso la produzione di rinnovabili che ci è stata assegnata, ma vogliamo regolamentarla consapevoli di dover affrontare una fase transitoria attraverso un mix di produzione che ci permetta di soddisfare esigenze legate anche alle produzioni industriali. Le imprese che investono in Sardegna necessitano di piani certi anche relativi alle produzioni e ai costi energetici; per questo ci chiedono di poter accedere alla risorsa gas per esempio, a tecnologie collaudate che diano la possibilità di organizzare e pianificare le attività di business nel medio e lungo periodo. Pensiamo peraltro che in parallelo si possano affiancare impianti per produrre elettricità da rinnovabili in questo modo consentendo alle industrie una pianificazione per i prossimi 10-15 anni, grazie anche all’utilizzo di un sapiente mix energetico. Per questo vogliamo portare il gas in Sardegna, implementando al tempo stesso un’attività sempre più spinta sull’elettrico rinnovabile che dia garanzie di stabilità alle imprese. Quindi la scelta strategica dal punto di vista energetico non è solo di carattere culturale ma deve tener conto dello sviluppo economico dell’isola.
È evidente che anche noi vorremmo rinunciare subito ai combustibili fossili, gas compreso, e portarci verso una totale autosufficienza energetica basata sull’elettrico utilizzando fotovoltaico, eolico, idroelettrico, idrogeno. Ma non è possibile e dobbiamo necessariamente gestire una fase transitoria. È questa l’indicazione che daremo ai soggetti preposti alla stesura del nuovo piano energetico regionale: spingere sulle rinnovabili, valutando con attenzione l’utilizzo del gas naturale per affrontare in modo virtuoso questa fase di passaggio. Che speriamo naturalmente sia la più breve possibile, ma che possa rianimare, riattivare il comparto industriale.
Incentivi alle imprese
Il Consiglio Regionale ha inserito nella legge sulle aree idonee per il periodo 2025-2030 una dotazione di 678 milioni di euro, soldi spendibili per realizzare attività e impianti di autoconsumo per le famiglie e per le imprese; parte dei quali verranno stanziati per la realizzazione di Comunità Energetiche Rinnovabili. Un pacchetto va anche a favore delle imprese del nostro sistema produttivo. Stiamo parlando di 678 milioni di euro, non si era mai vista una quota di questa entità, nessuna Regione ha nemmeno lontanamente destinato una quota di questo livello. Allo stesso tempo sulla parte di promozione dell’attività industriale, come Assessorato all’Industria abbiamo iniziato, già dal momento in cui ci siamo insediati, un’attività di confronto con il sistema produttivo, fatto di piccole, medie e grandi imprese. Per il quale sostanzialmente costruiremo in primis un assetto per la fornitura di energia che sia soddisfacente per il fabbisogno delle imprese, garantendo energia elettrica e termica a basso costo. Tenendo conto che dal momento in cui mi doterò di un’infrastruttura di rete gas, l’impresa che produrrà per esempio nel polo ceramico di San Gavino avrà lo stesso costo energetico di quella che produce nel modenese.
Inoltre, l’amministrazione che ci ha preceduto non si capisce perché non abbia speso le risorse economiche che aveva a disposizione; quindi stiamo dicendo con equilibrio al sistema delle imprese anche non sarde che abbiamo risorse a disposizione per incentivare gli insediamenti produttivi in Regione. L’Assessorato all’Industria deve raccogliere le esigenze delle imprese facendo al tempo stesso attività di promozione, di sensibilizzazione, di animazione, costruendo delle linee di finanziamento e investimento che siano coerenti e compatibili con le esigenze di sviluppo di una comunità. Stiamo dunque studiando con il Centro Regionale di Programmazione in maniera dettagliata una serie di misure che metteremo a disposizione delle imprese con un’adeguata dotazione finanziaria.
Infine, stiamo lavorando a un programma di infrastrutturazione del sistema degli otto consorzi industriali della Sardegna; per i fondi FSC (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione) abbiamo presentato al MASE schede per 165 milioni di euro con un’attività articolata che ha l’obiettivo di soddisfare tutta una serie di esigenze sollevate dai consorzi, in termini di riqualificazione e di irrobustimento del sistema infrastrutturale. Per investire in Sardegna un’impresa ha bisogno di un luogo, di un prezzo dell’energia adeguata e di un supporto a più livelli per organizzare il proprio business.”