Intervista a Irene Nicotra, Responsabile Servizio Pianificazione e Politiche Europee della Provincia di Livorno
Di Emanuele Martinelli
Dottoressa Nicotra, con quali presupposti avete dato inizio a progetti CER sul territorio livornese?
L’impulso propositivo nasce da un progetto europeo di cui siamo capofila, denominato Promoter e finanziato dal programma Interreg Europe. Questo programma segue un approccio metodologico condiviso tra vari progetti e mira a stimolare gli enti partecipanti, in particolare il capofila, nel sviluppare strategie legate al tema prescelto e agli obiettivi specifici. In questo caso l’intervento primario era dedicato alla mobilità sostenibile supportata da iniziative sulle fonti energetiche rinnovabili. L’intento è quindi quello di integrare il mondo dell’energia e dell’innovazione sulle fonti alternative con quello della mobilità sostenibile, settore in cui operiamo da tempo con un approccio innovativo. Parallelamente, come Servizio Associato Politiche Europee – una gestione coordinata a livello provinciale per tutti i comuni del territorio – abbiamo sostenuto la candidatura di un progetto sulle Green Community, finanziato con fondi nazionali e risultato vincitore. Iniziativa che coinvolge 15 comuni e promuove iniziative legate alla sostenibilità ambientale in vari ambiti, in linea con quanto previsto dalla normativa.
Di principio quindi l’integrazione tra ambiti diversi – energia e mobilità – è un’opportunità che si apre mettendo in rete gli enti locali?
Esatto, due piani ci hanno permesso di approfondire le opportunità di intervento su un’area vasta, lavorando in modo integrato per il raggiungimento degli obiettivi europei dell’Agenda 2030, del Green Deal e di Fit for 55. Con una visione dall’alto per capire come una comunità locale possa contribuire attivamente al raggiungimento di questi traguardi, portando al contempo benefici economici e sociali concreti al territorio. Da qui è nata l’idea, anche osservando le esperienze degli altri partner europei del progetto Promoter, di implementare iniziative sulle comunità energetiche. Questo ci ha spinto a intraprendere un percorso di ampia scala, con la possibilità di creare una comunità energetica di area vasta. L’idea è stata dunque quella di costituire un soggetto giuridico che coordini diverse comunità energetiche, collegate tecnicamente alle cabine primarie presenti sul nostro territorio. In questo modo, possiamo massimizzare i benefici, coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini e imprese e offrire un’iniziativa credibile e strutturata, poiché promossa da enti pubblici. La Provincia di Livorno è il soggetto promotore con azioni sinergiche con i diversi comuni del territorio e il supporto in parallelo della Banca di Credito Cooperativo. Abbiamo già avviato le manifestazioni di interesse sul territorio, seguendo le direttive della normativa vigente, comprese le disposizioni del TUSP e le delibere della Corte dei Conti. Abbiamo definito un cronoprogramma e realizzato uno studio di fattibilità iniziale, che abbiamo aggiornato sulla base delle adesioni raccolte fino ad oggi. Le manifestazioni di interesse restano aperte, perché questo è solo il primo passo: successivamente aggiorneremo lo studio per includere ulteriori partecipanti.
Una volta costituita la comunità energetica, ci aspettiamo che altri comuni e soggetti, inizialmente non coinvolti, decidano di aderire, magari dopo aver valutato meglio le opportunità offerte dal progetto.
State pensando alle CER non solo come un’opportunità per offrire benefici economici ai cittadini, ma anche come strumento di sviluppo territoriale più ampio e strategico. Un approccio che permette di valorizzare le risorse locali, coinvolgere diversi attori pubblici e privati e creare un impatto duraturo sul progresso economico, sociale e ambientale dell’area?
Assolutamente. Tra l’altro il nostro Piano Territoriale di Coordinamento è attualmente in fase di variante e, all’interno del progetto europeo Promoter, è stato individuato proprio come lo strumento principale per lo sviluppo territoriale. Questo significa che, in base al progetto stesso, il piano dovrà essere caratterizzato dalle azioni messe in campo e la comunità energetica di area vasta rappresenta una delle nostre azioni principali. Si tratta di un’iniziativa che, coinvolgendo il settore pubblico in prima linea, mira a superare numerose criticità del territorio con un evidente impatto sui privati. Non possiamo più rimandare questioni chiave come la lotta alla povertà energetica, il supporto economico ai cittadini e gli interventi a scopo sociale. Inoltre, il progetto si intreccia con il mondo della sostenibilità nella mobilità, creando come detto un legame tra le fonti rinnovabili e il trasporto sostenibile. Non meno importante è il ruolo dell’imprenditoria locale, con particolare attenzione a fonti energetiche come l’agrivoltaico. In questo ambito, stiamo collaborando con la Regione, che ci ha coinvolti come Provincia per guidare lo studio di individuazione delle aree idonee all’installazione degli impianti. La CER di area vasta non è un progetto isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio che comprende tutte le nostre politiche provinciali. Essendo un ente di secondo livello, la Provincia agisce come punto di riferimento per i Comuni, sostenendoli e aiutandoli a sviluppare strategie di ampio respiro.
Pensate che il sistema delle CER possa evolversi nel tempo implementando nuovi servizi? Ha fatto l’esempio dei servizi legati alla mobilità, ma potrebbero aprirsi altre opportunità da esplorare in futuro.
Certo, partendo dai risparmi che gli enti locali avranno direttamente sulle loro bollette grazie all’installazione degli impianti, che naturalmente includono anche interventi di efficientamento energetico; in altre parole, prima di installare i pannelli fotovoltaici, ci saranno lavori di miglioramento energetico sugli edifici e i risparmi ottenuti potranno essere reinvestiti in ulteriori servizi per la cittadinanza, con priorità sociale. A questo punto, entra in gioco la politica, che avrà il compito di decidere dove allocare queste risorse in modo strategico.
I territori su cui operate presentano un notevole valore culturale e paesaggistico; le CER potrebbero contribuire a rendere ancora più sostenibili da più punti di vista questi luoghi della bellezza?
Trovando le corrette soluzioni, con un ridotto impatto paesaggistico certamente dalle CER può arrivare un contributo importante; è una questione politica, ma di fondo conciliare innovazione e tradizione non solo si può, ma si deve. È fondamentale aumentare l’energia rinnovabile sui territori e con la giusta attenzione e magari un po’ di creatività nel design dei pannelli fotovoltaici, si potranno trovare soluzioni sempre più funzionali. La tecnologia, che avanza rapidamente, sicuramente ci supporta e ritengo che la progettazione dei pannelli andrà sempre più incontro alle necessità paesaggistiche, fondamentali per il nostro Paese. Sono una geologa e la mia formazione mi porta a rispettare l’ambiente in cui vivo, che comprende aspetti sia naturalistici che storico-culturali. Sono convinta che tutto sia possibile, se affrontato nel modo corretto.
Avete coinvolto anche imprese locali in questo progetto?
Sì, abbiamo organizzato una serie di assemblee pubbliche che hanno coinvolto i diversi attori del territorio. La forma che abbiamo scelto per costituire la comunità energetica è quella della società cooperativa, che riteniamo essere anche la più democratica. Riteniamo che una CER debba necessariamente coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini e imprese ed è fondamentale che ci siano diverse tipologie di attori: produttori, consumatori e prosumer, ma pure soggetti che mettano a disposizione superfici utili per gli impianti. Più variegata è la compagine, maggiore sarà la capacità della comunità energetica di generare vantaggi attraverso lo scambio dell’energia a beneficio di tutti. Le imprese devono far parte di questo nucleo e il loro coinvolgimento apre nuove opportunità di collaborazione tra pubblico e privato, il che può generare idee innovative e sinergie interessanti.
Questa visione integrata del territorio permette un ripensamento dei consumi energetici complessivi.
Si tratta di un ruolo strategico che dobbiamo assumerci. I servizi offerti dagli enti pubblici sono per natura costituzionalmente più vicini ai cittadini e al tessuto locale, quindi dobbiamo promuovere un dialogo continuo e trovare gli strumenti corretti e le occasioni per implementarlo. Da diversi anni siamo impegnati in queste attività, perché ci crediamo e perché stimolati dai progetti europei a cui partecipiamo, che in alcuni casi fungono da catalizzatori per le politiche degli enti. Proprio grazie a questi stimoli, abbiamo creato tavoli permanenti con stakeholder locali per costruire insieme progetti che contribuiscono alla crescita delle imprese. Un esempio è il SAPE (Servizio Associato Politiche Europee), che gestisce in modo associato il rapporto con gli enti locali e dialoga con soggetti organizzati. Allo stesso tempo i Comuni, che si concentrano maggiormente sul singolo cittadino, vengono da noi affiancati per condividere progettualità come le CER per esempio, tramite assemblee pubbliche. Ritengo che queste dinamiche diano soluzioni concrete e creino rapporti con una visione sul futuro. Se la gestione diventa troppo verticalizzata si rischia di perdere contatto con la realtà, con la pubblica amministrazione che potrebbe andare a una velocità diversa rispetto al tessuto imprenditoriale. Questo non deve accadere, perché gli enti locali hanno per natura il compito di sostenere e attivare le industrie locali, promuovendo lo sviluppo economico nei territori.
In termini di trasferimento di competenze, quanto è importante aprire un dialogo con realtà come Energy4com, o soggetti simili, che portano innovazione? Quanto è fondamentale che il pubblico si confronti con imprese focalizzate sull’innovazione tecnologica e gestionale? a entrambe le parti per stimolare la crescita e l’efficacia di queste collaborazioni?
Si tratta di un punto molto fondamentale. Gli enti pubblici non possiedono sempre le necessarie competenze, soprattutto quando si tratta di temi specifici come le CER per esempio. Sarebbe impossibile affrontare le tante tematiche afferenti alla PA con la necessaria verticalizzazione. Quindi le partnership qualificate sono molto importanti. Quando abbiamo iniziato a parlare di CER, all’interno del nostro ente non avevamo conoscenze approfondite sul tema, ma grazie al progetto europeo sopra citato e al supporto di Energy4com, finanziato dal progetto stesso, abbiamo potuto acquisire competenze specifiche e approfondire la nostra conoscenza. Il trasferimento di know how e i rapporti di fiducia che vengono a crearsi arricchiscono notevolmente la PA; soprattutto, ripeto, quando si devono affrontare percorsi complessi e in continua evoluzione come per definizione sono le CER. Questo aspetto, quello che gli inglesi chiamano capacity building, è davvero essenziale, ci consente di accrescere competenze e rendere l’amministrazione in grado di affrontare sfide sempre nuove.
Per chiudere il nostro interessante colloquio, a che punto siete con lo sviluppo della vostra CER di area vasta e quali i prossimi passi?
Abbiamo completato il primo studio di fattibilità, che include l’analisi dei consumi e delle superfici messe a disposizione dai Comuni al momento coinvolti. Abbiamo dunque aperto una manifestazione con un’accoglienza davvero significativa di circa 300 adesioni. Periodo durato solo 15 giorni, poiché dovevamo aggiornare lo studio di fattibilità su alcune cabine primarie che avevamo individuato come le più promettenti e che ci hanno fornito molti dati utili. I Comuni interessati sono attualmente Rosignano, Cecina, Piombino, Castagneto Carducci, Riparbella, Castellina Marittima, San Vincenzo che coinvolgono due province e sull’isola d’Elba, Marciana. Il nostro partner Energy4com ha di conseguenza aggiornando lo studio di fattibilità tecnico-economico. Allo stesso tempo, abbiamo approvato gli Atti di giunta e, nel caso della Provincia il decreto della Presidente, come previsto dalle delibere della Corte dei Conti, per una nuova consultazione pubblica riguardo agli schemi dell’atto costitutivo, statuto e lo studio che abbiamo redatto, messo a disposizione dei cittadini. Siamo adesso nella fase di approvazione dell’Atto costitutivo dello Statuto e dei documenti necessari alla definitiva costituzione della CER da parte dei vari consigli provinciale e comunali. Una volta raccolte le Delibere di Consiglio degli Enti aderenti, procederemo con l’invio di tutti i documenti alla Corte dei Conti per l’espressione del parere obbligatorio non vincolante; dopodiché andremo dal notaio. L’obiettivo è completare questo processo entro luglio per poter accedere ai finanziamenti del PNRR, per ottenere gli incentivi necessari a finanziare alcuni impianti che saranno localizzati sugli edifici e le strutture che abbiamo selezionato. Prevediamo che una volta costituito il soggetto giuridico, molti altri si uniranno, soprattutto coloro che non sono riusciti a informarsi in tempo utile. Essendo un’iniziativa a trazione pubblica, inizialmente molti non ci hanno creduto, considerando che gli Enti pubblici potrebbero sembrare più lenti rispetto ad altri attori. Tuttavia, in questo caso, abbiamo dimostrato il contrario e anche per questo proseguiamo con sempre maggior determinazione.
Per restare aggiornati sul progetto: https://energy4com.eu/progetti/comunita-energetica-rinnovabile-livorno/