I fuochi d’artificio di ministri non più umani

Di Emanuele Martinelli

Siamo scossi dalla notizia di giovani, di cui uno di 18 anni padre di una bimba di 5 mesi, morti a Ercolano per aver accettato un lavoro a 30 euro al giorno, in una presunta fabbrica di fuochi d’artificio; un edificio fatiscente risultato intestato a una ragazzina minorenne. L’ennesimo caso che creerà scandalo (ma forse per alcuni nemmeno tanto, dato che il diciottenne era albanese) per qualche giorno per poi finire nelle ombre di una società che da più parti ha deposto le armi, rassegnata alla propria decadenza per aver abdicato a favore di regole e di etica non osservate e di giovani sfruttati da delinquenti senza scrupoli. Fuochi d’artificio esplosivi che aggrediscono ragazzi a Ercolano come a Gaza, o nei villaggi israeliani o in Ukraina, in un’incessante corsa al baratro di cui si fa fatica a definire i contorni. C’è un nesso tra questi fatti, un centro comune che riguarda la diffusa mancanza di piani in grado di far crescere culturalmente ed economicamente con eguali criteri di civiltà ogni territorio, a beneficio di quei pochi che occupano ruoli decisionali a scapito della vita di intere popolazioni. Quei pochi che anche in casa nostra hanno nelle mani la cosa pubblica, come Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione e del merito che durante la presentazione della Fondazione Cecchetin ha dichiarato davanti a Gino Cecchetin, padre di Giulia, trucidata dal fidanzato italiano di buona famiglia, che “le violenze sessuali aumentano a causa dell’immigrazione”. Quei pochi altri ministri della nostra Repubblica che combattono le ONG che salvano vite tra le onde sempre più nere del Mediterraneo, incapaci di contribuire a un piano europeo basato su inclusione, formazione e rigenerazione umana. Possiamo dunque sperare che qualcuno di chi governa sia oggi in grado di concepire un grande piano basato sul potenziamento di scuola e cultura, di formazione e lavoro pagato con equità. È accettabile lasciare 2 milioni di persone (meno 44.000 morti) costretti alla fame in una striscia di terra devastata dalle bombe; o non sentire il peso collettivo di giovani che avrebbero lo stesso diritto di un futuro di pace e libertà in Ukraina? Senza rimettere al centro scuola, cultura, formazione, etica, regole – appoggiate su uno sguardo umano – ci saranno infiniti fuochi d’artificio che abbatteranno le speranze di molti giovani nel mondo, di cui tutti dovremo (dobbiamo) sentirci responsabili.

PUBBLICATO IL
21 Novembre 2024

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