Gestioni idriche e Aquanexa. Innovazione integrata in risposta a bisogni concreti delle utility

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Intervista a Luca Berardi, Innovation Manager Aquanexa

Di Emanuele Martinelli e Martina Ginasi, Energia Media

 

Innovazione e settore idrico vedono oggi tracciare percorsi virtuosi che coinvolgono i gestori del servizio grazie in particolare ad aziende fortemente innovative.

 In Aquanexa consideriamo l’innovazione come uno dei pilastri fondamentali del gruppo. Per questo abbiamo definito un metodo strutturato che parte dall’ascolto dei fabbisogni, sia interni che esterni, provenienti in particolare dal mondo delle water utility in tutte le sue declinazioni. Una volta raccolti i fabbisogni, attiviamo un processo di ricerca e scouting delle soluzioni migliori, sia attraverso la rete di contatti che abbiamo sviluppato nel tempo in Italia e in Europa, sia grazie alla collaborazione con Algebris Climatech, Venture Capital che fa capo al nostro socio di maggioranza e dedicato alle start-up innovative nel settore green; grazie a questi canali riceviamo regolarmente segnalazioni di imprese da valutare, per verificare se offrono soluzioni utili alle esigenze del settore. Quando raccogliamo una criticità specifica e una potenziale soluzione, attiviamo un POC (Proof of Concept) o un trial in collaborazione con il cliente stesso; se ha esito positivo tutta la documentazione viene trasferita al team di business development di Aquanexa, che si occupa della fase commerciale e del go-to-market.

Un approccio decisamente pragmatico con l’obiettivo di tagliare i tempi di risposta.

Il nostro approccio all’innovazione è orientato al risultato: ogni soluzione deve generare un impatto concreto e misurabile per il cliente finale. Lavoriamo ovviamente anche con tecnologie già disponibili all’interno del Gruppo Aquanexa, integrandole in modo da offrire un pacchetto completo e coerente con le necessità del gestore idrico. Oggi siamo focalizzati principalmente sull’efficientamento delle reti, anche in relazione alle opportunità offerte dal PNRR. Allo stesso tempo, guardiamo con attenzione ai temi dell’energy e carbon neutrality. Stiamo già esplorando e sviluppando soluzioni in questa direzione, così come nel campo dell’intelligenza artificiale; pur non considerandola una scienza miracolosa, siamo convinti che l’AI rappresenti un supporto significativo per fornitori e utility, contribuendo ad accelerare il raggiungimento degli obiettivi.

Vi configurate in pratica come un hub in grado di mettere in relazione mondi diversi – divisioni interne, incubatori, start-up, università, centri di ricerca – per costruire un ponte tra domanda e offerta di innovazione.

Si tratta di un’attività con un trasferimento di conoscenze ampia e profonda. Che tiene conto del posizionamento delle utility come attivatore d’innovazione sui propri territori di competenza, attori centrali per lo sviluppo locale. Guardandolo da questo punto di vista il nostro ruolo assume una valenza ancora più importante, con una forte dimensione etica che contraddistingue in modo distintivo Aquanexa: non un semplice fornitore di soluzioni tecniche, ma driver di sviluppo e promotore di crescita sostenibile. Quando si parla d’innovazione peraltro, non si può prescindere dal tema della sostenibilità economica, oltre che ambientale e sociale. È un aspetto fondamentale che richiede analisi approfondite, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche dei costi benefici che si portano all’interno dei processi. Una dimensione questa che viene gestita direttamente dalla parte finance del Gruppo in dialogo naturalmente con gli uffici tecnici dell’azienda.

Si tratta di un tema centrale: come si misura realmente l’innovazione tenendo conto del complesso ciclo operativo che contraddistingue il settore idrico in particolare?

Posso rispondere con un esempio concreto legato a una soluzione per il monitoraggio della carica batterica nel ciclo idrico. Attualmente, molti gestori utilizzano ancora metodi tradizionali, vecchi di decenni: si preleva un campione, lo si porta in laboratorio e si attendono mediamente cinque giorni per ottenere i risultati dell’analisi. Questo processo comporta dei costi evidenti e altri decisamente nascosti, tra cui l’impiego di personale operativo, i tempi di trasporto, l’uso dei veicoli, l’energia impiegata, i prodotti chimici utilizzati. Oggi, grazie all’evoluzione tecnologica, esistono soluzioni basate su nuova sensoristica che permettono di ottenere risultati praticamente in tempo reale. All’inizio queste tecnologie possono sembrare più onerose – è lo stesso discorso degli smart meter, che inizialmente costavano molto più dei contatori tradizionali – ma se si guarda all’intero ciclo di vita e ai processi interni che vanno a ottimizzare, il bilancio cambia completamente. Il risultato complessivo è di una significativa riduzione dei costi operativi: meno uscite sul campo, meno utilizzo di chemicals, minori consumi energetici. È fondamentale che ogni soluzione stia in equilibrio economicamente per il gestore ma questo richiede un’analisi accurata dei benefici complessivi, non solo del costo iniziale. Anche i regolatori più che mai oggi hanno bisogno di conoscere processi e soluzioni tecnologiche, ed è il connubio tra i due ambiti che può rispondere in modo efficace e adeguato alla complessità crescente. Innovazione che può tradursi in meccanismi di premialità, di controllo, ma anche in strumenti di accompagnamento, per facilitare la transizione dei gestori verso modelli più sostenibili ed efficienti.

Spesso il nostro regolatore è stato attivatore d’innovazione.

Arera ha fatto un grande lavoro con l’introduzione dei macroindicatori. Possiamo discutere sulla loro qualità o su come possano essere ulteriormente migliorati, ma è innegabile che abbiano rappresentato delle linee guida importanti per il settore. Un esempio significativo è quello della ricerca delle perdite: i macroindicatori M1, M2, M3 hanno fornito uno schema operativo chiaro, ma è soprattutto l’M0 a risultare una leva interessante. L’M0 infatti rappresenta un’opportunità concreta per individuare e sviluppare nuove soluzioni in grado di rafforzare la resilienza della risorsa idrica. Questo approccio sta già trovando applicazione pratica. Stiamo proponendo soluzioni tecnologiche e operative ai gestori proprio per intervenire su questo ambito, offrendo strumenti in grado di anticipare criticità e migliorare la gestione complessiva della risorsa. All’estero esistono già da tempo regolamenti stringenti che guidano le utility in questa direzione. In Italia, come spesso accade, arriviamo dopo, ma grazie ai provvedimenti di Arera si sta creando un terreno fertile per un rapido cambiamento. La regolazione in questo caso diventa una piattaforma abilitante, capace di stimolare innovazione e indirizzare investimenti in modo efficace.

Il tema dell’inquinamento delle falde e della qualità dell’acqua fa riferimento a nuovi criteri qualitativi.

Si tratta di temi centrali che abbiamo anche di recente affrontato con una importante water utility; la qualità sarà uno degli asset principali su cui intendiamo lavorare, ma con un approccio più ampio rispetto al consueto con l’obiettivo di estendere le nostre soluzioni anche ad altri mercati strategici, come il trattamento delle acque industriali – un ambito certamente più maturo con forti penalità per chi inquina – e il settore agricolo, dove l’uso dei pesticidi e della contaminazione delle acque è sempre più al centro dell’attenzione, anche normativa. Per questo motivo, la nostra visione è di operare trasversalmente nel mondo acqua, con un approccio che abbracci utility, industria e agricoltura. Una visione innovativa ed efficace tiene insieme queste tre dimensioni per proporre soluzioni adattabili e scalabili a diversi contesti, soprattutto se si considera il rapporto tra territori e sostenibilità.

La qualità dei servizi erogati viaggia di pari passo con la qualità e quindi l’attrattività dei territori serviti dalle utility.

Si pensa ancora per compartimenti stagni tra questi settori, ma in realtà esiste un collegamento profondo; superare queste barriere significherebbe lavorare in modo integrato trovando soluzioni in grado di affrontare con concretezza le complessità del territorio, secondo le diverse esigenze dei suoi attori, per creare valore condiviso e duraturo. L’intenzione di Aquanexa è quella di offrire al cliente un servizio completo, secondo una visione a tutto tondo capace di ottimizzare al massimo i processi; siamo ovviamente partiti dal settore delle utility idriche, dove abbiamo una presenza storica consolidata, ma abbiamo già rapporti importanti con soggetti di riferimento dei comparti agricolo e industriale. Che sono legati tra di loro non solo per la gestione della risorsa idrica ma anche in riferimento alla necessità di operare insieme a favore dell’ambiente per ridurre l’inquinamento. Innovazione è spesso sinonimo di collaborazione, di condivisione dei processi. Proprio con i consorzi di bonifica stiamo iniziando un ciclo di interviste per capire come integrare le nostre soluzioni e creare collaborazioni efficaci; alcuni si stanno dimostrando molto aperti e avanzati, sia tecnologicamente che dal punto di vista di una visione di lungo termine, altri hanno potuto disporre di minori risorse economiche e hanno fatto più fatica a introdurre innovazione. È importante ricordare che il 60-70% dell’acqua disponibile è destinata all’agricoltura, quindi lavorare con i consorzi di bonifica è fondamentale per la gestione complessiva della risorsa.

Quali soluzioni in particolare state cercando? A fronte di quali criticità?

In particolare, ci stiamo concentrando sul tema PFAS e quindi sulla presenza di sostanze inquinanti nelle acque; ma di particolare interesse risulta anche il trattamento dei fanghi, che nel settore della depurazione è stato spesso trascurato e ha margini di miglioramento enormi. Grazie al supporto di Algebris Climatech, stiamo analizzando soluzioni a livello nazionale ed europeo che coinvolgano start up che operino nel settore; che però in Italia sono pochissime al contrario di Germania, Francia e Paesi del Nord dove ci sono cultura e storia più consolidate in merito, anche per i maggiori investimenti dei sistemi paese. La fortuna di far parte di un gruppo con un Venture Capital che crede fortemente nella transizione ecologica rappresenta un’opportunità importante per sostenere l’innovazione nel nostro settore.

Qual è stato il percorso che lo ha portato a occuparsi d’innovazione in Aquanexa?

Ho lavorato nel settore dell’automazione, seguendo un cammino di crescita tecnico e commerciale all’interno di una compagine italiana; successivamente ho approfondito le tecnologie IT occupandomi specificatamente di telecontrollo e data management. Nel frattempo, avevo avviato un’attività dedicata a ricerca e all’innovazione. Oggi il tema dei dati, supportato dall’intelligenza artificiale è diventato centrale e rappresenta una grande sfida. Le competenze anche nel mondo delle utility stanno crescendo rapidamente, soprattutto grazie alle nuove generazioni in grado di sfruttare secondo nuovi criteri il potenziale dell’AI che rimane in ogni caso un tema complesso e decisivo al tempo stesso. Per questo stiamo lavorando su una data platform che in parte sarà dedicata a raccolta e analisi dei dati, e in parte sarà suddivisa verticalmente su ogni settore.

Siete un Gruppo in grande crescita. Come sta proseguendo il processo d’integrazione tra società spesso connotate da un diverso dna?

È un tema molto complesso ma, come tutte le sfide difficili, anche decisamente stimolante. Dal punto di vista dell’innovazione, ognuno di noi ha competenze specifiche che porta quotidianamente all’interno di gruppi di lavoro strutturati. È il nostro metodo per affrontare con efficacia le problematiche che ci vengono sottoposte e cercare spesso con un taglio trasversale e integrato.

PUBBLICATO IL
16 Luglio 2025

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