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Gaza: Europa batti un colpo!

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Di Emanuele Martinelli

Ometterò qui di seguito tutte le premesse, scontate, relative a giudizi sui terroristi di Hamas e ai danni subiti dai popoli Israeliani e Palestinesi.

Seguendo come tutti la cronaca di questi giorni faccio riferimento al momento che la popolazione di Gaza sta vivendo, pur con la pausa di questi giorni. Le condizioni umanitarie sono al limite e registriamo una sorta di impotenza da parte di tutte le forze cosiddette democratiche nell’indicare come risposta al grave atto terroristico del 7 ottobre una via alternativa a quella attuale; la domanda sull’incapacità (impossibilità?) d’intervento in particolare della nostra Europa emerge in tutta la sua drammaticità. Studi filosofici, ricerca, diritto, innovazione di cui ci vantiamo sembrano poca cosa rispetto alla possibilità d’incidere su equilibri internazionali che viaggiano sulle nostre teste; anche laddove si stia evidentemente registrando l’ennesima catastrofe umanitaria, peraltro testimoniata da mezzi d’informazione oggi alla portata di tutti, che nessuno sembra in grado di fermare. Quando ci si trova in uno stato di emergenza è senz’altro doveroso analizzarne le cause ma più di tutto conta affrontare il contingente al fine di limitare i danni di quanto già provocato; ma è assolutamente doveroso agire sullo stato dell’arte del fenomeno attingendo a principi condivisi, in questo caso di paesi in cui dovrebbero prevalere democrazia e libertà. Per poi rimandare l’analisi a momenti di tregua al fine di non reiterare gli stessi errori. Lo stesso vale per la popolazione Ucraina, sempre più devastata sotto i bombardamenti russi in un silenzio che si sta facendo preoccupante. Cosa si può fare adesso? Cosa può fare ora la nostra bell’Europa, patria, a questo punto inconsapevole, di civiltà? Se finora si è stati fermi, inermi, si potrebbe pensare che da domani qualcosa si possa ancora fare; in primis uscendo dal silenzio, dando segnali meno timidi sull’inaccettabilità di alcune azioni. Certo, questo pensiero non tiene conto di equilibri o interessi di parte. Ma se è inaccettabile quello a cui stiamo da comodi spettatori assistendo, diciamo allora in modo forte che le logiche di paesi con cui abbiamo accordi in essere, o con cui condividiamo una presunta visione democratica della cosa pubblica, vanno certamente rivisti. E muoviamoci di conseguenza. Altrimenti davvero esisteranno solo pezzi d’Europa, utili per qualche aspetto ma non per altri, soprattutto quando si parla di diritti civili. Che probabilmente per qualcuno rappresentano poca cosa.

PUBBLICATO IL
28 Novembre 2023

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