ESA, tecnica e creatività al servizio del mondo utility

digitalizzazione

Intervista a Gino Esposito, General Manager ESA – Environmental Special Activities

Di Emanuele Martinelli

 

Protezione catodica e digitalizzazione sono i due ambiti principali di cui si occupa ESA. Ma quando si entra in contatto con la vostra realtà si scopre molto di più.

Lei ha letto quello che c’è dietro. ESA nasce da una visione tutta personale, dal desiderio di tracciare sentieri autonomi, che da un lato mi avrebbero aperto alla possibilità di dare corpo a quello che vedevo e sentivo; e dall’altro, e ne ho avuto presto consapevolezza, che sarebbe stato complicato.

 

Dare espressione alle proprie attitudini spesso comporta dei rischi.

È vero, ma si sono avverate le due prospettive: è stato difficile ma ho potuto esprimermi anche se attraverso un ambito tecnico, a me non congeniale per indole, ma sul quale mi sono concentrato cercando l’originalità poi sfociata nell’estrema specializzazione di quello che andavamo ad offrire al mercato.

 

Parlare in questi termini di protezione catodica e digitalizzazione apre a una riflessione più ampia sul significato che oggi assume il termine “tecnica”. E su come sia necessario trovare tratti identitari riconoscibili quando si vuole far emergere un pensiero, dare spazio a una prospettiva.

L’idea di confondermi senza una personale caratterizzazione non mi è mai appartenuta. Non so se questo esprima un vizio di presunzione o se ho sentito da subito il bisogno di dare una mia impronta attraverso la costruzione di un’azienda che, appunto, avrebbe poi espresso la visione. Come spesso succede, è stato un incontro, quindi una relazione, a tracciare la strada; in questo caso con alcuni tecnici che lavoravano sugli impianti Eni a Manfredonia. Sono stato affascinato dai loro gesti misurati, precisi, sempre essenziali, consapevoli di quello che stavano facendo. Hanno richiamato le mie radici, io vengo dalla cultura del mastro, quello che era un maestro di vita, un maestro di professione, e mi hanno sempre affascinato i gesti di muratori o falegnami, essenziali e mai inutili. Ogni azione aveva senso, una sua funzione, e ho capito che era quello che avrei dovuto fare in qualunque professione avessi intrapreso.

 

Un valore che oggi condivide con le persone del suo team.

Si porta all’interno di un’esperienza professionale quello che si è sentito in alcuni momenti della vita, il vissuto. In un fumetto che mi appassionava da piccolo i ragazzi di una squadra di calcio erano molto amici in campo e non solo. Si aiutavano, cercavano di comprendersi, anche di sopportarsi. Si attinge da tutto per formare la propria persona e la propria idea di comunità, che si può realizzare nella costruzione di un’azienda, nel concretizzarsi di un desiderio. La difficoltà di unire temperamenti, caratteri, esperienze, si è trasformata nella possibilità di creare un’impresa solida e capace di futuro. Crea una Comunità ed avrai creato un’Impresa.

 

Il valore delle persone non è sempre messo al centro; un disvalore che contribuisce a rendere fragili sia le imprese che, soprattutto, le persone stesse.

Il fatto di poter valorizzare le singole persone e professionalità, all’interno di qualsiasi contesto, può tradursi in opera d’arte. A teatro diventa palese il fatto di dare espressione a ogni singola individualità all’interno di un contesto collettivo. Credo che questo dovrebbe essere il centro di ogni percorso formativo, capace così di accogliere la complementarità delle discipline, la multidisciplinarietà caratterizza la contemporaneità. Inoltre occorre considerare che anche l’inserimento in un’azienda riserva insidie che gli amministratori affrontano per valorizzare i giovani di talento all’interno dei loro teams.

 

Coltivare interessi personali da mettere poi al servizio dell’azienda può diventare una chiave di successo soprattutto quando si opera in un ambito come il vostro, che impatta direttamente sui servizi di pubblica utilità. Tecnica e umanesimo presentano molti punti in comune.

Dietro un ingegnere, un avvocato, un ragioniere c’è una persona. La mia estrazione non è tecnica, per molto tempo ho avuto rapporti con artisti, attori, cantanti, musicisti che seguivo durante prove e spettacoli; poi la professione mi ha portato verso i clienti che seguivo per un’agenzia pubblicitaria. Da lì è arrivata la passione per l’innovazione e l’ambito tecnico che sono andati a unirsi con l’attitudine coltivata fin da giovane per la cultura nelle sue declinazioni. Una sola vita ne comprende molte e credo che questo aspetto identitario lasci dei segni che vengono oggi prima riconosciuti e poi coltivati, a livello personale e professionale.

 

Uno spirito che si avverte in ESA.

Dare spazio ai clienti come ai collaboratori; dico spesso che non posso mettere molto dentro una persona ma posso tirare fuori quello che ha. Quando succede con persone sensibili e intelligenti non ci sono più limiti agli orizzonti che si aprono, e tutte le parti capiscono di essere arrivate nel posto giusto. Qualche anno fa si cominciò a discutere della scelta fatta da alcune aziende di mettere a capo figure con estrazione filosofica o comunque umanistica; il dibattito fu acceso, alcuni ruoli apicali si pensava dovessero comunque esser coperti esclusivamente da tecnici. Al contrario vedevo in modo estremamente positivo questa scelta perché il filosofo è quello che meglio di ogni altro può muoversi secondo una visione, fissare una roadmap e quindi coordinare il lavoro degli altri.

 

Grandi gruppi come Apple o Amazon hanno iniziato ad assumere persone con doppia laurea in filosofia e IT, in grado di occuparsi di semiotica e oggi di intelligenza artificiale.

Quando il mio percorso professionale è giunto a maturazione, e al tempo stesso i fatti, i bilanci, ne hanno dato la possibilità, ho cominciato a rendere concreta quest’idea di pensiero divergente. Per questo con la crescita di ESA abbiamo iniziato a organizzare concerti e a sostenere iniziative culturali che in qualche modo hanno sancito questa visione, concepita 30 anni fa e, come ogni fatto vivo, cresciuta e arricchitasi nel tempo. Far emergere le proprie passioni e quelle delle persone vicine, che siano collaboratori o clienti, sta diventando un fattore chiave, ancora più decisivo se analogico, sconnesso dal digitale, dal virtuale, usando il digitale solo all’essenziale. C’è un fortissimo bisogno di raccontarsi, di trasmettere le nostre “capacità”; soprattutto quando ci si pone a risolvere un problema a un cliente. Se ne comprende l’entità prima ancora delle dinamiche. Operiamo inoltre in ambiti fortemente territoriali, per non dire campanilistici, dove ognuno porta con sé le proprie abitudini, culture, vocazioni. Nel nostro Paese al sud i greci e gli spagnoli hanno forgiato i popoli che oggi lì abitano. Al centro la religione ha plasmato quelle genti e al nord francesi e austriaci hanno gettato le fondazioni di quel che oggi vediamo.

 

In questi termini Innovazione è un concetto che non va solo sulle tecnologie, ma si estende ai processi e alla formazione delle persone.

Se fai una cosa sempre allo stesso modo, come puoi attenderti un risultato diverso, ci ammoniva Einstein. Lei ha ragione, l’innovazione è un modo di fare le cose e si estende anche ai processi ed alla formazione e ci supporta nella direzione della soluzione di un problema che un cliente presenta, ma soprattutto mette in risalto la reciproca possibilità di aprire la testa a nuove soluzioni, appunto innovazione. Quindi c’entra con le proprie passioni e attitudini, ma pure, con la capacità di ascolto. Un tema che riguarda gli esseri umani in generale e ovviamente non solo l’ambito professionale.

Le persone hanno quasi sempre voglia di dire quello che pensano ma non di ascoltare; per questo quando trovano qualcuno che è sinceramente interessato a quello che dicono, cambia completamente il paradigma, la prospettiva, cambia il rapporto e quindi l’approccio.

 

Il tema della cura per quello che si fa e si propone è sempre più centrale.

Quando abbiamo acquistato l’immobile che ospita i nostri uffici, una magnifica terrazza appariva come una sorta di deserto senza identità. Ho preso delle cassette di plastica che ho riempito di terra per coltivarci fagiolini, basilico e altri ortaggi. I tecnici in particolare mi guardavano con ironia, ma poi ho spiegato più volte ai miei attoniti e recalcitranti colleghi che se i nostri ospiti avessero percepito la cura che stavamo mettendo per il nostro ambiente, si sarebbero sentiti più tranquilli nel condividere i propri problemi, nell’affidarci le attività di cui necessitavano. Dimostriamo affidabilità se abbiamo cura delle cose. Sarà più facile dare risposte a problemi complessi osservando con attenzione e da prospettive diverse.

 

Oggi è importante unire la verticalità di un ambito e l’orizzontalità di una visione; spesso la contingenza e l’emergenza in cui ci si muove rischia di farci perdere sia l’una che l’altra. Tutto quello che si introduce in azienda in termini di innovazione tecnologica dovrebbe esser guidato da una nuova consapevolezza; un tema che riguarda lo scouting sia per l’individuazione di nuove soluzioni che per la scelta di un partner.

Certamente. Pensiamo per esempio quanto le tecnologie abbiano una rapida obsolescenza e vengano di continuo superate da altre. È la storia di questi ultimi 25-30 anni a portarci verso un approccio d’avanguardia, per questo l’utilizzo dell’innovazione tecnologica deve accompagnarsi con la cultura che circonda quell’utilizzo. Si tratta anche in questo caso di un ambito su cui mettere pensiero e grande tenacia, anche perché i nostri stessi tecnici hanno spesso pareri contrastanti sulla scelta di certe soluzioni tecnologiche o modelli operativi.

 

Anche i tempi contano e a volte si arriva con troppo anticipo nell’introdurre nuove soluzioni. Forse è il rapporto che avete instaurato con grandi aziende che vi dice a che punto siete di questa evoluzione.

Il timing è fondamentale. Se dopo 27 anni riusciamo ad essere all’avanguardia vuol dire che ci siamo mossi secondo una traiettoria corretta, anche se in anticipo, proprio come le navicelle quando rientrano dallo spazio: se non centrano l’angolo di entrata o rimbalzano o si disintegrano. Posizione che ci è oggi riconosciuta da aziende come Enel, Ferrovie dello Stato, grandi imprese che guidano l’innovazione tecnologica e che ci hanno chiesto di affiancarle in alcuni ambiti specifici come l’asset management. Con la divisione ICT di Enel abbiamo stabilito per esempio un’ottima relazione proponendo loro di diventare la prima azienda al mondo ad utilizzare i sistemi di etichettatura elettronica – attraverso la nostra soluzione Smart Point – per la gestione e la manutenzione degli asset nelle loro centrali green nel mondo. Così Ferrovie sull’Alta Velocità con l’esperienza sui primi ETR 500. Un’idea che porterà al prossimo passo: soluzioni end to end su tutta la filiera, dalla produzione di un componente fino al suo smaltimento. Pertanto da asset management per operation e maintenance passeremo a sviluppare concetti e soluzioni di economia circolare. Un processo, appunto, end to end che parta dall’expediting (collaudo presso il Costruttore), passando dal trasporto, immagazzinamento, gestione durante la messa in opera, l’esercizio e quindi lo smaltimento.

Etichettare una valvola, per esempio, significa avere informazioni in tempo reale sulla sua configurazione tecnica e non solo, significa fornire le informazioni alla persona giusta, nel posto giusto e nel momento giusto.

Quello idrico è un settore strategico per il Paese. Già oggi, ma anche in futuro, saranno destinate risorse e sforzi di ristrutturazione organizzativa e strutturale perché si eroghi un servizio di qualità tenendo d’occhio l’impronta di carbonio. Le nostre Soluzioni sono particolarmente efficienti dove ci sono componenti elettrici e meccanici, forti sollecitazioni, non solo idrico e centrali green ma anche oil and gas e raffinerie, ferroviario e utilities dove le nostre soluzioni di etichettatura si dimostrano estremamente efficaci e affidabili nel tempo consentendo di acquisire informazioni su un determinato componente negli anni e favorendo quindi le attività di operation&maintenance.

 

Una certa cultura della tracciabilità è stata spinta dal settore alimentare, mentre oggi si sta estendendo al comparto del lusso, solo per fare un esempio. Le informazioni fornite da Smart Point possono contribuire peraltro a creare gemelli virtuali di impianti di ogni comparto, penso per esempio a quello idrico.

Uno scenario straordinariamente fertile quello dei digital twins su cui stiamo concentrando la nostra attenzione. Oggi offriamo soluzioni integrate tra protezione catodica e digitalizzazione. Sarà per ESA il mercato più importante dei prossimi anni, quello della protezione catodica integrata da altri sistemi come ad esempio Smart Point. E non solo. Siamo già in fase avanzata di sviluppo prototipale di un componente indispensabile nelle misure di protezione catodica in campo. Il nostro nuovo elettrodo di riferimento interrato, mi riferiscono coloro i quali ci stanno lavorando, permetterà agli operatori di rientrare con maggiore facilità nei limiti di conformità del sistema normativo vigente perché il suo impiego garantirà il superamento  delle attuali limitazioni dovute agli errori legati alle cadute di tensione nel terreno.

Il segmento idrico sconta una carenza di competenze indispensabili negli scenari futuri che vogliamo contribuire a colmare. Per quanto riguarda la tecnologia Smart Point essa mi ha consentito di cambiare approccio con i clienti, con i quali ho iniziato a parlare di Soluzioni integrate tra protezione catodica e digitalizzazione, ma anche solo di digitalizzazione dell’asset nonchè di servizi a valore aggiunto frutto di ricerca e sviluppo a favore delle aziende che ne hanno fatto richiesta, e su cui abbiamo investito grazie ai laboratori di Ginevra e Napoli.

 

Il dialogo, la collaborazione tra i team di ricerca rappresenta un ulteriore valore per l’azienda e quindi per i clienti.

Assolutamente si. Il nostro direttore tecnico svizzero ci aiuta a formare giovani portando un modello svizzero in Italia, tant’è che è anche responsabile della direzione tecnica italiana presso ESA. Resta forte la necessità di essere attrattivi nei confronti di nuovi talenti e per questo abbiamo creato un’Academy – ESA Share&Fly – che ci auspichiamo possa creare rapporti sempre più fertili con il mondo Universitario. Abbiamo bisogno di tecnici capaci per preservare il patrimonio su cui il Paese ha investito e costituito da acquedotti, impianti, ma anche treni, ponti, etc. L’Academy ESA Share&Fly forma essenzialmente tecnici di protezione catodica ed elettro-strumentali, oltra a elettronici ed informatici.

 

Svolgete un ruolo propulsivo anche nei confronti di APCE, la vostra associazione di riferimento verso la quale mostrate un convinto impegno.

Crediamo molto nelle aggregazioni, nel lavoro di rete. Sono oltre venti anni che ESA Srl segue e sostiene APCE, io personalmente ho avuto il privilegio di affiancare l’ing. Stella nei momenti salienti dello sviluppo dell’azione dell’associazione. Abbiamo quindi sempre collaborato e per questo continueremo a lavorare con l’associazione con l’obiettivo, tra gli altri, di sensibilizzare le Utilities dell’acqua sulla convenienza tecnico-economica di proteggere dalla corrosione le condotte in acciaio interrate. Costruiremo analisi costi e benefici solide per non perdere questa grande opportunità di sviluppo, sia per ESA che per l’associazione stessa.

 

PUBBLICATO IL
10 Febbraio 2025

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