Dalle CER alle api: visione e progettualità per ripopolare i territori sardi

sardegna

Intervista ad Antonio Sardu, Presidente CER Via del Sole, Sestu (CA)

Di Emanuele Martinelli

 

Quali principi vi hanno spinto ad intraprendere un percorso così sfidante e quali obiettivi vi siete posti per la Comunità Energetica di cui lei è il Presidente?

La prima forte motivazione è derivata dalla preoccupazione per la crisi energetica internazionale, con le forti ripercussioni registrate anche nel nostro Paese. Ci siamo chiesti se avessimo realmente a disposizione gli strumenti per renderci autonomi in campo energetico, considerando che siamo titolari di diverse attività ad alto consumo energetico. Personalmente gestisco peraltro quattro ristoranti sotto il marchio La Corte del Sole e il problema si è reso evidente in tutte le sue sfaccettature. Abbiamo quindi analizzato le aree a nostra disposizione e, consapevoli di poter disporre di un’organizzazione ben strutturata, abbiamo deciso di dare concretezza all’idea della Comunità Energetica avviando il progetto in stretta partnership con Energy4Com.

 

La Corte del Sole è senza dubbio un soggetto energivoro; tra i maggiori centri commerciali della Sardegna, ospita numerosi negozi, ristoranti e altre attività. È evidente che, con l’aumento dei costi energetici, la sostenibilità economica sia diventata una questione centrale.

Un problema che si è posto per tutte le realtà imprenditoriali con queste caratteristiche nel nostro Paese. La Corte del Sole conta ben 170 negozi, oltre a sette punti dedicati alla ristorazione. Abbiamo dunque affrontato una criticità che si è trasformata in una straordinaria opportunità, grazie a un progetto entusiasmante che non solo coprirà il fabbisogno energetico dell’intero sito ma, una volta acquisita piena padronanza del processo, potrà estendersi ad altri poli energivori situati lungo l’asse della SS 131. Parliamo di migliaia di metri quadri di superfici commerciali, con realtà che attendono e desiderano sviluppare un modello di questo genere.

 

La CER rappresenta quindi una sorta di chiave d’accesso per supportare, a tendere, un territorio più esteso?

Il primo intervento riguarda la produzione di energia con un impianto di 3 MW con al centro la Corte del Sole. La cooperativa è associata al contiguo Mercato Agroalimentare della Sardegna, la più grande struttura all’ingrosso per l’ortofrutta in Regione, dove è prevista la realizzazione di ulteriori 4 MW. Siamo già nella fase operativa con l’installazione dei pannelli fotovoltaici. Contiamo di inaugurare l’impianto per primavera 2026. Stiamo al momento definendo l’assetto di disponibilità dell’area con l’intento di chiedere un diritto di superficie sulla stessa in modo tale da poter dare agli enti finanziatori la possibilità anche di porre ipoteche.

 

Oggi si parla molto, e spesso a vuoto, di cura del territorio, di economia circolare, di mettere a sistema valori attraverso una rete di esperienze. La collaborazione con Energy4Com va in questa direzione?

Si, ma non tutto è studiato a tavolino, spesso si creano sinergie in modo spontaneo e molto “umano”. Sono sempre gli uomini a fare la differenza, al di là dei modelli, a dare senso a quello che si fa; sono le persone con le proprie competenze, volontà, passioni e aspirazioni. Quando sono venuto per la prima volta nell’area dove oggi sorge la Corte del Sole, c’erano solo pastori con le proprie pecore al pascolo; la pastorizia è rimasto un ambito importante per l’economia locale ma abbiamo avuto l’ambizione e c’erano le condizioni per creare il centro commerciale più grande della Sardegna. È proprio nella complementarità di queste azioni – dall’agricoltura alla pastorizia, fino al miglioramento dei processi commerciali – che la Regione Sardegna può ritrovare nuovo slancio, soprattutto economico, anche a fronte dello spopolamento in atto. Promuovere uno sviluppo che sia economico, sociale e ambientale allo stesso tempo può davvero fare la differenza. Può attrarre i giovani, convincerli a restare o a riportare sull’isola chi è andato via. Quando un territorio si muove, crea opportunità, si prende cura delle sue risorse e dà spazio alle idee. Solo così torna un luogo dove vale la pena costruire il proprio futuro.

 

Il connubio tra senso di Comunità e indipendenza energetica può risultare culturalmente deflagrante, in positivo.

Con la costituzione della CER abbiamo fatto passi molto importanti in questo senso, ma siamo ancora all’inizio. Il mio sogno è creare una CER di livello regionale, dove non si aggreghino solo le imprese ma anche le famiglie. Voglio offrire un servizio che permetta ai cittadini di avere uno sconto significativo sulla bolletta energetica, riducendo i costi e partecipando al tempo stesso a un progetto di Comunità. Appena possibile, inizieremo ad aggregare le famiglie di Sestu, il Comune che ci ospita. E poi andremo avanti, perché è possibile consociare anche altri comuni e ampliare il progetto. Un’iniziativa di valore che deve mirare a introdurre nuovi servizi formando una diversa mentalità anche nei cittadini. Un cambiamento che non riguarda solo l’energia, ma anche il modo in cui la collettività convive, che innesca quindi nuovi processi culturali in grado di far evolvere persone e cittadini.

 

Un processo fortemente innovativo che ha bisogno di tempo per sedimentarsi.

Certamente, sia dal punto di vista dell’innovazione tecnologica – su cui ci supporta egregiamente Energy4Com – che dell’utilizzo delle risorse economiche necessarie, su cui sono impegnato direttamente. A cui si aggiunge la possibilità creare nuovi servizi o di implementare quelli esistenti, come per esempio la crescita di mobilità elettrica locale e regionale. Ci aspettiamo che una spinta fortemente innovativa anche in termini di idee possa arrivare dai giovani, dalle scuole e dalle università, che dovranno dimostrarsi reattivi agli stimoli e proporre soluzioni che forse oggi non siamo in grado di immaginare.

 

Il Centro si trova all’interno dell’area metropolitana di Cagliari. Si tratta di contesti che in genere hanno posto poca attenzione alla bellezza, alla rigenerazione urbana. Forse le CER potrebbero contribuire a far crescere anche questo aspetto. Cosa ne pensa?

Il rapporto tra sviluppo e tutela dei beni naturalistici è certamente da riequilibrare in Regione. Mi ha particolarmente preoccupato l’assalto alle energie rinnovabili in Sardegna, che ha creato perplessità e problemi sia tra la popolazione che tra le istituzioni politiche. Tuttavia, non si possono adottare scorciatoie di comodo senza riflettere sulle conseguenze. Per questo servono visione e una vera regia, con valutazioni approfondite che guardino al breve, medio e lungo periodo. Anche gli interventi non speculativi, se affrontati con un approccio poco serio e illuminato, finiscono per porre solo limiti e barriere che poi si riverberano su cittadini e imprese. Poco tempo fa per esempio, è stata bocciata la proposta per un nuovo impianto fotovoltaico da installare su un’ex discarica; questo è avvenuto perché la normativa stabilisce che qualsiasi intervento a meno di 6 km da un bene archeologico non possa essere autorizzato. In Sardegna ci sono 2000 nuraghi! Una situazione paradossale. Su questa terra è molto difficile dare il via a qualsiasi progetto; lo stesso Piano Paesaggistico Regionale (PPR) del Decreto Soru avrebbe potuto portare a buone soluzioni ma blocca tutto a 2 km dal mare. Non è possibile andare avanti su questa strada, bisogna fare delle scelte accurate, precise. Per lo sviluppo di quest’isola si parla sempre di incremento del turismo, ma senza nuovi servizi non sarà mai possibile. In quasi tutti i comuni oltre il 60% dei giovani, dopo il diploma o la laurea, si trasferisce perché qui non ha alcuna possibilità d’impiego o crescita. Il turismo, per poter diventare una fonte stabile di lavoro, deve trasformarsi in un progetto vivo tutto l’anno e comunque non può essere l’unica risorsa su cui fare affidamento. Come per tutto il Paese, anche in Sardegna servono soluzioni per riportare sui territori una vera un’industria dell’innovazione, che peraltro potrebbe sfruttare la nostra posizione geografica strategica.

 

Il lavoro stagionale certamente non paga. Sappiamo quanto il nostro Paese sia carente nella creazione di strategie di lungo periodo. Forse questo “miracolo” potrebbe avvenire a livello regionale.

Per crescere non possiamo certamente puntare su una nicchia di persone che magari spende 5000 euro al giorno per una stanza in una struttura di lusso. Bisogna pensare alla massa a cui garantire servizi di qualità a costi accessibili, che può contribuisce in modo sostanziale all’economia, magari distribuendo i propri periodi di riposo su più mesi durante l’anno. Potremmo attrarre turismo da aprile a ottobre compreso, ma servono politiche che rendano sostenibili i costi e che aumentino i servizi, quelli legati ai trasporti, alla mobilità e alla connettività per esempio. Integrando tutto questo con attività commerciali, agricole e industriali avanzate, d’avanguardia. Questo paradiso si popolerebbe certamente.

 

Serve anche alimentare sogni e a volte utopie, a tutte le età. Lei trasmette entusiasmo; chiudiamo quindi l’intervista con un desiderio che per lei si sta trasformando in progetto e quindi in futuro.

Condivido questo pensiero ed è per questo che oggi sono impegnato in una nuova sfida: creare la fabbrica di miele più importante della Sardegna. È un progetto con una forte ricaduta ambientale ed ecologica, perché le api sono portatrici di benessere. Un prodotto di alta qualità che verrà commercializzato non in barattoli classici ma in contenitori composti da miele e cera, esattamente come lo producono le api, senza alcuna contaminazione o manipolazione umana. Questo ci consentirà di conservare tutte le proprietà organolettiche del miele, che altrimenti andrebbero in parte perdute durante la lavorazione. Un valore aggiunto nettamente superiore rispetto al classico vasetto. Sono partito con 200 arnie, quest’anno arriveremo a 600 e l’anno prossimo a 1200; l’obiettivo è di raggiungere almeno diecimila unità, generando circa 300 posti di lavoro. Attualmente siamo attivi all’interno del complesso forestale Monte Arcosu-Piscinamanna che costituisce la foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino del Mediterraneo. Qui abbiamo già diverse postazioni e ci stiamo espandendo nei boschi. Tutto questo in piena sinergia con l’Agenzia Forestale Regionale per lo Sviluppo del Territorio e dell’Ambiente della Sardegna (FoReSTAS) che ha subito dimostrato entusiasmo per il progetto. Posizioneremo le arnie anche lì, per produrre miele di corbezzolo e altre varietà locali. È un’attività che mi appassiona sempre di più, mi dà stimoli nuovi e mi coinvolge profondamente. Un progetto che restituisce dignità a ciò che produciamo. L’identità merita di essere riconosciuta, rispettata, raccontata nel mondo. Nel mio apiario le arnie sono organizzate in modo da far lavorare le api su piccole sezioni, divise in porzioni; io non faccio altro che raccoglierle, metterle in scatole eleganti e venderle a costi accessibili a tutti. Un sogno diventato progetto. Come dovremmo esser capaci di immaginare e realizzare per il futuro della nostra Regione e del nostro Paese.

 

 

Per restare aggiornati sul progetto: https://energy4com.eu/progetti/via-del-sole/

PUBBLICATO IL
5 Maggio 2025

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