La Conferenza ESRI rappresenta uno dei punti più alti dell’anno per comprendere quali processi d’innovazione stiano attraversando e cambiando il mondo delle Utility ma non solo. Ne abbiamo parlato con Michele Ieradi, CTO ESRI Italia.
Di Emanuele Martinelli e Martina Ginasi
Su quali punti in particolare è stata concepita e progettata la Conferenza ESRI di quest’anno?
Abbiamo introdotto alcuni elementi di novità a partire dalla Sessione Plenaria, come sempre con ospiti di rilievo che ci porteranno all’interno di mondi trasversali che per natura comprendono sistemi GIS avanzati. Parleremo di AI, Space Economy, Climate Change contestualizzando il nostro ambito all’interno di un quadro più ampio. Saranno presentati progetti concreti, già realizzati, che porteranno dati su soluzioni realmente innovative e già implementate su diversi ambiti.
Può accennare a uno dei casi che verranno presentati?
Parleremo per esempio dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale che si inserisce nel contesto più ampio della gestione delle acque e del rischio idrogeologico sempre più evidente che il Paese corre. Un caso che farà ben comprendere come oggi sia necessario connettere argomenti fino a qualche tempo fa affrontati solo “a silos”. La gestione delle reti – idriche, elettriche, di telecomunicazioni – è sempre più influenzata dai cambiamenti in corso; grandi player come ACEA o A2A stanno iniziano a ragionare in modo diverso, dove la manutenzione ordinaria tiene conto del contesto territoriale, dei fenomeni ricorrenti in un’area sviluppando quindi scenari evolutivi, magari integrando nuove tecnologie geospaziali, per capire come performare meglio la rete non solo nel contingente ma secondo prospettive di medio e lungo periodo. Non ci concentreremo quindi solo sugli aspetti tecnologici ma approfondiremo gli impatti concreti di progetti territoriali sviluppati e realizzati nell’ultimo anno in Italia e in Europa.
Vorremmo davvero ispirare chi ci ascolterà, per mostrare che si possono realizzare progetti importanti con limiti da porre solo all’immaginazione, non certo nelle tecnologie. Porteremo l’esempio di Rete Ferroviaria Italiana che ha dato il via al censimento di tutte le 2200 stazioni con l’obiettivo di ricostruirle in 3D; si sono resi conto infatti che spesso mancavano i modelli BIM e in alcuni casi addirittura il CAD. Abbiamo quindi workflow innovativi che hanno permesso di ottenere risultati concreti in pochi mesi digitalizzando oltre un quarto delle stazioni. Un esempio per dire che se alcuni progetti venissero scalati e inquadrati in una visione strategica più ampia, potrebbero davvero contribuire a rendere i territori più avanzati, più attrattivi e a rilanciare il Paese in termini di qualità dei servizi.
Quello della pianificazione territoriale è un tema fondamentale per il nostro Paese, soprattutto per quelle aree che oggi stanno vivendo evidenti criticità e un forte rischio di spopolamento.
Alcuni attori come RFI o le Utility sono certamente soggetti strategici da questo punto di vista. Si tratta di attivatori di sviluppo territoriale come dimostra la collaborazione tra RFI e Ministero del Turismo. RFI ha realizzato un’analisi per individuare i borghi italiani di maggiore interesse culturale collocati in prossimità delle stazioni ferroviarie, con l’obiettivo di pianificare un modello di rigenerazione territoriale che parta proprio dall’infrastruttura di trasporto. L’idea è semplice ma concreta: un borgo non può rinascere solo offrendo case a basso costo, come si è tentato di fare in passato; se mancano servizi essenziali come la connessione a internet, l’energia o i trasporti, quei luoghi resteranno isolati e poco attrattivi, soprattutto per i giovani. Invece, se si costruisce un’offerta completa che integri fibra ottica, mobilità accessibile, reti affidabili e sostenibilità ambientale, allora quei borghi torneranno ad avere un futuro. Il progetto ha coinvolto finora 20 borghi che possiedono queste caratteristiche: valore storico e paesaggistico, una stazione ferroviaria vicina e il potenziale per essere nuovamente connessi sotto ogni punto di vista. L’iniziativa mira a trasformare le stazioni in centri polifunzionali utilizzando fabbricati, con spazi disponibili, e aree esterne in disuso così da metterli a disposizione della cittadinanza con l’inserimento di servizi polivalenti e di pubblica utilità. Il Ministero del Turismo ha quindi deciso di investire per rafforzare proprio questi elementi, migliorando l’accessibilità e i servizi, per rendere quei luoghi realmente abitabili, non solo visitabili. È un’iniziativa che dimostra come, se ben orchestrate, le infrastrutture possono diventare leva strategica per il ripopolamento e lo sviluppo di aree depresse. È anche una risposta concreta a una nuova domanda abitativa. Ci sono molte persone, come i nomadi digitali, che sarebbero felici di vivere in un piccolo borgo, purché ci siano le condizioni minime per lavorare e vivere bene.
È fondamentale orientare scelte e investimenti su basi oggettive e misurabili, fornire un supporto strategico per le decisioni pubbliche e private.
Il punto di partenza è la conoscenza. Conoscere in modo approfondito gli elementi fondamentali di un territorio, a cominciare dai servizi disponibili, è il primo passo per costruire una strategia di rilancio credibile e sostenibile. ESRI da questo punto di vista fornisce strumenti che rendono visibile ciò che spesso resta nascosto: dove sono le infrastrutture, come funzionano, quali mancano e quali potrebbero essere potenziate. Questa visione chiara e oggettiva consente a diversi attori di intervenire con maggiore consapevolezza anche in termini d’investimento. Ma servono banche dati territoriali con parametri standardizzati, utili per stimare il ritorno dell’investimento non solo in termini finanziari ma socio-economici; proiettare l’intervento sulla generazione di valore per la comunità, sulla possibile crescita della popolazione residente o quella attirata dai giovani. Analisi per mettere in relazione tutto questo con la qualità dei servizi offerta ma fondata su dati oggettivi, che consentano di misurare in modo trasparente l’impatto reale di un investimento sul territorio. Questo sposta il baricentro della valutazione, non più solo quanto rende economicamente, ma quanto restituisce in termini di benessere e sviluppo locale. L’aumento del numero di ristoranti, negozi, luoghi di incontro o attività culturali è un chiaro indicatore che una zona sta vivendo un processo di rilancio. Al contrario, se questi elementi scarseggiano, è molto probabile che quella zona sia in una fase di depressione economica e sociale. Questi fenomeni vengono quantificati e visualizzati attraverso dashboard personalizzate per ciascun territorio, che raccolgono e mettono in relazione i dati provenienti da diversi indicatori socio-economici. Un approccio che consente di monitorare progressi in tempo reale e di valutare l’impatto delle politiche e degli investimenti in modo oggettivo e misurabile.
L’evoluzione dei vostri sistemi si muove su piattaforme standard ma personalizzabili dunque?
Il punto di partenza lo fornisce la nostra piattaforma online con la parte analitica, sviluppata con un gruppo di data scientist per l’analisi dei dati. Successivamente si generano dashboard personalizzate per ogni progetto e investimento che contengono parametri specifici relativi al singolo territorio. Con questa metodologia è possibile fare un confronto diretto tra ambiti diversi fornendo agli investitori informazioni utili sulle priorità d’intervento anche in termini di valore sociale e di potenziale impatto a lungo termine.
Abbiamo parlato di aree remote; ma anche le aree urbane, le città metropolitane, necessitano di grande attenzione e cura. Presenterete progetti avanzati in merito?
Abbiamo realizzato un progetto di grande portata per il Comune di Roma, a supporto delle 99 riqualificazioni urbanistiche previste. Alcuni progetti sono già pronti per essere affidati, altri necessitano ancora di investitori; per questo sono stati presentati recentemente al Mipim di Cannes, Mercato Internazionale dell’Immobiliare. Inizialmente l’idea era di far conoscere semplicemente queste aree, ma poi abbiamo deciso di fornire un valore aggiunto immaginando scenari completi di trasporti e servizi. Abbiamo mappato e fatto proiezioni su servizi di spazzamento, raccolta rifiuti, gestione degli spazi verdi, scuole, ospedali e ogni altro servizio che potrà incidere sulla qualità della vita in quella zona. Tutto questo sarà raccontato durante la plenaria della Conferenza. Progetti da guardare in un’ottica di lungo periodo conoscendo la portata di alcuni investimenti infrastrutturali già pianificati e spesso già finanziati. L’obiettivo non è solo dunque di attrarre investitori per progetti a breve termine, ma far comprendere che investire in un’area con un piano di sviluppo ben definito e con infrastrutture future garantite è molto più sicuro e strategico. Questo è il valore aggiunto che stiamo portando al Comune di Roma, con una visione più ampia e un approccio proattivo. Le città metropolitane sono cruciali per il futuro del nostro Paese e non possiamo permetterci di ignorarle. La trasformazione delle grandi città non riguarda solo l’espansione fisica, ma anche la creazione di ambienti più sostenibili grazie a una gestione intelligente dei servizi, delle risorse e delle infrastrutture. Lo sviluppo urbano non è solo una questione di dimensioni, ma di qualità della gestione e della pianificazione strategica. È quello che ha dimostrato Milano nei fatti in questi anni: grandi investimenti dai privati e servizi di qualità di competenza del comune dando il via a un cambiamento che in 25 anni ha trasformato Milano da una città provinciale a una metropoli europea. Anche ESRI ha dato al capoluogo lombardo un contributo importante perché questo diventasse realtà.
Il tema della sostenibilità è sempre più legato alla gestione ottimale delle risorse, idriche ed energetiche in particolare. Temi che la Conferenza affronterà anche nelle sessioni tecniche.
Le tecnologie GIS e le piattaforme avanzate per la raccolta dati sono fondamentali per controllare i flussi energetici, idrici e monitorare i servizi in tempo reale, con l’obiettivo di fornire soluzioni che siano scalabili, adattabili a contesti diversi, e che aiutino appunto a ottimizzare le risorse. Stiamo lavorando su nuove iniziative come le Comunità Energetiche per esempio, per capire come sfruttare al meglio le risorse rinnovabili; CER da integrare in sistemi più ampi accessibili a tutti i cittadini, indipendentemente dalla zona geografica in cui vivono, e siano propedeutici alla creazione di nuovi servizi. Siamo da sempre concentrati sull’asset management, dove possiamo dire di portare soluzioni d’eccellenza a livello nazionale e internazionale. La Conferenza presenterà tra le altre soluzioni dedicate alla ricerca di aree per la produzione di energia, soprattutto in settori come quello ferroviario e stradale; concependo l’infrastruttura viaria come strumento di collegamento anche per Comunità Energetiche Rinnovabili. Tecnologie ESRI dunque che consentono di identificare i luoghi ideali per installare impianti fotovoltaici o microeolici. La possibilità che diamo di calcolare il ritorno sugli investimenti in anticipo è un fattore chiave, specialmente quando si tratta di progetti così complessi come quelli relativi alle rinnovabili, per loro natura non programmabili. Questo approccio non solo consente di fare previsioni più accurate, ma offre anche una base solida per la definizione dei prezzi, rendendo tutto il processo più efficiente e prevedibile.
Parliamo di analisi costi benefici affidabili per ottimizzare gli investimenti. Servono strumenti sempre più sofisticati per arrivare a stime reali; anche rispetto al fatto che le variabili di cui tener conto siano sempre più numerose e complesse.
È così; per questo la Conferenza presenterà i casi di Ferrovie e Anas che stanno adottando questo tipo di approccio soprattutto per quanto riguarda la progettazione delle proprie reti dati. Ottimizzare lo spazio e le risorse per la diffusione della fibra significa ampliare l’utilizzo aprendola anche ad altri soggetti. Un ottimo esempio per capire come la conoscenza e la gestione accurata degli asset possano portare a un miglioramento complessivo del sistema. Quando questi enti pubblici utilizzano tecnologie avanzate possono condividere e ottimizzare l’utilizzo di più infrastrutture, creando un impatto positivo non solo sulle proprie organizzazioni ma sul sistema Paese stesso. Il punto di svolta crediamo sia sempre la trasparenza dei dati che facilita l’implementazione dei progetti e crea le condizioni per un approccio più ordinato nella gestione delle risorse; con la possibilità di monitorare, analizzare e utilizzare le informazioni in tempo reale, la qualità della pianificazione e dell’esecuzione dei progetti migliora notevolmente. Questo, alla fine, si traduce in vantaggi concreti per le aziende e per il sistema pubblico.
L’interoperabilità dei dati, come hai sottolineato, rappresenta una delle sfide più grandi nel settore.
Il tema delle competenze è il cuore di tutto il processo. Se i dati sono l’elemento centrale del cambiamento, le persone che li gestiscono devono essere adeguatamente formate per utilizzarli al meglio. Questo non riguarda solo i professionisti delle aziende, ma anche chi opera nelle istituzioni pubbliche, dove la formazione continua è fondamentale per rendere possibile una transizione digitale davvero efficace. ESRI da questo punto di vista ha sicuramente svolto un ruolo importante implementando percorsi formativi in grado di far crescere una cultura digitale. Va in questa direzione l’apertura ormai prossima di una nostra sede presso l’Università di Napoli. Oggi il sistema formativo italiano non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze del mercato in termini di competenze digitali; c’è una carenza evidente, soprattutto in ambiti specifici come quello dei data scientist, che necessitano di una formazione trasversale che comprende statistica, informatica, economia, sociologia. Ripeto, per tradurre i dati in strategie e operation, servono certamente competenze interdisciplinari.
L’integrazione tra nuove tecnologie è un altro dei punti che toccherete alla Conferenza, da sempre nelle corde di ESRI.
Quando parliamo di tecnologie avanzate, dati complessi, sostenibilità, la sfida non va solo sulla disponibilità di contenuti, ma sul linguaggio e la capacità di comunicare in modo comprensibile e coinvolgente tra soggetti di diversa estrazione. Dietro semplici app c’è un mondo di dati, modelli matematici, geolocalizzazione, machine learning, che se spiegato nella giusta modalità può davvero colpire e affascinare anche chi non ha una formazione tecnica. Il problema del linguaggio è una delle barriere principali; per questo la Conferenza proporrà esperienze quotidiane come la navigazione, la mobilità, i social network, cercando di costruire attorno a questi strumenti un racconto semplice che faccia comprendere tecnologie complesse. Vedremo come semplificare non voglia dire banalizzare, ma rendere la complessità trasparente e accessibile. Più ci si avvicina a questa modalità più il tema può diventare attrattivo per le nuove generazioni, che sono sempre più propense ad abbracciare tecnologie che, se presentate correttamente, offrono infinite possibilità. Con consapevolezza ma riconoscendone la complessità.