Il 14 e 15 maggio a Roma imprese, PA, Utility e istituti di ricerca a confronto, con la condivisione di casi concreti e best practice. Intervista a Franco Curatola, Utilities and Oil&Gas Key Account Manager Esri Italia
Di Emanuele Martinelli e Martina Ginasi
Quali linee strategiche state seguendo per spingere sempre più il settore delle Utility verso processi d’innovazione?
Esri Italia – e più in generale Esri a livello internazionale – negli ultimi anni ha dedicato molta attenzione al settore delle utility, in particolare a quello idrico. In un certo senso, ha anticipato le trasformazioni che oggi stanno prendendo forma in Italia, anche grazie ai fondi del PNRR. L’approccio della tecnologia GIS di Esri non è più limitato alla semplice gestione cartografica, ma si è evoluto verso un sistema di asset management basato sui sistemi informativi geografici. La cartografia tradizionale non è più dunque l’unico elemento di riferimento: oggi si integrano componenti tridimensionali, immagini satellitari e concetti avanzati come il digital twin. Una complementarietà di informazioni che consente di sapere non solo dove si trova un asset e a quale distanza dal mezzo operativo; ma il focus si sposta sulla comprensione del funzionamento della rete in tempo reale, sull’individuazione dell’intervento necessario e sulla gestione ottimizzata delle manovre da compiere sugli impianti e sui distretti idrici. L’obiettivo dunque è di massimizzare l’efficienza della rete e migliorare il servizio. Da un sistema tradizionale siamo dunque passati a un vero e proprio gemello digitale della rete, che include anche l’asset management. Aspetto chiave è l’integrazione: i sistemi Esri si interfacciano in modo nativo con altri strumenti informativi aziendali, come i software di workforce management e i sistemi ERP (da SAP ad altri). Questo li rende una componente centrale non solo per la gestione operativa delle Water Uilities, ma anche di molti altri settori.
Avete fatto un grande lavoro di disseminazione; quanto è stata importante formare le persone all’interno delle utility?
Abbiamo lavorato con impegno sulla formazione e sulla comunicazione, perché ci siamo resi conto fin da subito che i nostri interlocutori stavano cambiando. Oggi gli operatori che utilizzano i nostri sistemi di gestione non sono più solo cartografi o esperti informatici, ma ingegneri idraulici e operatori che gestiscono quotidianamente le infrastrutture. Per questo, abbiamo dovuto ripensare gli strumenti che mettiamo a loro disposizione: non più sistemi GIS complessi, maapplicazioni mirate, progettate per gestire specifici task operativi. Per esempio, gli operatori sul campo hanno bisogno di strumenti che attivino funzionalità di tracciamento della rete e li guidino nelle manovre da eseguire. Alcune applicazioni che sviluppiamo sono quindi focalizzate esclusivamente su queste attività. D’altra parte, il back office e gli analisti dispongono di strumenti più avanzati, pensati per supportare le loro attività di analisi e pianificazione. Naturalmente, esiste ancora una nicchia di professionisti GIS, responsabili della certificazione e gestione del dato. Un patrimonio importante, e il loro ruolo rimane fondamentale; si tratta di professionisti che garantiscono che il geodatabase sia sempreaffidabile e congruente, rendendolo disponibile all’intera organizzazione come dato certificato. Di fatto il workflowoperativo di un’utility si basa su questa struttura: gli operatori utilizzano strumenti specializzati per le loro attività quotidiane, mentre un numero ristretto di esperti GIS ha il compito di verificare e certificare i dati. Questo garantisce che, giorno dopo giorno, le informazioni restino aggiornate, corrette e utilizzabili da tutti.
Ci confrontiamo spesso con aziende che cercano di offrire servizi sempre più integrati, con una visione d’insieme che unisce i vari elementi del sistema. In un certo senso avete anticipato i tempi, riconoscendo che tecnologie molto verticali e settoriali avrebbero dovuto dialogare tra loro secondo principi di interoperabilità. Questo approccio non solo ha cambiato il modo in cui le aziende gestiscono i loro sistemi, ma sta anche influenzando la struttura stessa delle nuove gare. A che punto siamo di questo processo?
Siamo giunti ad un certo grado di maturità. Le gare di cui parli stanno finalmente uscendo e oggi il GIS non è più visto come uno strumento di nicchia, riservato a pochi esperti che avevano un controllo quasi esclusivo sui dati aziendali. Oggi è diventato un vero e proprio collettore di informazioni. Questo è particolarmente evidente nel settore delle Water Utilities, così come nel gas e nell’elettrico: per queste aziende, il territorio stesso è lo “stabilimento di produzione”. Non si tratta di una fabbrica fisica, ma di una rete diffusa che fornisce servizi pubblici essenziali. Di conseguenza, il sistema informativo geografico è diventato l’elemento chiave che associa agli asset di rete a tutte le altre informazioni aziendali, rendendo possibile una gestione più integrata ed efficiente. È necessario quindi andare oltre le vecchie impostazioni delle gare e promuovere una visione in cui il GIS ha un ruolo centrale e strategico nella gestione delle infrastrutture.
Sai bene quanto l’attività di Energia Media sia legata a territori intelligenti e Smart Land, un’idea che hai contribuito con Esri a diffondere negli anni. Un territorio così poliforme come il nostro ha bisogno di dati puntuali e precisi. Proprio per questo, oggi, l’idea di personalizzazione e conoscenza territoriale è diventata ancora più strategica. Cosa ne pensi?
Oggi le tariffe sono ormai stabilite, quindi efficientare le attività non è più un’opzione, ma una necessità. Le aziende che gestiscono servizi pubblici in concessione si aspettano di avere una conoscenza sempre più approfondita del territorio in cui sono distribuiti i loro asset e il loro patrimonio. Non si tratta più solo di avere una rappresentazione inplanimetria, ma anche in altezza, motivo per cui il focus si sta spostando sempre più sul 3D. L’obiettivo è quello diabilitare sopralluoghi virtuali, migliorando la gestione e la manutenzione delle infrastrutture, riducendo i costi e aumentando l’efficienza operativa.
Questo discorso si collega a un tema di grande attualità, la transizione energetica ed ecologica. Oggi, la gestione degli asset non riguarda solo la loro operatività, ma anche il loro valore strategico. Alcune infrastrutture vanno valorizzate,altre devono essere dismesse o riconvertite. La conoscenza degli asset non serve solo a gestirli meglio, ma anche a comprenderne il valore reale e il loro possibile riutilizzo. Spesso ci sono differenze tra chi gestisce e chi possiede queste infrastrutture. A tutto questo si aggiunge un aspetto etico e di sostenibilità: mantenere un’infrastruttura in buono statonon è solo una questione di efficienza economica, ma anche di responsabilità verso l’ambiente e la società.
Assolutamente, hai toccato un punto centrale: l’importanza di valorizzare gli asset anche per sviluppare nuovi servizi. Per questo, alcuni nostri clienti di grandi dimensioni stanno iniziando a proporsi anche come fornitori di soluzioni GISper altre aziende e questo non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. È un chiaro segno che in Italia siamo molto avanti sui servizi di pubblica utilità che si possono oggi connettere con altri ambiti a favore di cittadini e imprese. Tutto parte dalla conoscenza e dalla capacità di utilizzare i dati per progetti di sviluppo.
Anche quest’anno la Conferenza Esri si preannuncia come un momento centrale per i diversi settori che vi vedono impegnati, da quello delle Utility a quello della difesa.
La nostra Conferenza si terrà come di consueto a Roma all’Hotel Ergife il 14 e 15 maggio. Sul sito di Esri sono presentate tutte le modalità per avanzare proposte, proporre paper o altre iniziative. La Conferenza è un’agorà d’innovazione che fa il punto, con molta concretezza e casi pratici, sul grado di sviluppo raggiunto da più settori. I temi principali saranno legati alle infrastrutture, al digital twin e, ovviamente, all’intelligenza artificiale, sempre più centrale quando si parla di innovazione. Quest’anno mostreremo risultati concreti, realizzazioni portate a termine, a partire dalla nostra sessione plenaria in cui i top manager di importanti clienti daranno spazio all’adozione di nuove tecnologie. A seguire, nelle sessioni tematiche e tecniche, si potranno esplorare i progetti realizzati e assistere a presentazioni live dei sistemi in azione.
Faremo parlare le Utility, ma non solo. Avremo un importante focus su infrastrutture stradali e ferroviarie. Ci occuperemo inoltre di igiene urbana e ambiente, un settore con un importante “risveglio”, soprattutto nelle grandi città, dove la Digital Transformation è ormai una realtà. Molte aziende di questo comparto si sono dotate di strumenti avanzati e avremo l’opportunità di testarli dal vivo e di confrontarci direttamente con i manager coinvolti.
Parlare di esperienze concrete significa affrontare anche il tema dei costi/benefici dell’innovazione.
Esatto, ora finalmente possiamo parlare di risultati, di progetti realizzati; alcuni li avevamo già intravisti l’anno scorso, ma la gran parte dei finanziamenti del PNRR è stata spesa, quindi vedremo i frutti del lavoro svolto. Naturalmente avremo una sessione specifica dedicata alle Water Utilities, e vedremo esempi d’integrazione tra settori strategici come gas, rinnovabili ed elettricità in risposta alla sempre più impellente necessità di creare per territori e aree vaste sistemi di mix energetico e Smart Grid virtuosi.