Di Emanuele Martinelli
Quali contraddizioni trascinano un mondo che guarda, nei fatti, a una drammatica sopravvivenza quotidiana facendo al tempo stesso emergere la volontà – su molti territori in Italia ma ancor più nei paesi europei più avanzati – di mantenere una prospettiva di medio e lungo termine? Si prova con la seconda a sviluppare una sorta di antidoto all’avvelenamento della prima contingente situazione. Obbligati a una concentrazione quasi naturale sulle questioni malate che le guerre in corso ci propongono, corriamo il rischio che buona parte delle energie progettuali che pareva ci fossimo costruiti vedano rallentare il proprio corso ideale e operativo. L’eccidio in corso a Gaza perpetrato da Israele, la distruzione lenta ma progressiva dell’Ukraina a causa della Russia, la vicinanza al pericolo atomico in Iran, trascinano inevitabilmente il mondo a occuparsi di trasformazioni più vicine al temine vita più che a un’evoluzione verso prospettive future. Nel nostro immaginario, e più ancora per i mondi dell’innovazione che frequentiamo, USA e Israele erano sinonimo di avanzamento tecnologico, di ricerca e futuro, per esempio nel mondo dell’e-mobility o dello smart water, solo per citare due settori fortemente rappresentativi. Ora leggiamo d’innovazione e di finanziamenti d’incredibile portata solo in ambito militare mentre ancora di recente in Europa si parlava, pur con alterno ma tenace entusiasmo frutto di una visione, di Green Deal, di lotta ai cambiamenti climatici, di sostenibilità; con l’ambizione di posizionare il nostro continente come luogo avanzato frutto in primis di democrazia e libertà. Ora tutto questo pare messo in secondo piano, con la tendenza verso un pensiero (per fortuna non unico) vocato alla sopravvivenza. La formazione degli Stati Uniti d’Europa darebbe – con politiche comuni per economia, welfare, difesa, ricerca e formazione – risposte nuove a criticità antiche che oggi paiono irrisolvibili; e forse siamo andati già oltre il tempo massimo consentito perché questo progetto costruttivo e “creativo” si possa attuare. In questo contesto crediamo però che ancor più di qualche anno fa sia doveroso continuare a parlare di progetti territoriali, Smart Land, Smart City, servizi di pubblica utilità evoluti. Deve diventare obiettivo primario di una comunità possibilmente sempre più allargata per opporsi a una deriva che pare ineluttabile. Un tentativo di farsi antidoto al veleno sparso da chi affama e fa morire di sete cittadini e bambini inermi come avviene a Gaza, tornando a una disumanità che non era possibile immaginare di questi tempi. Si avverte una grande sproporzione rispetto alla nostra patinata situazione, è vero, ma non c’è altro modo che far emergere le tante esperienze positive che a ogni latitudine esistono, per pensare ci sia ancora una possibilità di rinascita anche in luoghi sempre più martoriati e calpestati. Con questo spirito vivremo la prossima settimana la quarta edizione di Recanati Smart Land, una cittadina marchigiana evocatrice di cultura e civiltà che si contrapporrà, grazie alle tante persone di qualità che lì si riuniranno e alla propria bellezza colta, al degrado in primis etico e morale a cui stiamo assistendo.