In soli due anni, Aquanexa ha dato vita ad un modello industriale nuovo nel panorama italiano dei servizi idrici, aggregando storie e competenze diverse per offrire soluzioni integrate lungo l’intera catena del valore.
Un progetto ambizioso che guarda oltre la digitalizzazione spinta dal PNRR, abbracciando sfide come la gestione delle acque meteoriche, l’efficienza energetica e l’espansione verso i settori industrial e agricolo.
Ne parliamo con Andrea Lanuzza, CEO del Gruppo, per fare il punto sulla strategia di crescita, l’integrazione delle società acquisite e la visione che guiderà Aquanexa in questo 2026.
Di Emanuele Martinelli e Martina Ginasi
Aquanexa ha acquisito una serie di aziende specializzate partendo dai bisogni dei gestori del servizio idrico e più in generale delle diverse filiere che compongono il settore. Possiamo trarre un primo bilancio?
L’obiettivo era di integrare competenze in ambiti trasversali, dall’Information Technology alle Operation, per affrontare la filiera unendo la gestione dei dati all’ingegneria di campo. Un mix che oggi ci caratterizza rispetto ad altri provider tecnologici dandoci un’identità frutto di una visione. Connettere dati, ingegneria e soluzioni tecniche avanzate in ambito impiantistico, reti e governo degli eventi meteorici significa poter fornire servizi chiavi in mano in una logica outcome-based, secondo un quadro complessivo della filiera. Si tratta di un modello interessante, unico, fortemente orientato al risultato, che abbiamo disegnato da zero attraverso acquisizioni mirate per rispondere ai bisogni dei gestori. Oggi siamo in grado di accompagnare il gestore lungo tutta la catena del valore, trasformando una visione strategica in servizi concreti, scalabili, misurabili.
Una sfida non semplice che ha seguito diversi step.
Prima di tutto, voglio porre l’attenzione su costruzione, integrazione, diversificazione: è lungo questi i tre assi che si sviluppa l’evoluzione di Aquanexa, con un modello pensato non per adattarsi al settore, ma per anticiparne i bisogni reali.
Detto questo, di certo è stata una composizione complessa. Abbiamo inserito in Aquanexa 11 società con l’obiettivo di arrivare a 14-15 nel 2026; accelerando il processo d’integrazione per attivare e valorizzare le peculiarità di ognuna. Un processo che tocca diversi ambiti – societario, organizzativo, relativo alla qualità; SOA, IT, CRM, ERP – e che nel 2025 ha già dato i primi risultati, sia in termini di posizionamento esterno, sia soprattutto di efficienza interna. Nel 2026 vedremo un ulteriore rafforzamento di questi effetti. Quindi, riepilogando, costruzione della filiera tramite acquisizioni, integrazione, e ora, terzo step, diversificazione. Un percorso che ha guardato con attenzione alle persone da portare a bordo e alle loro competenze, consapevoli che si tratti di un patrimonio di grande valore che può aprirsi anche a settori contigui a quello idrico. Per questo abbiamo scelto il nome Aquanexa: “Nexa” evoca connessione, legame, innovazione e tecnologia; ma pone anche l’accento sul termine “Next”. Il nostro percorso è appena iniziato ma ha già un futuro nell’unione tra “Water-Energy-Food Nexus”.
Un modello che solo in apparenza è simile a quelli tradizionali ma che in realtà nasce dalla lettura dei bisogni reali dei clienti; e dal fatto che oggi il gestore idrico ha necessità molto ampie e sempre più diversificate. In pratica ci siamo chiesti: quali servizi devono essere integrati affinché un gestore possa trovare un unico interlocutore capace di supportarlo lungo tutta la filiera? Da questo principio abbiamo costruito il modello, identificando le necessarie competenze per rispondere a bisogni concreti. Il nostro non è stato un semplice disegno teorico, ma un vero e proprio piano industriale scaturito fin dall’inizio da una profonda conoscenza del settore.
In azienda ricopre un ruolo delicato. Quanto è stato importante per lei aver acquisito esperienze dirette sia dalla parte del gestore, all’interno del Gruppo CAP, che del fornitore di servizi e tecnologie?
Ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare per oltre 25 anni in un contesto complesso come quello del servizio idrico integrato. Questo mi ha dato la convinzione, e certamente la speranza, di conoscere a fondo i bisogni dei gestori. Il piano industriale è stato scritto partendo esattamente da questo punto. Bisogni, peraltro, che non coincidono solo con quanto messo in evidenza dal PNRR, ma che vanno ben oltre. Nel disegnare la nostra catena del valore e quindi nel definire il piano industriale, ci siamo immaginati anche la possibile anti ciclicità degli investimenti nel tempo. Il PNRR ha spinto molto sulla digitalizzazione, basti pensare ai contenuti dei bandi, ma le sfide da affrontare sono molteplici. Ci sono ambiti cruciali, come quello fognario, della depurazione o della potabilizzazione che, anche alla luce delle nuove normative – prendiamo per esempio quelle sulle concentrazioni di PFAS che sono entrati in vigore da qualche giorno – andranno affrontati con un approccio del tutto innovativo. A questo proposito ci ritroviamo molto in un documento recentemente pubblicato dalla Commissione Europea, la “European Water Resilience Strategy”, che guarda al tema dell’acqua in modo olistico, con una visuale che va dalla gestione delle reti, ai comparti agricolo e industriale, per affrontare le problematiche di tutti gli utilizzatori. Oggi la vera sfida non è solo la digitalizzazione, ma una gestione olistica dell’acqua che coinvolga reti, agricoltura, industria e nuovi rischi ambientali. Un documento che davvero consiglio di leggere (NdR. https://commission.europa.eu/topics/environment/water-resilience-strategy_en)
Dopo due anni di attività può darci qualche elemento per meglio comprendere gli sviluppi di alcuni segmenti toccati?
La catena del valore che abbiamo costruito sta già mostrando i primi risultati. Notiamo, per esempio, un forte aumento degli investimenti nel settore impiantistico, a fronte di una possibile riduzione – nel biennio 2026/2027 – che potrebbero registrare i processi di digitalizzazione. Dobbiamo gestire questa potenziale anti ciclicità degli investimenti e accompagnare le utility – indipendentemente da come queste dinamiche si evolveranno nel tempo; tenendo conto che il Paese presenta un contesto fortemente diversificato per identità dei territori, dimensioni delle aziende, connotazioni culturali e vocazionali. Ed è qui che entra in gioco la flessibilità del management: non si tratta solo di introdurre tecnologie, ma anche di instaurare un dialogo con soggetti provenienti da contesti diversi e asimmetrie di sviluppo spesso rilevanti. Di flessibilità e resilienza si parla molto ma poi tutto va messo in campo per tradursi in servizi di maggior qualità per cittadini e imprese. All’interno di Aquanexa ci sono professionisti con oltre 30 anni di esperienza nel settore, alcuni dei quali con forti legami territoriali. Il nostro lavoro oggi è di mettere a fattore comune competenze, relazioni e conoscenze di manager e tecnici, rendendole trasversali a tutto il Gruppo. Mi piace sottolineare che siamo una società con un approccio tecnico-commerciale, dove la componente tecnico-specialistica ha una valenza forte che ci contraddistingue; e dove gli skills individuali vanno a beneficio di tutti gli altri membri del gruppo.
Vuole farci un esempio?
SWI Group, con sede a Venezia, è l’ultima azienda acquisita; è specializzata nella gestione delle acque meteoriche, che significa ingegneria, sistemi di trattamento, di impermeabilizzazione e molto altro. Fino a ieri, SWI Group non operava nel servizio idrico integrato ma in comparti contigui, come infrastrutture portuali, aeroportuali e stradali, dove la prevenzione degli allagamenti è cruciale.
Portare a fattore comune significa proprio questo: le competenze specialistiche dell’azienda si sono trasformate immediatamente in valore applicato al settore idrico, grazie alla conoscenza dei bisogni dei gestori. Allo stesso tempo, le soluzioni che già abbiamo sviluppato in ambito idrico possono trovare applicazione anche in diversi segmenti legati alle infrastrutture, a dimostrazione di quanto questi mondi siano vicini.
Arera con il nuovo metodo tariffario ha dato ai gestori la possibilità, non l’obbligo, di estendere il perimetro delle proprie attività anche al settore delle acque meteoriche; questo rappresenta un passo avanti significativo che va nella direzione dell’integrazione di alcuni servizi; tuttavia, dai piani degli interventi più recenti che abbiamo analizzato, gli investimenti dedicati rimangono ancora timidi. Citando REF, nel prossimo quinquennio si prevedono circa 20 milioni di euro destinati alla gestione delle acque meteoriche: una cifra ancora molto bassa, se pensiamo che la Protezione Civile spende ogni anno più di mezzo miliardo di euro solo per le emergenze. Il percorso per un adeguato intervento in merito credo sarà però molto rapido; il regolatore ha già fornito gli strumenti per affrontare in maniera sistemica e industriale le criticità legate agli allagamenti, che spesso derivano da reti miste o sistemi di raccolta combinati. Le problematiche si conoscono e le tecnologie esistono, ora l’obiettivo è far convergere gli interessi collettivi verso strategie risolutive, con un piano coerente a medio e lungo termine.
Si è aperto un dibattito importante sui finanziamenti post PNRR; ci sono timori di un rallentamento per quanto riguarda la crescita del settore idrico?
Il PNRR ha rappresentato un’opportunità straordinaria per il settore idrico, soprattutto in alcune aree del Paese. Tuttavia, ha concentrato gran parte delle risorse su una sola sfida: la riduzione delle perdite idriche. Una sfida importante, certo, ma non necessariamente la più urgente per tutti i cittadini.Mi spiego meglio: è chiaro che senza acqua la perdita idrica è un problema e provoca inefficienze anche economiche. Tuttavia, i cittadini hanno oggi bisogno anche di altre risposte: la cantina allagata, il rischio di bere acqua con concentrazioni di inquinanti sopra i limiti, i disservizi che si creano per turisti o residenti nei porti o lungo i percorsi stradali, parlano di un impatto su più fronti dell’acqua quando non è adeguatamente gestita. Il PNRR e il mercato hanno permesso a molti gestori di aggregarsi e di esercitarsi su come pianificare e governare un numero di interventi molto elevati. Allo stesso tempo, ha consentito a noi fornitori di servizi di industrializzarci e organizzarci meglio. Ci siamo dunque attrezzati per sostenere il picco di investimenti arrivati dal PNRR, anche se sappiamo che non verrà mantenuto nei prossimi anni; ci aspettiamo una riduzione dal 2026, ma se guardiamo la linea di tendenza dal 2017 in poi, la crescita è chiara ed è stata continua, con una orientamento generale in aumento. Quindi, confrontando il 2027 con il 2025 si registrerà un calo relativo al picco, ma paragonando il 2027 con il 2017, l’incremento complessiva è evidente. Dopo il tema perdite idriche, comunque non risolto in gran parte del Paese, sarà necessario investire di più su altre importanti criticità, sempre con un approccio mirato e strategico.
Il rapporto tra energia e settore idrico è sempre più d’interesse. Su questo punto che tipo di attività state promuovendo?
In Aquanexa disponiamo di circa 90 soluzioni standardizzate che coprono l’intera filiera dei bisogni dei gestori del servizio idrico. Tra queste, ci sono anche tecnologie specifiche per migliorare l’efficienza energetica, in particolare in ambito impiantistico, dove probabilmente il gap di performance e le potenzialità di miglioramento sono più facilmente ottenibili nel breve termine. Si tratta di operazioni fondamentali, soprattutto considerando l’obiettivo macro a cui tutti dobbiamo tendere della neutralità energetica. Naturalmente, anche gli interventi sulle reti hanno ricadute dirette sull’efficienza energetica: la riduzione delle perdite comporta automaticamente una riduzione dei consumi legati al pompaggio. Proponiamo inoltre soluzioni che si concentrano su ambiti spesso trascurati. Per esempio, il PNRR si è molto focalizzato sulle reti idriche, ma va ricordato che gran parte della produzione di acqua potabile in Italia proviene dai pozzi, la cui manutenzione – che comprende interventi su pompe, camicie di raffreddamento, monitoraggio delle performance e molto altro – ha un impatto significativo sui consumi energetici del settore acquedottistico.
Intervenire in modo puntuale sulla filiera idrica significa preservare e valorizzare il territorio; mappandolo, comprendendone le dinamiche, tenendo conto dello storico.
La situazione da questo punto di vista è diventata sempre più complessa, ed è per questo che tecnologie e competenze devono lavorare insieme. Tenendo conto che grazie ad Arera lavoriamo in un settore estremamente trasparente; l’analisi dettagliata dei macro-indicatori qualitativi RQTI (Risorse Idriche Territoriali) di ogni singolo gestore permette di comprendere chiaramente le sfide che ciascuna utility deve affrontare. Indicatori da cui emerge un intero set di interventi necessari, che ha in qualche modo costretto i gestori stessi a sviluppare forti competenze industrializzando i processi. Sono aumentate le criticità ma al tempo stesso si è alzato il livello di competenza di tutti gli attori della filiera.
State presidiando con attenzione anche i settori industriali e agricoli. Si tratta di comparti strategici per Aquanexa?
Il segmento industriale mi sembra più reattivo, mentre quello agricolo appare meno dinamico anche a fronte di sistemi di governance complessi. Mi auguro che si vada verso un’ottimizzazione di norme e procedure ma temo che ci sarà da attendere; alcuni attori presidiano logiche conservative che non aiutano il mondo agricolo a muoversi e inoltre non sono certo che il sistema regolatorio sia del tutto pronto, anche se c’è attenzione per settori contigui decisamente più virtuosi.
L’industria, dicevamo, è certamente più reattiva, anche se decisamente sotto stress: opera in un contesto estremamente frammentato che richiede di ottimizzare molte risorse, inclusa quella idrica, e di gestirle al meglio. Entrano naturalmente in gioco fattori legati alla situazione economica del Paese e dei mercati anche internazionali. Però l’attenzione è massima e le risposte sempre più veloci; anche perché un problema agli impianti di depurazione di un’azienda agroalimentare, per esempio, può tradursi in uno stop immediato della produzione stessa. Allo stesso modo, un problema energetico in un impianto di trattamento può determinare una perdita di competitività dei prodotti. In un mercato sempre più concorrenziale, le aziende non possono permettersi né costi maggiori rispetto ai concorrenti né di non essere compliance, né tantomeno di fermare la produzione. È chiaro peraltro che non si può parlare del settore industriale come di un blocco unico, esistono molti modi per segmentarlo, in base alla filiera di riferimento, alle dimensioni aziendali e alle modalità operative.
Avete scelto di concentrarvi su alcuni segmenti rispetto ad altri?
Stiamo attenzionando il settore del food and beverage dove crediamo di avere competenze più facilmente trasferibili. Siamo però in continua evoluzione, questo è solo il punto di partenza; abbiamo parlato di SWI Group che opera nei porti, ma alcune delle società del gruppo hanno competenze che ci portano a mappature dettagliate in ambiti come riscaldamento, reti gas o impianti di trattamento. Recentemente abbiamo vinto un’importante gara per la San Pellegrino del Gruppo Nestlé, per interventi sul sistema di potabilizzazione.
Su quale attività in particolare si concentrerà la sua attenzione nei prossimi mesi?
In questa fase sono concentrato sul completamento del processo di integrazione delle diverse realtà che oggi compongono Aquanexa,.Stiamo inoltre analizzando i percorsi di diversificazione su ambiti contigui che, grazie alle nostre competenze, potrebbero darci molte soddisfazioni. Inoltre, continuiamo a esplorare e analizzare nuovi mercati dal punto di vista territoriale. Saranno queste le principali sfide del 2026.
Sono convinto che si evolverà il rapporto con i clienti su nuovi fronti; con le utility in particolare, per analisi consulenziali, attività di ingegneria, masterplan e progetti che richiedono decisioni strategiche. Su questi fronti stiamo migliorando continuamente il nostro approccio e presto usciremo con tool specifici per aiutare i gestori a prendere decisioni, sfruttando l’estrapolazione di informazioni dai data base che stiamo costruendo.
In generale, sono decisamente ottimista sull’evoluzione di questa importante esperienza, personale e dell’azienda.