Abitat in Aquanexa: una spinta verso l’innovazione a favore dei gestori idrici e dei territori

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Intervista a Gianluca Cavaliere, Amministratore Delegato Abitat SIT Gruppo Aquanexa

Di Emanuele Martinelli e Martina Ginasi

 

L’ingresso di Abitat in Aquanexa costituisce una svolta importante per l’azienda. Che impressioni ha a qualche mese di distanza dall’inizio lavori.

La passione è ciò che mi dà energia, che mi spinge verso nuove avventure e traguardi professionali. In qualsiasi ambito lavorativo è la motivazione che accelera i processi di crescita. Per questo negli ultimi anni ho approfondito il tema del project management, conseguendo diverse certificazioni e in tutti i modelli studiati la motivazione, l’assegnazione di responsabilità alle persone, la loro capacità di auto-organizzarsi e sentirsi parte attiva, rappresentano il cuore dello sviluppo personale e collettivo. Senza dimenticare che le relazioni sono sempre un moltiplicatore di valore. L’occasione offerta dal fondo Algebris ha rappresentato un’opportunità – provocata da una spinta quasi naturale – per far sì che diversi professionisti si mettessero in rete per creare nuova progettualità. Ed è proprio questo che sta accadendo. Già dall’anno scorso, sia da parte di aziende partner che da realtà che stanno per entrare nel nostro mondo, è emersa in maniera spontanea la volontà di creare valore portando competenze trasversali, facendo emergere possibilità concrete per generare innovazione.

Innovazione è oggi la parola chiave soprattutto quando si parla di servizi di pubblica utilità. Cosa significa per lei.

In primis, per quanto ci riguarda, non si tratta di inventare qualcosa da zero, ma di mettere insieme elementi esistenti in modo diverso, integrando conoscenze e strumenti già presenti, trasformandoli in servizi attraverso processi originali. Mettendo a frutto un’esperienza maturata nel tempo, nel mio caso da oltre 25 anni trascorsi occupandomi di reti tecnologiche. Ho iniziato il mio percorso laureandomi in Sistemi Informativi Territoriali e fin da subito ho avuto l’opportunità di sperimentare partendo da una piattaforma che ho progettato e ho successivamente fornito a numerosi gestori nel corso degli anni. Sono dunque cresciuto lavorando a fianco delle utility e affrontando tutte le problematiche e i processi che caratterizzano la gestione delle reti tecnologiche. Oggi i sistemi che sviluppiamo possono diventare strumenti molto utili per l’analisi territoriale nel suo complesso, andando oltre la semplice gestione operativa di una rete idrica e fornendo un contributo importante anche in termini strategici.

L’integrazione di più aziende in Aquanexa sta cambiando l’offerta di servizi alle utility?

Non si tratta solo di gestire un asset, ma di comprenderne il valore strategico. I Sistemi Informativi Territoriali (GIS) in particolare, possono esser visti come  punto di interconnessione tra i diversi comparti aziendali: mettono in relazione processi, dati, funzioni. Finché i dati restano in tabelle isolate non generano valore ed è solo attraverso la progettazione integrata e la visione sistemica che possiamo davvero fare innovazione. Una delle sfide che affrontiamo riguarda sicuramente la resilienza in aree turistiche, dove la popolazione e le necessità dei servizi possono variare notevolmente in breve tempo. In questi contesti, è fondamentale monitorare le pressioni e altri parametri della rete, poiché la gestione diventa dinamica, con dispositivi che possano adattarsi e regolare automaticamente i flussi. Non parliamo solo di acquedotti ma di ciclo idrico integrato, che presenta diverse complessità sull’infrastruttura, tra cui per esempio la gestione delle acque reflue. Inoltre, eventi estremi come gli allagamenti stanno diventando sempre più frequenti e impattano violentemente sul territorio. È evidente che per affrontare queste situazioni in modo efficace, è necessario integrare la rete con dispositivi IoT che permettano di prendere decisioni tempestive grazie a dati certi da rilevare prima e durante le criticità che si presentano. Con l’aumento di eventi meteorologici estremi, l’uso di tecnologie come l’intelligenza artificiale diventa cruciale. È importante sottolineare che noi lavoriamo con AI dagli albori, soprattutto per l’interpretazione di immagini satellitari, la determinazione di traiettorie centrali, la ricerca di correlazioni e la comunicazione dei dati.

L’integrazione dei servizi e la contaminazione tra diversi ambiti, rende fondamentale una regia capace di unire le diverse anime dell’azienda, sia dal punto di vista organizzativo che operativo.

Il nostro ruolo in azienda è certamente rilevante. Anche se siamo una realtà relativamente piccola, siamo il soggetto chiamato a unire le diverse anime di Aquanexa. Siamo un gruppo multidisciplinare, partiamo dai rilievi sul campo, passando per la trasformazione dei dati in informazioni utili. Per alcuni gestori raccogliamo e aggreghiamo dati che poi vengono rappresentati attraverso mappe nelle Control Room di monitoraggio delle infrastrutture. Oggi possiamo integrare vari tipi di visualizzazione con l’aspetto cartografico, un passo cruciale per rendere l’informazione territoriale più leggibile e facilmente utilizzabile. Chi lavora nelle aree di monitoraggio ha bisogno di vedere in tempo reale dove si trovano le problematiche, lo stato di valvole, pompe, reti, a partire dalla loro localizzazione. Stiamo dando un grande contributo proprio in questo senso: l’obiettivo è rendere la rappresentazione dell’informazione più chiara e usufruibile e fornire nuove chiavi di lettura e punti di vista. Questo è esattamente il valore che possiamo offrire. La logica del Machine Learning si basa proprio sull’idea di raccogliere una quantità enorme di dati e capirne le correlazioni; su utenze, perdite, misure, qualità dell’acqua, attività di manutenzione e programmazione degli interventi e molto altro. In questo modo si migliora la gestione della rete e si ottimizzano i processi aziendali sulla base di dati oggettivi e non di ipotesi. Per citare un caso concreto, stiamo utilizzando l’analisi delle immagini satellitari insieme a uno storico di dati degli ultimi 10 anni per rilevare l’abbassamento del terreno in una certa area. Grazie a queste informazioni, possiamo suggerire al gestore di non effettuare le videoispezioni in modo casuale, ma di concentrarsi su specifiche zone che presentano un alto livello di criticità. In questo modo si ottimizzano gli interventi e riducono gli impatti sul territorio.

Il tema innovazione trascina sempre quello relativo alla formazione, al trasferimento di conoscenza, all’analisi accurata di costi e benefici. Su questi fronti c’è molto da fare.

Sta nel DNA commerciale riuscire a comunicare chiaramente la nostra proposta di valore, identificare gli aspetti unici e differenzianti dei servizi offerti e mostrare quali vantaggi possa ottenere il cliente; senza dimenticare che i gestori hanno obiettivi specifici da conseguire stabiliti da ARERA e il nostro compito dev’essere quello di supportarli in questo percorso. Per quanto riguarda la proposta di servizi integrati, è vero che quando si scrive una gara ci sono maggiori complessità rispetto al passato. Sebbene l’obiettivo sia ottimizzare i processi, quando si integrano diversi servizi nella stessa gara il gestore deve riflettere su varie dinamiche. Credo che la maggiore competenza richiesta da parte dei gestori stessi riguardi proprio questo aspetto, dato che la scrittura delle gare richiede un approccio sempre più evoluto e professionalizzato. Tutti insieme dobbiamo fare un salto anche tecnologico. Per questo vengono spesso organizzati tavoli di lavoro con tutti i soggetti coinvolti al fine di monitorare lo stato di avanzamento dei progetti e raccogliere feedback. C’è sicuramente un bisogno crescente di monitoraggio, controllo e competenze dedicate al Project Management.

Ricerca e sviluppo sono certamente oggi valori chiave. Come sono affrontate in Aquanexa?

Siamo decisamente orientati alla ricerca che spesso si accompagna alla finanza agevolata; lavoriamo con Università ma al tempo stesso sviluppiamo innovazione internamente o con partner esterni anche privati. Spesso andiamo ad attingere da altre discipline; l’anno scorso, per esempio abbiamo collaborato con Jacopo Fo e una serie di centri di ricerca tecnologica per applicare le nostre competenze alla realtà aumentata e virtuale. La contaminazione tra mondi diversi è davvero la chiave dell’innovazione; per questo stiamo cercando di intrecciare competenze diverse con l’obiettivo di affrontare le sfide che la contemporaneità ci impone. A livello personale invece collaboro con la Fondazione Fenice e la Fondazione Elserino Piol sui temi della sostenibilità; rapporti che mi aiutano a crescere e ad allargare le prospettive con cui affrontare tematiche legate alla professione ma non solo.

C’è davvero una connessione forte tra chi produce tecnologie e servizi, le utility a cui vi riferite e la possibilità di offrire servizi a territori che altrimenti rischiano di spopolarsi?

C’è una grande affinità e una stretta condivisione di obiettivi. Un tema che ho sempre coltivato a livello personale e che ora può tradursi in ritorni anche aziendali. Quando parliamo di territori si pone un tema importante come la connettività, che può abilitare progetti di ricerca di varia natura come ad esempio l’installazione di nuove stazioni meteo innovative. Si tratta di questioni che riguardano le aree remote in genere e che devono diventare centrali per il nostro paese attraverso processi d’innovazione territoriale. Personalmente sto lavorando su un progetto denominato “Tesori Nascosti”, partito due anni fa, che ha l’obiettivo attraverso un sistema GIS evoluto di valorizzare le risorse dei territori montani per promuoverne la conoscenza in modo innovativo. Mappare, conoscere per comprendere il valore del territorio stesso, con una visione sia sul turismo che sulla rigenerazione di aree meravigliose che vanno “riabitate” perché riprendano vita e valore. Il paese presenta tantissimi luoghi di pregio che pochi conoscono, magari situati vicino a casa; valorizzarli e metterli a disposizione di tutti è un obbligo civile e morale, oltre che una grande opportunità per quei territori. Serve creare rete per fare in modo che questi luoghi non siano destinati all’abbandono, ma diventino motore di investimento e sviluppo. Non dobbiamo mirare a un ripopolamento selvaggio delle zone montane, ma promuovere uno sviluppo sostenibile, che rispetti l’ambiente e le comunità locali. In questo modo, possiamo valorizzare il territorio senza danneggiarlo, ed evitare l’abbandono che crea solo danni, sia economici che sociali.

Chiudiamo con un progetto che sta seguendo con particolare attenzione.

Stiamo lanciando una funzionalità innovativa per la gestione dei cantieri, un tema che potrebbe sembrare marginale ma che in realtà è di vitale importanza. Il cantiere è un ambito attraversato da processi chiave all’interno della gestione delle reti, ed è proprio in questo segmento così importante che stiamo introducendo una nuova app che aiuterà a renderli più efficienti e sicuri. Il progetto, come spesso capita, nasce da un’esigenza normativa, ma la motivazione che ci ha spinto a lavorarci con particolare attenzione è il rischio che comporta una cattiva gestione di quei luoghi “del fare”; non c’è bisogno in questa sede di sottolineare quanto grave sia il problema degli incidenti sul lavoro! L’obiettivo della nostra app, la cui semplice interfaccia porta con sé una notevole complessità tecnologica, è ottimizzare la gestione di tutte le attività in cantiere, migliorandone, ripeto, sicurezza ed efficienza. Un progetto innovativo che porta con sé passione, competenze, rispetto per le regole e, soprattutto, per la sicurezza e la dignità del lavoro di tutti.

PUBBLICATO IL
3 Giugno 2025

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