Corsi di Formazione APCE, per la crescita di nuove professionalità. Intervista al professor Marco Ormellese, Politecnico di Milano

Corsi di Formazione APCE, per la crescita di nuove professionalità

Intervista al professor Marco Ormellese, Politecnico di Milano

Di Martina Ginasi

 

Professor Ormellese, la formazione APCE è concepita fin dai corsi di livello 1 secondo alti criteri qualitativi. Come sono strutturati? Quali sono i punti principali attorno ai quali ruota?

Ogni anno APCE organizza tre cicli di formazione in accordo con ISO 15257. Ogni ciclo è costituito da 4 corsi, uno per ogni livello di competenza (livello 1, livello 2 e livello 3) oltre ad un corso finale di aggiornamento.

Quello che si terrà il 12 e 13 Aprileè un corso di Livello 1, , interamente online, propedeutico a tutti gli altri.

Il livello 1 è un corso di formazione indirizzato al personale che si occupa di protezione catodica di strutture interrate, i cosiddetti tester, o data collector.

Il programma viene svolto in due giornate, ciascuna composta da otto ore di lezione.

Nella mattinata del primo giorno vengono affrontati argomenti base legati all’elettrotecnica, alla corrosione e alla protezione catodica; a questi seguono nel pomeriggio delle attività di laboratorio durante le quali si simulano alcune situazioni di corrosione e di protezione catodica. Al termine della giornata i candidati vengono a conoscenza di come eseguire le principali misure, in particolar modo come verificare se gli elettrodi CSE portatili sono tarati, come misurare il potenziale di libera corrosione, la resistività e il potenziale ON.

Le misure, che vengono eseguite fisicamente dai candidati quando il corso si tiene in presenza, in questo caso saranno eseguite in remoto da un docente: sarà allestito un laboratorio virtuale per cui gli utenti vedrano come si esegue la singola misura per poi accedere a una discussione.

Essendo un corso online sono stati inseriti esercizi che, pur partecipando da casa, consentano un coinvolgimento attivo degli utenti nelle interpretazioni di certe misure.

Nella seconda giornata invece si entra nel vivo dello studio della protezione catodica, pertanto saranno analizzati gli elementi fisici che costituiscono un impianto di protezione: l’alimentazione, la tubazione e il sistema di monitoraggio. Quando si discute di alimentazione si elencano alcune verifiche che devono essere svolte, come ad esempio se sia attiva o meno; questa capacità rientra infatti tra le competenze da acquisire per il Livello 1.

Nelle ore conclusive della giornata saranno affrontati aspetti legati alla sicurezza, sia elettrica che delle persone in campo, per poi fare un quadro minimo sulle principali norme da conoscere.

 

Rispetto a qualche anno fa, questi corsi hanno subito modifiche o variazioni?

Con l’introduzione della nuova norma ISO 15257, APCE, negli ultimi due anni, ha svolto un’importante attività di revisione del materiale didattico, in collaborazione con il Politecnico di Milano, che storicamente ha sempre gestito la parte di organizzazione e coordinamento dei corsi. Tutto il materiale, sia in termini di presentazioni che di dispense fornite, ha inevitabilmente subito degli aggiornamenti parallelamente all’evoluzione del settore.

Nella nuova norma sono stati definiti meglio i compiti che spettano ad ogni livello per cui i corsi si sono opportunamente adeguati.

Un’ulteriore novità è che rispetto alla norma EN 15257, precedentemente in vigore, i livelli sono passati da 3 a 4 e quindi anche i corsi sono inevitabilmente aumentati, a fronte di un numero crescente di temi da trattare, che sono stati opportunamente distribuiti . Ad esempio l’ambito sicurezza viene trattato a Livello 1, mentre a Livello 3 è stata indtrodutta una lezione dedicata alla progettazione di un sistema di protezione catodica ad anodi galvanici.

Anche il corso di Livello 4, dedicato a chi vuole certificarsti come “Cathodic Protection Specialist” ha subito una forte rimodulazione, passando da una durata di 3 giorni a 5 giorni. Il nuovo corso è quasi integralmente dedicato alla progettazione dei sistemi di protezione catodica a corrente impressa per tubazioni (con e senza interferenza elettrica), serbatoi interrati e fondi di serbatoio.

 

È stata una scelta corretta? Era così forte la necessità di avere maggiori competenze nell’ambito sicurezza?

Le competenze in ambito sicurezza sono fondamentali, in quanto gli operatori entrano in contatto con impianti collegati alla corrente alternata; quindi il tester (Livello 1) deve possedere le conoscenze per poter operare.

Inoltre, è necessario conoscere gli standard di sicurezza sulla rete che deve essere protetta, quindi è indispensabile essere in grado di capire se l’alimentatore funziona correttamente o meno. Queste nozioni prima erano date per scontate, ora non lo sono più.

Gli iscritti provengono sia dal mondo del trasporto che della distribuzione gas, conoscono le reti e grazie alla nostra formazione completano la propria formazione.

 

Si tratta di un ambito che crea con continuità opportunità professionali?

Il settore protezione catodica offre sempre spazio per opportunità professionali, sia a livello di misure di campo, che di analisi dei dati di monitoraggio e ovviamente di progettazione.

Quest’anno c’è stato un calo di iscrizioni (il primo ciclo, programmato a gennaio-febbraio non è stato attivato) attribuibile alla pandemia e alle difficoltà organizzative ad essa connesse. Chiarito che, almeno fino a settembre, i corsi si terranno online, si è potuti ripartire.

In secondo luogo, sono appena state approvate norme che indirizzano gli operatori nel certificare il loro personale a diversi livelli. Il settore è vivo, soprattutto nell’ambito del monitoraggio che compete maggiormente al Livello w e Livello 3. Sono state emanate infatti due norme che delineano l’utilizzo di sonde di potenziale, e questo sta cambiando la modalità con cui vengono eseguite le misurazioni e gestiti i dati. Tutte le società, soprattutto quelle di grandi dimensioni, stanno quindi cercando di adeguare i loro impianti e di conseguenza formare il loro personale.

 

Tendenzialmente quando si parla di innovazione tecnologica si fa un parallelismo rispetto a una riduzione degli addetti; è così anche in questo caso?

A livello normativo rimane l’esigenza di compiere misure con operatore, quindi è il personale che va fisicamente sul campo. Inoltre l’installazione delle sonde viene fatta manualmente, è quindi opportuno allargare la formazione; non direi quindi sia questo il caso di possibile riduzione del personale.

 

Il percorso formativo APCE è completato da giornate di studio.

Circa 4 anni fa è stata eseguita una’ttenta analisi della gestione della protezione nelle principali nazioni Europee. È emerso che in Italia non venivano utilizzate correttamente le sonde di potenziale. Sulla spinta di una grande società è stato quindi intrapreso un cammino che ora sta dando i suoi frutti. Proprio per questo APCE organizza annualmente delle giornate di studio, che negli ultimi due anni sono dedicate al monitoraggio della protezione catodica. Per il 2021 ne sono programmate tre: il 2 luglio, nell’ambito del Convengo Nazionale di Corrosione e Protezione (evento online); il 14 settembre a Roma; il 18 novembre a Napoli. Si spera di poter fare in presenza questi ultimi due incontri.

 

Si delineano figure professionali che vanno verso un data management evoluto; i dati vengono raccolti e vanno gestiti; come pensate di organizzarvi in tal senso?

Il tema “gestione dati” è complesso e apre due fronti separati. Da un lato c’è chi propone di fare acquisizioni ad alto campionamento, producendo così numerosi dati che vanno poi gestiti e analizzati. La seconda via, basata sul concetto che la corrosione è un fenomeno cineticamente lento, ritiene invece che misurare quello che accade in un millesimo di secondo può avere di sicuro una valenza scientifica, ma non di così utile applicazione in campo; si rischia di avere troppi dati e difficoltà nella loro gestione.

Ad oggi ci troviamo ancora in una fase di stallo, dove nessuna delle due alternative ha avuto la meglio.

 

Tornando sul tema dei corsi, coloro che iniziano il percorso proseguendo avranno una profilazione livellata, è corretto?

Certo, i corsi che APCE organizza sono propedeutici al passaggio di livello successivo.

Non si può infatti accede al livello 3 direttamente ma è necessario sempre partire dal primo livello, o dal livello inferiore, in quanto sono richieste le competenze fornite al livello precedente.

 

State andando verso un processo di accreditamento come certificatori.

Nel 2020 è stato creato un ente certificatore, denominato APCERT. Proprio in questi giorni si sta eseguendo l’esame di prova in presenza di personale ACCREDIA per avere l’accreditamento finale. È in percorso iniziare un paio di anni fa, che sta vedendo finalmente la sua nascita. È di sicuro un importante servizio che APCE offre ai propri soci: sarò infatti possibile poter eseguire l’esame di certificazione a valle del corso di formazione.

La modalità di esecuzione dell’esame è completamente anonima: ad ogni studente viene dato un tablet e un codice e viene predisposto un esame a crocette a risposta multipla e domande aperte.

Sono state anche realizzate delle colonnine di misura, sempre attivibili tramite tablet, di modo da simulare tutte le possibili misure di campo.

La peculiarità sta nel fatto che l’esaminatore non conosce l’identità del candidato, per cui la valutazione è al 100% oggettiva.

 

Un’ultima battuta sull’ambito idrico?

Un settore a cui APCE guarda con sempre più interesse. Sono stati organizzati corsi, giornate di studio e workshop fin dal 2017.

Le strutture interrate dell’idrico presentano alcune peculiarità, per cui l’applicazione della protezione catodica merita attenzione; di sicuro non si può attuare sulle strutture fatte in materiale polimerico, ma si deve porre particolare attenzione anche alle reti in ghisa e in acciaio nudo.

Purtroppo, ad oggi, nel settore idrico c’è un approccio poco condivisibile: si tende a premiare chi individua e ripara nel minor tempo possibile una perdita di acqua per foratura, invece di incentivare chi agisce per evitare la formazione della foratura stessa. L’esperienza maturata nel settore metanodotti dimostra che la PC è un efficace metodo per prevenire le forature lato esterno. 

 

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