AIMAG, l’utility attivatrice di futuro. Intervista a Davide De Battisti, Direttore Generale Gruppo AIMAG

AIMAG, l’utility attivatrice di futuro

Intervista a Davide De Battisti, Direttore Generale Gruppo AIMAG

Di Martina Ginasi

 

Nel mondo delle utility è in atto un cambiamento culturale, ancora prima che tecnologico; AIMAG come lo sta vivendo?

Tra i pilastri che caratterizzano la nostra strategia di crescita e sviluppo troviamo la digitalizzazione e l’innovazione dei nostri servizi. Su questi fronti ci siamo mossi ormai diversi anni fa e stiamo tuttora procedendo in questa direzione. Una scelta aziendale che ha coinvolto tutti i settori, a partire dall’idrico fino ad arrivare al gas. In particolar modo riguardo quest’ultimo ambito stiamo completando l’installazione degli Smart Meter, che per l’acqua procede invece con una sperimentazione, in quanto l’Autorità non si è ancora espressa per un assetto e degli standard definitivi; stiamo quindi testando i sistemi all’avanguardia e adeguando in tal senso le nostre competenze interne.

Un progetto importante a cui ci stiamo dedicando con grande attenzione riguarda la realtà aumentata applicata alla gestione delle reti, che ci consentirà di ragionare secondo logiche di manutenzione predittiva; lo facciamo grazie anche al contributo di realtà specializzate con cui stiamo portando avanti sperimentazioni sul campo.

Inoltre, lo scorso dicembre abbiamo lanciato il bando AIMAG Resiliency, con lo scopo di individuare soluzioni innovative per migliorare l’efficienza dei nostri servizi e la qualità operativa; l’intento è quindi premiare start up e PMI innovative che ci presenteranno progetti d’avanguardia su una serie di importanti tematiche. Non è la prima volta che lanciamo call di questa portata; già nel 2018 il bando AIMAG Innovation aveva riscontrato un ottimo consenso, anche se devo dire che le start up che si erano presentate non erano ancora pronte per elaborare progetti della necessaria qualità. Il nuovo bando invece fa una prima scrematura permettendo l’accesso solo a realtà innovative, già costituite da qualche anno a cui viene quindi richiesta una certa esperienza. Questo ci darà la possibilità di confrontarci con veri progetti di sperimentazione che potranno scalare verso processi di industrializzazione.

 

Nel piano industriale viene dato ampio spazio al tema dell’idrico; questo per la necessità di intervenire sui vostri asset a più livelli o per un processo d’innovazione che state portando avanti e che dovrebbe esser patrimonio di tutte le utility?

Il nostro piano industriale rappresenta lo scenario in cui AIMAG vuole muoversi nei prossimi 4 anni. Proprio per questo è fortemente incentrato su un modello di crescita che, da un lato sicuramente deve essere economica, ma dall’altro deve riguardare anche la sostenibilità, uno dei temi principali che sta guidando la nostra strategia.

Il piano prevede 144 milioni di investimenti complessivi distribuiti su 4 anni appunto; circa 100 milioni, avranno ricadute positive anche in termini sociali e ambientali, come la gestione degli impianti di recupero rifiuti, la raccolta rifiuti, il servizio idrico integrato, la produzione di energia da fonti rinnovabili e le attività di efficientamento energetico.

Riguardo all’idrico saranno stanziati 46 milioni dal 2021 al 2024 suddivisi su vari ambiti, a partire dalla rete di distribuzione, a cui spetta la quota principale, senza trascurare la tutela dei campi acquiferi, il miglioramento dell’efficienza delle reti fognare e gli impianti di depurazione.

L’indice delle perdite si aggira oggi attorno al 23-24%, un dato che si piazza sotto ai valori della media regionale e ovviamente nazionale. Nonostante questo, anche la nostra rete è caratterizzata da tratti obsoleti, una fetta importante dell’infrastruttura ha oltre 50 anni, ed è necessario quindi innovarla non solo per i problemi che possono presentarsi nell’immediato ma anche in un’ottica futura; è dunque indispensabile mettere in campo un’azione forte di sostituzione delle tubature perché solo attraverso una campagna significativa di interventi, potremo arrivare a mantenere il grado di efficienza dei nostri impianti. È un valore importante che dobbiamo preservare e per farlo dobbiamo intervenire subito.

In questo contesto si inserisce pienamente il tema della digitalizzazione; siamo partiti con il monitoraggio delle reti verso la fine degli anni ’80, pertanto abbiamo acquisito conoscenze e capacità di analisi che ci permettono oggi di lavorare sui modelli matematici in maniera estremamente efficiente, intervenendo quindi con strumenti avanzati per gestire il servizio e garantirne una fruizione maggiore.

 

Il Recovery Plan destina al tema dell’acqua e dei territori cifre considerevoli; ma servono progetti solidi e di qualità per ottenere i fondi destinati al nostro Paese. In questo senso le utility avranno un ruolo di grande importanza.

Non possiamo perdere questa opportunità; i fondi permetteranno un diffuso miglioramento delle infrastrutture e quindi una conseguente crescita dei territori. Onestamente la mia preoccupazione non riguarda la capacità progettuale ma, a livello nazionale, gli enti autorizzatori che sono demandati al controllo dei nostri progetti; mi riferisco alla velocità con cui verranno rilasciate le autorizzazioni, processi che, se comparati a quanto succede oggi,diventeranno elemento di notevole criticità.

Solo per citare un esempio, per ottenere l’autorizzazione relativa alla progettazione di un impianto di trattamento, ci sono voluti 6 mesi, quindi non è la capacità progettuale che manca ma il controllo delle amministrazioni sul rilascio, in tempi adeguati, della modulistica richiesta.

Se verranno messi in campo strumenti di semplificazione a livello centrale che permetteranno di rendere esecutivi in tempi rapidi i progetti, gli sforzi non saranno vani; le risorse ci sono ma bisogna concentrarsi sulle procedure.

Spero inoltre che il lavoro svolto con Utilitalia finalizzato alla raccolta delle esigenze dei territori venga preso in debita considerazione; chi sta scrivendo i piani da portare in Europa dovrà tenerne conto e predisporre documenti basati sulle effettive necessità dei territori stessi.

Noi siamo aperti al confronto, e potremmo scambiare con altre utility pratiche virtuose, che certamente nel nostro Paese non mancano.

 

Su macro-mondi quali rifiuti ed energia, quali sono, al di là dell’impegno economico inserito nel piano industriale, gli elementi su cui serve operare con più urgenza?

La sostenibilità non può essere svincolata dai principi dell’economia circolare e della transizione energetica; quindi questi due ambiti sono per noi di prospettiva proprio se visti sotto questo aspetto. Il territorio che serviamo per la gestione rifiuti è composto da 11 comuni per un totale di circa 170 mila abitanti, per i rifiuti abbiamo implementato un modello di raccolta porta a porta integrale con tariffazione puntuale. Abbiamo ottenuto performance ambientali significative con un valore medio di raccolta differenziata dell’88%. La quantità di rifiuti indifferenziati portati a smaltimento si aggira attorno ai 55 kg all’anno, molto inferiore ai 200 kg della media regionale.

Abbiamo fatto notevoli passi avanti e il nostro obiettivo è di continuare a muoverci in questa direzione, rendendo questo approccio di sistema ancora più performante e intervenendo anche con progetti di recupero.

A tal proposito nel piano è stata inserita la realizzazione di una piattaforma per il trattamento dei rifiuti liquidi con lo sviluppo dell’impianto di compostaggio; insieme a questo, lavoreremo sull’ampiamento della struttura relativa al trattamento di carta e plastica. I due impianti di compostaggio a digestione aerobica sono fondamentali in ottica rinnovabili; in uno infatti viene prodotto biogas, valorizzato poi energeticamente per la produzione di energia elettrica; il secondo invece – e un terzo in fase di progettazione – genera biometano che viene immesso nelle nostre reti di trasporto e di distribuzione gas.

 

Un suo parere riguardo l’evoluzione dell’idrogeno nel nostro Paese.

Abbiamo da poco presentato un progetto candidato a una call europea, che va a riconoscere contributi per la realizzazione di opere che, oltre ad essere innovative,  sono fortemente legate a concetti di economia circolare.

Il progetto che abbiamo candidato è denominato Power to Gas AIMAG: l’idea è di sfruttare l’energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici che andremo a realizzare su una nostra discarica esaurita; questo procedimento andrà a produrre idrogeno che verrà a sua volta mescolato con la CO2 ottenuta dalla purificazione del biogas, quest’ultimo generato con la digestione anaerobica. Verrà quindi intercettata la quota di CO2 che, una volta separata dal CH4, andrà a legarsi con l’idrogeno producendo CH4 sintetico.

Il progetto è stato concepito all’interno della nostra struttura Ricerca e Sviluppo creata circa 2 anni fa e ora in fase di forte implementazione; anche se naturalmente manteniamo il dialogo su più fronti con soggetti esterni con esperienza specifica in alcune verticalità.

 

Anche se direttamente non avete in gestione reti elettriche come valuta quest’ambito in un momento storico in cui servono si dovrebbero implementare le Smart Grid, la Chain 2 avvicina i cittadini a maggior consapevolezza nei consumi e cresce il settore della mobilità elettrica?

Il tema va sicuramente sviluppato a livello nazionale, sia perché i cittadini cambieranno i propri comportamenti anche a fronte di nuovi strumenti a supporto di maggior conoscenza e sensibilità al tema; sia perché la mobilità elettrica avrà molto presto numeri importanti e la rete dovrà di conseguenza adeguarsi.

L’innovazione apre lo spazio a nuovi modelli. Stiamo lavorando per esempio a un primo progetto di comunità energetica su due condomini, ma credo che in generale questo tipo di iniziativa possa essere utile se integrata in un sistema più ampio. Le stesse attività di mercato, se gestite in modo sostenibile, permettono un ritorno economico a territorio in cui si opera.

 

Il rapporto con la vostra PA di riferimento si è evoluto? C’è una spinta all’innovazione nella mentalità e nell’approccio con cui si muovono anche i tecnici comunali?

La nostra esperienza in merito è positiva e con le realtà medio-piccole c’è sempre il vantaggio della possibilità di un confronto diretto e rapido. I risultati che oggi riusciamo a produrre sono il frutto di rapporti proficui e quindi della capacità di interloquire in maniera forte con i singoli comuni avendo al tempo stesso una visione d’insieme del territorio a cui ci rivolgiamo.

 

Vi sentite un soggetto attivatore per le industrie locali in termini di impresa 4.0 e Agritech?

Intratteniamo rapporti di collaborazione con tante realtà del mondo produttivo che ci circonda; con la parte Agrifood, ad esempio, procediamo con sperimentazioni in merito all’utilizzo del compost, per creare maggiore valore presso le aziende agricole attraverso il recupero degli scarti. Inoltre, stiamo sperimentando alcune soluzioni che riguardano la trasmissione dei dati necessari alla gestione delle colture. Per l’industria biomedicale invece stiamo supportando a diversi livelli, compreso quello infrastrutturale, un distretto importante; la collaborazione è bidirezionale in quanto la ricerca va anche su possibili utilizzi, per esempio, nella filtrazione dell’acqua per fibre cave utilizzate nella dialisi dei pazienti.

AIMAG vuol essere una multiutility che realizza una visione avanzata attraverso servizi integrati che diano valore al territorio, ai cittadini e di conseguenza al nostro stesso fare impresa.

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