Cultura contro la crisi. Intervista ad Alessandro Russo, Confservizi Cispel Lombardia

Superare i momenti di crisi con strumenti culturali adeguati

Coniugare sicurezza dei lavoratori e continuità del servizio, una delle sfide importanti di questo momento. Alessandro Russo, presidente di Confservizi Cispel Lombardia e di Gruppo CAP, espone il suo punto di vista sull’attuale situazione di emergenza e su come stiano cambiando i paradigmi culturali delle aziende di pubblica utilità

di Mauro Bozzola

 

In questo momento di sospensione, il fatto di aver investito molto in innovazione vi sta portando dei vantaggi in termini di risposta ai bisogni dei cittadini e delle imprese?

L’aspetto culturale è il nostro punto di forza. Abbiamo investito molto sui temi legati alla sostenibilità e i momenti migliori per mettere in campo le buone prassi di sostenibilità sono proprio i momenti di crisi, come quello che purtroppo stiamo vivendo ora. Siamo riusciti in poco tempo a ripensare l’azienda grazie a questo approccio e a tre concetti-guida che abbiamo adottato internamente alla stessa: sensibilità, innovazione e resilienza.

 

Ci troviamo in una situazione di massima resilienza e nel contempo di estrema fragilità. Dal tuo punto di vista, questa situazione interessa tutte le imprese che sono all’interno di Confservizi o ci sono delle peculiarità?

Si tratta sicuramente di un percorso di crescita generalizzato, che riguarda tutte le realtà, anche se a differenti livelli di sviluppo. Le nostre aziende, specie in Lombardia, hanno saputo mettere in campo qualcosa che rende onore a tutto il settore, non dovrei dirlo io ma è così. Se pensiamo al basso tasso di malattia dei nostri operatori, magari fino a ieri non sempre apprezzati a causa della tipologia di lavoro che svolgono, possiamo invece constatare come gli stessi stiano orgogliosamente rappresentando un settore che, senza enfasi e nonostante le ben note difficoltà, svolge un’attività utile all’intera comunità.

 

Da più parti si punta l’attenzione su una questione importante, quella legata alla necessità dover affrontare l’emergenza con una visione che pur con mille variabili guardi al futuro. Il vostro approccio vi porta a pensare già al futuro facendo tesoro di questa esperienza?

Stiamo lavorando molto sull’aspetto della quotidianità, sia sul fronte della sicurezza dei lavoratori che su quello dell’erogazione dei servizi essenziali, cercando di coniugarli nel miglior modo possibile: tuttavia è evidente già da ora il ruolo che andremo ad assumere nel post emergenza, proprio per le caratteristiche del nostro settore: dovremo infatti generare investimenti, e su questo stiamo già lavorando, tenendo conto delle mutate condizioni e dei nuovi contesti: oltre allo smart working, che inevitabilmente caratterizzerà il nostro lavoro in futuro, stiamo pensando a nuove modalità per le gare e per l’approvvigionamento.

 

Rispetto al ruolo che ricopri in Utilitalia, l’esperienza che state vivendo in Lombardia può diventare una sorta di benchmark anche per altre aree del paese? Questa emergenza può accelerare il processo di scambio virtuoso per quanto riguarda le best practice?

O adesso o mai più, è questo il momento giusto. Sicuramente come Utilitalia stiamo lavorando a un pacchetto di idee e proposte tendenzialmente vogliamo mettere sul campo investimenti massicci per recuperare un gap importante di arretratezza.

 

La situazione contingente può portare danni economici rilevanti alle utility o c’è comunque una capacità di adattamento per cui riusciranno ad assorbire il colpo?

Senza dubbio avremo delle difficoltà non essendo noi corpi estranei rispetto al mondo che ci circonda. Il rischio è legato alla solvibilità delle persone ed è chiaro che la crisi dei consumi potrà colpirci in quanto, data la natura dei servizi che offriamo, saremo comunque costretti a garantire gli stessi anche in mancanza dei pagamenti.

 

Tornando ai temi riguardanti l’innovazione, mi pare di capire che sempre più si vada verso un concetto della stessa incentrato sul dare risposte puntuali ai diversi bisogni, anche contro un’idea di omologazione delle tecnologie, ove vi sia capacità di risposta in modo diversificato e quasi personalizzato a quelli che possono essere problemi specifici. Sei d’accordo?

Concordo pienamente. Siamo consapevoli che il contributo che potremo dare sarà soprattutto in termini di ripensamento delle città e non solo del servizio. Date le nostre caratteristiche, sarà anche grazie al nostro lavoro se riusciremo nell’intento di creare nuove condizioni “di mercato” favorevoli agli operatori. La Smart land potrebbe rappresentare un esempio virtuoso, a tal proposito, anche se non è l’unico.

 

Il fatto che il rapporto con i comuni stia cambiano, diventando sempre più consulenziale, vi ha costretto in qualche modo a creare un modello ora da sostenere e incentivare. Come vi muoverete nei prossimi mesi a livello di rete?

L’idea è quella di muoversi sulla falsariga di ciò che abbiamo sempre fatto: promuovere la solidarietà tra imprese, come elemento di vicinanza e le buone pratiche come elemento di condivisione: lavoreremo tutti insieme per conciliare quanto più possibile questi aspetti, per definire progetti e strategie a più ampio respiro, anche se al momento la priorità resta quella di dare una mano a tutti, per quanto possibile, perché, se è vero che vi sono aziende, come la nostra, che stanno già pensando al futuro, bisogna tenere presente che tante altre realtà stanno invece facendo fatica in un momento difficile come quello attuale.

 

Per quanto riguarda Gruppo CAP, quante persone avete in smart working?

Al momento abbiamo circa l’83% dei lavoratori in smart working, il che significa che il processo di digitalizzazione dell’azienda è stato decisamente efficace, ma soprattutto accelerato in modo decisivo da questa situazione: come molto spesso accade, ci si accorge di saper nuotare solamente nel momento in cui ci si butta in mare. Se avessimo pianificato questa situazione, non saremmo mai riusciti a metterla in pratica in questi termini e con queste tempistiche: questa è la dimostrazione che, se si hanno gli strumenti culturali adeguati, le crisi possono essere superate.

 

Sfoglia il piano di sostenibilità 2033 del Gruppo CAP

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