Il valore delle competenze nella filiera gas

Per la prima volta al Forum UNI-CIG si parla di questo tema, con tre contributi che aiutano a fare chiarezza. L’importanza delle prassi di riferimento e delle attività di certificazione e normazione per la qualificazione complessiva del settore. La centralità del fattore umano in un sistema complesso come quello del gas. 

 

 

Il valore delle competenze nella filiera gas. È la prima volta che il Forum UNI-CIG tratta questo tema: non era mai accaduto prima. E il merito – come ha ricordato il direttore tecnico di CIG Cristiano Fiameni, moderatore del dibattito – è da attribuire al confronto che attorno a questo argomento è maturato nel corso degli ultimi anni.

Tre i relatori chiamati a discuterne: Elena Mocchio, responsabile della divisione innovazione dell’UNI, Emanuele Riva, vicedirettore generale e direttore del dipartimento Certificazione e ispezione di Accredia e, infine, il direttore tecnico di CIG. Mocchio ha affrontato il tema del ruolo delle UNI/PdR a supporto dello sviluppo delle competenze professionali. «Le prassi di riferimento UNI/ PdR – ha detto Mocchio – sono un prodotto della normazione per il trasferimento dell’innovazione; sono elaborate sulla base di un rapido processo di condivisione ristretta a pochi esperti. Sono pensate per contribuire allo sviluppo di future attività di normazione. Contengono specificazioni tecniche riguardanti argomenti di tutti i settori innovativi, buone pratiche, applicazioni particolari di norme esistenti, modelli di gestione sperimentati a livello locale, disciplinari proprietari. Sono a diffusione gratuita e ad applicazione sperimentale».

Le prassi di riferimento, com’è noto, sono elaborate da un gruppo di esperti di organizzazioni rappresentative del mercato cui è destinata la prassi.

A loro possono aggiungersi altri esperti del sistema UNI, per portare esperienze specifiche in ambiti limitrofi già normati. Il tavolo di lavoro opera in modo indipendente e al di fuori degli organi tecnici dell’ente di normazione. La responsabile della Divisione innovazione dell’UNI ha poi ricordato il processo di elaborazione delle PdR, che prevede tre fasi: inquadramento, contratto e avvio del progetto.

La prima fase si occupa di individuare dei committenti e di raccogliere le esigenze, della verifica del contesto normativo nazionale, europeo e internazionale, di individuare gli eventuali esperti del sistema normativo da coinvolgere e infine di valutare la politica-strategica dell’ente di normazione.

La seconda fase, quella del contratto, si occupa di formalizzare il contratto tra l’UNI e i committenti e definire titolo, scopo, tempi, risorse, azioni di diffusione e aspetti economici.

La terza fase, di avvio del progetto, si occupa della diffusione dell’informazione sul sito web di UNI, della raccolta delle eventuali dichiarazioni di interesse e infine della convocazione della riunione insediativa del Tavolo. Il processo di formazione della prassi si conclude o nella sua trasformazione in norma tecnica o nel ritiro a distanza di cinque anni dalla pubblicazione.

“Due sono gli approcci al tema delle professioni alle prese con le UNI/PdR – ha ricordato Mocchio –. Il primo prevede che i requisiti dei profili professionali siano secondo l’impostazione dell’Eqf (l’European Qualifications Framework; nda) nella logica delle conoscenze, delle abilità e delle competenze. Il secondo invece sulle modalità di valutazione di conformità di parte terza – la certificazione – sulla base di requisiti stabiliti in norme UNI o anche UNI/PdR in materia di professioni.

Mocchio ha poi passato rapidamente in rassegna alcune Prassi di Riferimento, come la UNI/PdR 11:2014 (Raccomandazioni per la valutazioni di conformità di  parte terza ai requisiti definiti dalla UNI 11554), la UNI/PdR 39:2018 (Raccomandazioni per la valutazione di conformità ai requisiti definiti dalla UNI 11632:2016) e la UNI/PdR 62:2019 (Raccomandazioni per la valutazione di conformità di parte terza ai requisiti della UNI 11643:2016), pubblicata alla fine dello scorso giugno.

«Il Tavolo di lavoro è ristretto a poche persone; se da un lato ciò può rappresentare un limite, in questo modo però si favorisce la velocità e la  dinamicità nell’elaborazione dei documenti. Infatti, le prassi vengono elaborate in meno di nove mesi, un periodo inferiore rispetto all’attività di normazione.

Però, al di là dell’elaborazione del documento in sé, che ha un valore limitato, esiste comunque una fase di apertura ai commenti da parte di tutto il mercato che garantisce al processo stesso una maggior accettabilità. Poi, vi possono essere delle divergenze, in quanto le prassi vanno a intercettare uno stato dell’arte più avanzato, un qualcosa che  qualcuno sta già sperimentando e che mette a disposizione degli altri attori del mercato.

Perché l’obiettivo è proprio questo: mettere a disposizione di altri le proprie conoscenze ed esperienze, condividerle per poi creare un nuovo stato dell’arte». Mocchio, infine, ha ricordato lo stato di attuazione delle prassi di riferimento. “Abbiamo esperienze differenti legate all’elaborazione delle PdR – ha detto –. Qualcuna si sta trasformando in norma, prima ancora dei cinque anni previsti. Abbiamo delle prassi pubblicate lo scorso anno per le quali è già stato richiesto di avviare l’attività di normazione. In altri casi, invece, le PdR sono state frutto di attività pioneristiche. Mi riferisco alla numero 3, relativa alle indicazioni sulla sicurezza sul lavoro per gli stabilimenti di stampo industriale. Quella, ad esempio, è stata ritirata senza essere sostituita, in quanto mancava un vero interesse del mercato. Stiamo invece sviluppando in norma la prassi sull’asseverazione dei modelli di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro del settore edilizio, che sta diventando norma, in quanto esiste un forte interesse a utilizzare lo strumento dell’asseverazione per dimostrare il rispetto della conformità dei requisiti del modello di organizzazione e gestione della sicurezza sul lavoro”.

A trattare il tema del ruolo delle UNI/PdR a supporto della certificazione delle competenze professionali è stato chiamato Emanuele Riva, vicedirettore generale e direttore del dipartimento certificazione e ispezione di Accredia.

 

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