Comunità energetiche. Un’occasione da cogliere e implementare per il nostro Paese

Comunità energetiche. Un’occasione da cogliere e implementare per il nostro Paese

 

Il mondo dell’energia è per definizione in continua trasformazione, un universo che preferisce lo “scorrere” al creare e al distruggere. Così come l’energia elettrica viaggia nei fili della corrente ed il vento muove le pale eoliche, anche gli stessi modelli di produzione di energia continuano lentamente a trasformarsi, a muoversi. Il passaggio al rinnovabile, verso quell’economia circolare in cui tutto è “trasformato”, non è che uno dei passi da compiere nell’ambito di una più vasta transizione energetica che abbia come protagonista la nostra intera società, a partire dai singoli cittadini. È in quest’ampio contesto che trova il suo spazio il tema delle comunità energetiche rinnovabili: un modello energetico green intenzionato ad agire sulla figura e sulle prerogative del singolo cittadino e della piccola impresa, i quali passano dall’essere consumer a prosumer. Il prosumer è colui che non si limita al consumo di energia ma la produce. Gli impianti fotovoltaici, per esempio, connessi ad una Smart Grid forniscono energia pulita per sé stessi e per gli altri consumers connessi in rete. In questo sistema quindi l’utente finale non è più l’ultimo anello della catena, ma si allaccia alla comunità energetica come elemento attivo.
Con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe questo tipo di gestione è diventata una realtà anche in Italia. Ma di cosa si tratta quando parliamo di comunità energetiche rinnovabili?

Aassociazioni di cittadini o imprese che si dotano di un impianto condiviso per la produzione di energia rinnovabile, andando a diminuire drasticamente i costi della bolletta. L’energia prodotta da quest’impianto che non viene immediatamente consumata può essere immessa in rete, accumulata in un apposito sistema di stoccaggio per essere utilizzata in caso di necessità o scambiata con i prosumers più vicini. Le uniche restrizioni per la costruzione di un impianto condiviso sono la potenza (che deve essere inferiore ai 200kW), la condivisione dell’energia attraverso la rete elettrica preesistente e la necessità di connetterlo a quest’ultima a bassa tensione attraverso una sola cabina di trasformazione; ciò significa che in queste comunità gli autoproduttori dovranno trovarsi abbastanza vicini fra loro, perché l’energia sia prodotta e consumata “in loco”.

Su questo punto la definizione delle comunità energetiche in Italia si discosta da quella europea (direttiva REDII 2018/2001/UE), in cui non sono presenti il limite dei 200kW e della singola cabina di trasformazione, lasciando spazio a finalità più ampie rispetto all’autoconsumo degli utenti. Nei prossimi mesi è atteso un recepimento delle direttive UE che permetta di rimuovere alcune di queste limitazioni, allargando così le prerogative delle comunità energetiche anche nel nostro paese. Queste associazioni possono diventare uno strumento in mano ai cittadini per combattere la povertà energetica, permettendo anche ai meno abbienti di farne parte. I costi degli investimenti infatti sono sostenuti autonomamente dalla comunità, che può includere così anche chi non avrebbe modo di accedervi altrimenti in una forma di solidarietà. Il contrasto alla povertà energetica è inserito nell’Agenda 2030 dell’ONU, in particolare nel punto 11 che pone l’obiettivo di “assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni”, obiettivo particolarmente importante in Italia, dove l’incidenza della spesa energetica (che è uno dei primi indicatori di povertà energetica) equivale circa al doppio della media europea.

Nel Superbonus 2020 è stato incluso uno sconto fiscale e un incentivo per la produzione a tutti coloro che vorranno costituire una comunità energetica rinnovabile, dotandosi di un impianto condiviso per la produzione di energia. Lo sconto fiscale consiste in una detrazione del 110% sulla quota di spesa corrispondente alla potenza massima dell’impianto di 20 kWh, l’incentivo per la produzione si presenta invece sotto forma di premio di 110 euro per MWh, a cui si ha diritto per un periodo di 20 anni. Gli sgravi fiscali e gli incentivi si inseriscono però in una cornice più ampia di risparmio energetico: il prosumer in una comunità può anche monitorare attivamente i propri consumi e con le innovazioni tecnologiche nel campo della domotica è in grado di regolare l’utilizzo di energia nella propria abitazione, differenziandolo ad esempio in base all’orario o alla temperatura, con un effetto positivo sugli sprechi energetici.

La comunità energetica rinnovabile è un passo importante verso un’economia collaborativa (sharing economy), un modello basato sulla condivisione di servizi e fondato sull’ “accesso al bene” per cui viene messa in primo piano la funzione di quest’ultimo piuttosto che il detenerne la proprietà.  Questo principio mostra la rilevanza non solo economica e ambientale, ma anche sociale delle comunità energetiche, che restituiscono spazio alla produzione locale e al cittadino attivo nel “vivere con” gli altri in un’ottica di sostenibilità, condivisione e cooperazione.

 

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