“Quanto sono sostenibili le nostre città?”, lo studio presentato durante il Forum Ansa 2030, delinea tre criteri

Tre indicatori per decretare la sostenibilità di una città

 

Settembre 2015: i paesi membri dell’ONU sottoscrivono un programma d’azione per promuovere la prosperità, la pace e il benessere del pianeta, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In questo programma d’azione figurano obiettivi comuni che uniscono non solo le Nazioni, ma soprattutto i singoli cittadini, il cui contributo individuale rimane fondamentale per il raggiungimento dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) proposti dall’Agenda. Fra questi figurano temi di spicco quali la lotta alla povertà e alla fame nel mondo, ma anche risoluzioni riguardanti l’ecologia e la sostenibilità in concordia con la modernizzazione della società e delle città, la data di scadenza è fissata per il 2030.
Il punto 11 dei SDGs riprende il tema delle “Città e comunità Sostenibili”, elemento cruciale per il nostro ecosistema urbano: già oggi il 50% della popolazione vive in agglomerati urbani, con previsioni che indicano un aumento di questa percentuale fino al 60% nel 2030, per un totale di 5 miliardi di persone. Uno sviluppo che procede naturalmente verso lo sviluppo di nuclei aggregati, la società urbana e la socialità che da sempre contraddistingue l’umanità intera.
Le grandi città, con le loro numerose attrattive e il lifestyle cosmopolita sempre più rinomato, costituiscono dei centri di gravità per tutti coloro che sono in cerca di opportunità, ma sono anche fonte principale dell’inquinamento da gas serra (75% delle emissioni di carbonio), e, senza piani di sviluppo sostenibile, possono influire in modo disastroso non solo sugli ecosistemi circostanti, ma anche sulla salute dei singoli cittadini.
Nasce così la necessità di trovare un metro per la sostenibilità, la sicurezza e l’inclusività dello sviluppo urbano: a questa necessità hanno risposto Save The Planet Onlus e JTI Italia, con lo studio “Quanto sono sostenibili le nostre città?”, presentato durante il Forum Ansa 2030. Utilizzando come riferimento i tre indicatori per città e comunità sostenibili della normativa ISO 37120:2018, lo studio compara 14 fra le principali città metropolitane Italiane, stilando una classifica per ognuno dei tre criteri. Ma quali sono, nello specifico, questi indicatori?

1. La pressione dei flussi turistici

Fino a pochi decenni fa il turismo appariva come una smokeless industry, un’attività che procurava ricchezza pulita, senza alcun impatto negativo. Oggi è invece sempre più chiaro che il turismo di massa causa forti ripercussioni sull’ambiente, specialmente in un paese ricco di attrattive come l’Italia.
A questo proposito Roma, Milano e Venezia si trovano in cima alla classifica delle città italiane più colpite da questo fenomeno, con Venezia al primo posto calcolando la quantità di turisti per numero di abitanti.
Vista la loro particolare natura di hotspot per visitatori occasionali, questi luoghi di interesse sono i primi a dover incentivare un turismo rispettoso dell’ambiente e della cultura, attraverso opere di sensibilizzazione volte a rendere le persone più consapevoli di ciò che le circonda, dall’ambiente urbano agli spazi verdi.

2. La Presenza di aree verdi

Gli “spazi verdi” citati nel punto precedente non costituiscono solo un’attrattiva per i turisti ed un rifugio dalla frenesia della vita urbana per chi vi abita, ma anche una vera e propria calamita per comportamenti virtuosi. In queste aree i dati mostrano infatti una significativa diminuzione del fenomeno del littering, quella cattiva abitudine di gettare a terra piccoli rifiuti usati, dai mozziconi di sigaretta alle lattine, un fenomeno purtroppo in crescita, generato dalla cultura dell’usa e getta, diffusa non solo fra i turisti, ma anche tra molti dei nostri concittadini. Questo particolare comportamento, oltre a danneggiare l’ambiente, è un pericolo per tutte le città che sempre più assistono all’aumento di degrado degli spazi pubblici, causando una riduzione di attrattiva anche per i visitatori stessi. Col proposito di combattere questo tipo di comportamenti è stato annunciato, durante il Forum Ansa 2030, il primo Manifesto Anti Littering sotto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente per l’adozione di misure che incoraggino una condotta virtuosa. Un Manifesto che conclude la campagna #IoLaButtoLì contro l’abbandono dei rifiuti promossa da Save The Planet e JTI Italia: una campagna il cui obiettivo rimangono i 17 punti dell’Agenda Onu, raggiungibili attraverso una strategia che promuova l’impegno congiunto di cittadini, imprese e amministrazioni locali.

3. Il trattamento dei rifiuti urbani

Se l’area metropolitana di Reggio Calabria risulta prima in classifica, seguita da Cagliari e Venezia, per quanto concerne la presenza di aree verdi, il distacco fra Nord e Sud si fa più accentuato sul tema della gestione dei rifiuti. Mentre in Sicilia il 70% dei rifiuti viene smaltito attraverso le discariche, i dati premiano Venezia, Milano e Bologna per la quantità di materiale riciclato e lo sviluppo circolare dell’economia: l’85% dei rifiuti a Bologna viene convertito in energia, solo il 10% finisce effettivamente in discarica. In generale il Nord, che rimane l’area con la produzione di rifiuti più alta (14, 3 milioni di tonnellate all’anno rispetto alle 9,2 tonnellate del meridione) sembra più attento anche alla raccolta differenziata. Nel dossier di Legambiente sui comuni “rifiuti free” (in cui ogni cittadino produce meno di 75 kg di secco residuo all’anno) Veneto e Trentino-Alto Adige sono in cima alla classifica per numero di cittadine virtuose, ma è il Sud a presentare la crescita più alta, con 38 comuni in più rispetto al 2019. Numeri che lasciano sperare nelle buone abitudini degli italiani: il nostro, dopotutto, rimane il primo fra i grandi paesi Europei per percentuale dei rifiuti riciclati, con un 68% rispetto alla media Europea del 57%.

 

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