Tecnologia italiana nel mondo. Intervista a Franco Adami Carbonara, Terranova

Tecnologia italiana nel mondo. Un caso di successo

Intervista a Franco Adami Carbonara, Sales Director Terranova

di Martina Ginasi ed Emanuele Martinelli

 

Come si è evoluta nel tempo l’attività di Terranova a livello internazionale? A fronte della crisi in corso vi trovate in una situazione di stallo o di accelerazione dei processi d’innovazione?

Teniamo conto che il processo di internazionalizzazione della nostra azienda è partito nel 2013, a seguito di una scelta strategica ben precisa che ci ha avvicinato a rapporti industriali non solo con realtà europee. Il primo progetto infatti sviluppato fuori dai confini nazionali è partito a Shangai, in Cina; un contesto che come noto offriva numerose opportunità di mercato, pur nella sua complessità, soprattutto in merito alla gestione delle reti di pubblica utilità e nell’introduzione di smart metering. I primi passi sono stati mossi dunque nell’ambito del gas, favoriti dal fatto che i paesi orientali in particolare, già tecnologicamente avanzati, sono propensi a proiettarsi già verso la costruzione di infrastrutture efficienti ed innovative. Con il supporto del socio di maggioranza relativa, la Pietro Fiorentini SpA, abbiamo sviluppato diverse strategie d’azione, andando a consolidare con nuovi servizi una presenza già buona a livello internazionale. Una collaborazione che ha spalancato le porte alla penetrazione di diversi territori. È stato quindi interessante concepire rapporti di estrazione diversa secondo più modalità; sui alcuni mercati andiamo ora con una presenza diretta, come ad esempio in UK, in altre nazioni ci muoviamo attraverso partnership strutturate come nel caso di Spagna e Portogallo. Una scelta meno impegnativa sia dal punto di vista organizzativo che economico.

Un capitolo ad hoc ed estremamente interessante va riservato ai paesi dell’Est; qui le aspettative sono alte, Ungheria e Romania in particolare rappresentano ambiti territoriali dove Pietro Fiorentini ha costruito stabilimenti produttivi, il che facilita la messa in rete con stakeholder locali.

 

Il settore gas ha fatto da apripista alla vostra attività internazionale.

Si, il gas ha dato il via, ma successivamente si sono aperte diverse opportunità in ambito idrico, elettrico ma pure, di recente, ambientale. Teniamo conto che il settore idrico sta vivendo un ottimo momento di evoluzione in diversi paesi, con investimenti sempre più importanti in innovazione e digitalizzazione.

 

Esperienze come quelle sviluppate in Cina hanno dato a Terranova nuovi strumenti di comprensione e accresciuto il know-how; ma immaginiamo abbiate soprattutto portato tecnologie e conoscenza.

Teniamo conto che il nostro paese in ambito gas, elettrico e idrico è un’eccellenza a livello internazionale. Alcuni Stati lo riconoscono e ci vedono come modello, siamo partiti per primi e questo ci ha avvantaggiato; abbiamo già completato alcuni passaggi che altre nazioni devono ancora fare. Questo, oltre che fonte di business, è motivo di orgoglio.

In ambito idrico per esempio abbiamo di recente intercettato, con i colleghi di Terranova UK, un progetto dell’Autorità inglese che prevede un finanziamento di 200 milioni di sterline per soluzioni innovative a più livelli; soprattutto legate alla gestione del Tamigi nella città di Londra, che presenta criticità e una notevole complessità. A cui rispondere con innovazione spinta sull’intero processo e in particolare con adeguate soluzioni di misurazione e controllo. Sul tema acqua c’è nuova consapevolezza diffusa, che ha creato fermento e desiderio di migliorare le infrastrutture in ogni paese.

 

Le referenze sono arrivate dal lavoro svolto in Italia poi implementato nei diversi paesi?

Certamente l’esperienza maturata rispondendo a mercati, regole, contesti territoriali e culture diverse sta contribuendo alla nostra crescita; abbiamo acquisito commesse a macchia di leopardo sfruttando l’eccellenza dei prodotti e delle soluzioni proposte. Oggi possiamo sostenere confronti tecnici e tecnologici di processo su tavoli internazionali, portando competenze e partecipando a gare anche complesse relative a potenziali forniture. Per esempio, in Uzbekistan, un paese ricco circondato da molti Stati che lo utilizzano come una sorta di benchmark, abbiamo acquisito una commessa importante per la fornitura di smart meter gas che coprirà pressoché tutto il mercato uzbeko. Il progetto è in fase di running ma siamo certi che porterà grande valore a quel paese. Portare questo modello sull’idrico e aprirlo ad altri settori potrebbe essere interessante. Si tratta di contaminazioni che daranno buoni frutti.

 

State avvicinando progetti di Smart City con infrastrutture da costruire da zero – mi riferisco a paesi arabi per esempio – e al tempo stesso vi occupate di rigenerazione e riqualificazioni di reti già esistenti. Dove trovate maggior ragione del vostro lavoro e adeguati riconoscimenti anche economici?

Le nostre soluzioni permettono la gestione di reti complesse come gas, idrico e teleriscaldamento ma la stessa piattaforma può essere collegata e abbinata ai sensori per l’implementazione di servizi di Smart City, come per esempio quelli legati alla rilevazione dei dati ambientali, all’illuminazione pubblica, al monitoraggio del traffico o alla gestione dei parcheggi. Si tratta ancora di un livello prototipale ma abbiamo in corso in tal senso interessanti sperimentazioni. Un ambito non ancora core, ma che siamo certi ci porterà a importanti sviluppi futuri.

 

La customizzazione dei servizi varia a seconda dell’identità industriale del cliente ma pure della cultura e della mentalità delle persone chiamate a gestirli. È così? O alcuni temi sono comuni a tutti i paesi e si devono affrontare in modo standardizzato?

Non possiamo prescindere nell’approccio dalla comprensione della complessità di ciascun paese. Per questo abbiamo diversificato le politiche dal punto di vista territoriale. In Spagna abbiamo deciso di puntare su partner che quel mercato lo conoscono molto bene, capaci di un linguaggio comune con le aziende e in empatia con un certo modo di ragionare. Nel Regno Unito e in Uzbekistan abbiamo un approccio più diretto, integrandoci nel tessuto del paese stesso. Abbiamo una presenza in loco, coordinata da manager, esattamente come avviene in Cina. Il prodotto è sempre esportabile ma ogni stato presenta un contesto a sé e merita un ragionamento più ampio rispetto al puro dato tecnico.

 

Il trend della digitalizzazione sta favorendo lo sviluppo e l’introduzione d’innovazione in ciascun paese. Questo può facilitare la penetrazione su nuovi territori?

Questa situazione è abbastanza comune, se proviamo a circoscrivere l’Europa. Ma oltre alla Cina e all’area uzbeka, contiamo molto sui rapporti e sulla presenza internazionale del nostro Partner Pietro Fiorentini, che può vantare progetti anche in California e negli Stati Uniti che riteniamo essere un mercato particolarmente promettente. Ovviamente le nostre attuali competenze trovano maggior corresponsione in Europa ma tutte le nazioni sono caratterizzate da un comun denominatore: hanno bisogno di tecnologia, di innovazione ed efficientamento dei processi.

I singoli paesi hanno capito questa importanza e stanno imponendo ritmi diversi. La Spagna ha deliberato da pochissimo un progetto di sostituzione dei meter gas che hanno oltre 20 anni; questo spingerà in maniera importante il tema dell’innovazione, del controllo da remoto, della cyber security e così via. Ovunque sta succedendo questo anche se in modo diverso, e ciascuno declina le proprie capacità di investimento ma per raggiungere il medesimo scopo.

 

In un contesto potenzialmente così fiorente le imprese innovative italiane possono fare la loro parte. Possiamo parlare di un trend che vede l’Italia tra i soggetti in grado di esportare eccellenza?

Noi siamo l’esempio di un’impresa italiana in grado di esportare prodotti e servizi di qualità in più paesi. Non possiamo dire che si stia costruendo una filiera italiana in grado di portare valore ad altre aziende del nostro paese ma di certo su molti ambiti possiamo competere con i player di maggiori dimensioni.

Per esempio, forniamo strumenti fondamentali per garantire servizi che stanno a monte di una control room, per la gestione di metering, di infrastrutture complesse; si tratta di strumenti sviluppati dai nostri centri di ricerca che danno poi la possibilità al cliente di essere autonomo da un punto di vista della gestione del proprio business.

 

La trasmissione dei dati e il relativo data management sta trasformando per certi versi il vostro ruolo in consulenti più che fornitori. È così anche a livello internazionale?

Assolutamente. Ogni paese ha fame di tecnologie e di competenze funzionali per capire come migliorare i propri processi; tutti hanno budget da investire su questo fronte quindi se sei ritenuto credibile ci sono ottime opportunità da cogliere per le nostre imprese.

Spesso le strategie d’innovazione del paese, soprattutto per quanto riguarda i servizi di pubblica utilità, sono partite dal regolatore, attraverso la determinazione di vincoli qualitativi stringenti.

In altri ambiti la strategia paese è più chiara, parte da iniziative pubblico private, e gli Stati si influenzano tra di loro in modo virtuoso; Arera è un elemento strategico per tutti, viene infatti guardata con molta attenzione anche al di fuori dell’Italia.

 

Tematiche come la cyber security o la privacy hanno creato più vincoli o più opportunità?

Domanda delicata; sul tema GDPR in particolar modo c’è stata una ricaduta sugli smart metering, tematica interessante di cui ci eravamo occupati al di là del recepimento delle normative internazionali. Per garantire la sicurezza dei nostri sistemi per esempio, abbiamo infatti da diversi anni un accordo con un’università, quella di Pisa che è un’eccellenza in questo campo, che periodicamente effettua attacchi informatici alle nostre soluzioni, mettendoci alla prova. L’autorità sulla privacy va avanti e ha applicato ulteriori garanzie che abbiamo recepito e trasferito ai nostri clienti.

 

L’assetto delle utility italiane favorisce o limita lo sviluppo in termini d’innovazione?

Nell’ambito del gas, poche società detengono una fetta considerevole di mercato; poi ci sono altri importanti distributori di dimensioni medie che sostanzialmente adottano le nostre Soluzioni. Nel mondo dell’elettrico invece, Enel rappresenta sostanzialmente l operatore di riferimento controllando il mercato per circa il 90%.

In molti paesi il numero di distributori è più basso del nostro, è più concentrato. Come la Spagna, l’Inghilterra, la Francia, a differenza della Germania che ha invece una parcellizzazione dei distributori.

È un mondo molto eterogeneo che ci consente di sviluppare soluzioni estremamente modulari, di estensione sia direzionale che di dimensioni di perimetro. Non crediamo vi sia un modello ideale e va tenuto conto quanto il nostro territorio presenti delle peculiarità che andrebbero valorizzate. Per questo si può introdurre innovazione anche tra medie utility; l’importante che si tratti di soggetti comunque capaci di una visione, di progettualità e capacità d’investimento. Per rispondere in modo adeguato in termini di servizi ad aree italiane così disomogenee credo serva molta conoscenza del territorio anche da un punto di vista culturale. In altri paesi il contesto è certamente più omogeneo con meno differenze a più livelli.

 

Ci sono progetti a cui è particolarmente legato?

Il progetto di svolta in ambito internazionale è stata la commessa acquisita con il supporto del partner Pietro Fiorentini in Uzbekistan, del valore di oltre 6 milioni di euro, di cui parlavo prima. Una soddisfazione non solo a livello economico, ma anche di ordine tecnico, per la gestione in toto di meter praticamente di un intero paese. È un progetto già avviato che nei prossimi 2 anni ci permetterà di avere il controllo di oltre 4 milioni di meter, aprendoci la strada anche in paesi limitrofi.

Il secondo progetto che vorrei citare è quello di Telefonica, un operatore internazionale che a livello globale ha scelto la piattaforma di Terranova, dopo un contest mondiale per la gestione di meter per idrico, gas ed elettrico.

 

Il momento storico che stiamo vivendo ha dunque, secondo lei favorito l’accelerazione di processi innovativi in genere?

In tutte le situazioni dove si presenta una difficolta si cela anche un’opportunità; si è infatti resa necessaria un’accelerazione legata alla digitalizzazione che deve creare maggior fluidità e velocità nei rapporti di business, nell’erogazione di servizi di pubblica utilità, in ambiti formativi e così via. La pandemia ha reso obbligatorio questo passaggio, anticipando e velocizzando processi che probabilmente sarebbero stati più lenti, macchinosi e meno “compresi”.

Print Friendly, PDF & Email