Stati Generali SEM Smart Land: il progetto prende forma

Energia Media ha elaborato, già a partire dal 2014, le prime riflessioni riguardo alla necessità che il lavoro di sviluppo dei territori non si limitasse alle sole grandi città, considerando la conformazione territoriale italiana e dialogando con gli stakeholder con cui abbiamo avuto l’opportunità di lavorare. Oggi quei ragionamenti, tradotti nel tempo in attività di networking e informazione, sono diventati un marchio – Smart Land Italia – con tre progetti operativi avviati con amministrazioni di piccoli e medi Comuni italiani: Sud Est Milano, Forlì Cesena, Mantova.

In modo particolare, a un anno di distanza dall’avvio del dialogo con i 14 Comuni che costituiscono l’area omogenea Sud-Est Milano, sabato 23 novembre possiamo dire di aver avviato ufficialmente la fase operativa dell’iniziativa più avanzata delle tre, tramite la presentazione, di fronte agli amministratori e all’intera cabina di regia, dei 119 progetti previsti per il territorio. Un lavoro ambizioso, reso possibile dal riconoscimento lo scorso agosto del valore dello stesso da parte di Città Metropolitana di Milano con l’adesione al protocollo, e la conseguente partecipazione nella cabina di regia di Arianna Censi, Vice Sindaca Metropolitana, intervenuta a dialogare con Energia Media e gli stakholder presenti il 23 novembre. “Si tratta di un progetto dal valore altissimo – ha riconosciuto la Vice Sindaca – con una possibile attrattività per tutti quei territori marginali che non riguardano solo Milano ma l’intera Regione. Il destino di Dresano deve essere strettamente connesso a quello di Città Metropolitana di Milano, perché dobbiamo considerare che il tema dello sviluppo territoriale debba andare oltre i grandi agglomerati urbani; Milano, inevitabilmente continuerà nel suo sviluppo, ma dovrà necessariamente aprirsi oltre i propri confini, secondo una visione strategica di più ampio respiro sia in termini geografici, che temporali. Per valutare il progetto SEM e il valore che porta con sé – ha proseguito Arianna Censi – è necessario partire da una panoramica sul contesto territoriale nel quale viviamo e come questo cambierà nei prossimi anni, attraverso due punti principali:

 

  1. Milano cresce, lo vediamo. I Comuni dell’hinterland crescono anch’essi certo, ma molto meno; così come è minore rispetto alla Città di Milano, lo sviluppo degli altri Comuni della Regione. Questa differenza suscita inevitabilmente disuguaglianza sociale, un fenomeno che tende a consolidarsi con il tempo, andando così a rimarcare diffidenze e contrasti fra le aree più sviluppate e quelle meno. Un sentimento di rabbia ed esclusione visibile all’interno dello stesso territorio, della stessa regione, della stessa nazione e direttamente proporzionale alla crescita sociale e urbana delle principali città.

Per questo motivo il destino delle cittadine del Sud Est Milano deve c’entrare con il destino di Città Metropolitana di Milano; Milano infatti continuerà a crescere, ma non possiamo farne oggetto di due ragionamenti differenti.

 

  1. Attraverso il lavoro di SEM che avete avviato, ci chiedete che tipo di opportunità stiamo dando al nostro territorio. Io vorrei aggiungere ai canonici criteri, certamente da considerare, anche quelli di sostenibilità, aumento della superficie alberata, utilizzo del suolo; con la possibilità di unire bellezza e consumo – inteso come attrattività del territorio per consumatori più consapevoli ed evoluti. Abbiamo bisogno oggi di trasformare i nostri territori storicamente visti come luoghi di consumo, a luoghi nuovamente attrattivi non per divoratori ma per consumatori di qualità, capaci di valorizzare il territorio e dargli delle opportunità. Il nostro territorio è bellissimo e per esempio le 110 cascine – alcune delle quali abbandonate – presenti nella zona, che ora pare rappresentino un problema per i Comuni di appartenenza, possono tradursi in qualità e opportunità per tutti.

Non sarebbe possibile avviare questo lavoro in modo contestuale a tutta la Città Metropolitana di Milano; per questo il progetto SEM è fondamentale, dandoci modo di sperimentare l’avvio di un possibile un modello, utile per lo sviluppo in altre zone omogenee di Città Metropolitana.

Bisogna quindi agire con intelligenza e modestia, consapevoli del fatto che né la PA né il privato da soli possano in modo autonomo esprimere tutto il know how di cui un progetto così ambizioso necessita: solo con la collaborazione di entrambi può elaborarsi e tradursi in pratica un modello così innovativo. Con il progetto Smart Land le amministrazioni stanno utilizzando nuovi strumenti all’interno di un contesto territoriale che guarda al futuro, ponendosi in primis le domande necessarie relativa alle prospettive che si desidera offrire ai cittadini. Per attuare questo piano nessun Comune, neanche il più grande, può farcela da solo. La chiave è dunque la “multicomunalità”. Il destino del piccolo comune del Sud Est Milano – ha concluso la Vice Sindaca – incrocia il destino di Milano e del corridoio che conduce al grande agglomerato urbano, passando dai Comuni più grandi di San Giuliano e San Donato e comprendendo tutta l’area. Questa è multicomunalità, unica dimensione territoriale necessaria affinché si uniscano visioni e progetti differenti in una dimensione organica, affinché possano essere valorizzati tutti gli elementi positivi presenti in un’ottica di attrattività del territorio stesso. Bisogna essere in grado di ottimizzare tutte le risorse di cui possiamo disporre. Questo sarà già un fatto atipico, nuovo, perché da sempre ognuno ha pensato solo al proprio comune, alla propria area di pertinenza, mentre Smart Land ha come principio un pensiero sulla collettività. Lo stesso modello che si sta costruendo non va a conformare le progettualità sulla base delle linee di finanziamento dettate dall’Europa; ma al contrario, con intelligenza, si sta predisponendo un piano d’interventi in grado di aprire un dialogo proficuo con l’Europa (e in particolare con la Banca Europea per gli Investimenti) sulla base delle reali necessità del territorio.

È vero quindi, come dicono le macro analisi, che in un futuro molto prossimo il 60% della popolazione vivrà nelle aree metropolitane; un fatto che ha indirizzato negli anni i finanziamenti maggiori sulle aree urbane per favorire progetti Smart City. Ma tutto questo avrà un valore se si terrà conto delle aree immediatamente prossime ai grandi complessi urbani, e solo così l’influenza metropolitana diverrà più diffusa e invasiva. La sperimentazione in atto con SEM Smart Land comporta certamente dei rischi, e per questo le strutture istituzionali devono necessariamente interfacciarsi con questa idea di ampio respiro, andando a reinterpretare quegli “spazi diffusi” perché diventino un valore di comunità. Per questo nell’incontro di oggi si è reso evidente come uno sforzo di pensiero abbia iniziato a trovare compimento.”

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