SMG e digitalizzazione: la sfida del data management

SMG e digitalizzazione: la sfida del data management

Il dato va oggi considerato come importante patrimonio di conoscenza e imprescindibile strumento di strategia. Partendo da questo assunto occorre chiedersi come stia cambiando, anche nei confronti delle utility, il ruolo dei costruttori di apparecchi non più da considerarsi come meri produttori di contatori bensì come soggetti che operano in un segmento di dati ben preciso, quelli metrologici.

Abbiamo parlato di cultura digitale e della crescente attenzione alla gestione del dato con Vincenzo Quintani, Vice Presidente CSI e Coordinatore dello Smart Metering Group

Mauro Bozzola

 

 

Come ha contribuito l’Associazione a far crescere nei confronti dei gestori, dei distributori, delle utility una diversa cultura rispetto al mondo digitale e come questa diversa consapevolezza sta cambiando l’approccio delle stesse utility?

Io ritengo che il confronto tra player che hanno ruoli e posizionamenti differenti sia sempre estremamente costruttivo e l’Associazione, dando voce ai costruttori grazie agli eventi, ai position paper, al sito e in occasione di confronti diretti, ha senza dubbio favorito un significativo dialogo con le utility e con le istituzioni. Credo inoltre che lo Smart Metering Group, nel sostenere il punto di vista dei costruttori, per natura e posizionamento nella filiera prematuramente a contatto con le innovazioni tecnologiche del settore, abbia dato un contributo di rilievo agli stessi per quanto riguarda il compimento di scelte tecnologiche corrette.

Peraltro, essendo il costruttore soggetto che porta ai tavoli di confronto esperienze e necessità legate “al fare”, spesso, soprattutto davanti al regolatore, a livello di Associazione abbiamo contribuito informando sulle  dinamiche industriali e tecnologiche senza smettere mai di sottolineare quanto le tempistiche degli investimenti industriali ed il ramp-up produttivo siano fortemente influenzati da un progettualità di lungo termine e stabilità normativa.

Ritengo dunque che lo Smart Metering Group, grazie alla professionalità di tutti i suoi soci e grazie alla condivisione culturale di esperienze e conoscenze, abbia sicuramente portato ad un arricchimento di tutti coloro che a questo confronto si sono esposti. L’impegno è quello di continuare su questa strada, quindi con altre iniziative da affiancare al sito e allo SUOM, come ad esempio una maggiore attività di promozione tecnico scientifica e l’avvio della Smart Metering Accademy perla formazione e l’aggiornamento professionale nel settore dello smart metering.

 

Il tema dei data management rappresenta oggi una grande sfida. In tal senso lo smart meter e il contatore statico offrono una serie di presupposti che rappresentano lo strumento per comprendere se i dati possono o potranno davvero essere considerati “il petrolio del futuro”. Come il Gruppo può aiutare a far comprendere alle utility il valore reale di tutti i dati acquisiti, in modo tale da farli diventare un importante patrimonio di conoscenza e uno strumento di strategia?

Possiamo dire che lo Smart Metering Group stia cambiando pelle, i suoi associati si stanno adeguando alla digitalizzazione; e così anche le utility proprio in virtù della digitalizzazione delle reti. Vige per tutti la regola delle famose tre D: decabornizzazione, decentralizzazione e (la più importante) la digitalizzazione.

Se pur con una velocità diversa rispetto alle utility (con meno vincoli e trovandosi in una parte della filiera che li espone più rapidamente ai cambiamenti e all’evoluzione tecnologica) direi che tutti i player che aderiscono allo Smart Metering Group siano passati da un approccio aziendale legato all’attività metrologica “in campo”, a una maggior attenzione alle performance dell’apparecchio, con il focus che si è spostato anche sulla gestione del dato. Mi sento di dire che non siamo più produttori di contatori ma aziende che lavorano in un segmento di dati ben preciso ossia quelli metrologici.

Riporto qui l’esempio della mia azienda, Landis+Gyr che da produttore di contatori tradizionali è diventata un solution provider. Non proponiamo alle aziende qualche cosa di futuristico ma di molto attuale; abbiamo sviluppato (grazie alla nostra esperienza basata su 300 milioni di contatori installati nel mondo) un algoritmo in advanced analitics che, con i dati che arrivano dai contatori e dalla sensoristica disponibile sulla rete, è in grado di dare indicazioni su come la rete vada fatta evolvere.

 

Stiamo parlando di Managed service? Ossia l’introduzione di servizi evoluti, sostanzialmente grazie alla grande mole di dati rilevati dai contatori?

Il Managed service in realtà è un concetto più ampio di servizi a 360°, servizi mediante i quali le utility chiedono a operatori professionali (Managed Services Provider) di assumersi la responsabilità nella gestione della loro intera infrastruttura o di singoli processi gestionali.In questo caso, tuttavia, il perno è rappresentato dalla piattaforma; il primo step per chiunque ci chieda di accedere a un servizio è la registrazione del contatore sulla nostra piattaforma informatica dalla quale si possono successivamente programmare tutte le attività da farsi sul meter: fruire informazioni utili sul suo stato ed eventi (event log), sulla sua manutenzione ma anche, ad esempio, acquisire dati eventualmente predittivi del buon funzionamento di un impianto fotovoltaico.

I big data rappresentano senz’altro un’enorme mole di informazioni ma il vero plus è dato dall’essere in grado, grazie all’esperienza, di realizzare dei filtri, delle maschere, delle query, che permettano di estrapolare solo quelle informazioni che, a seconda delle diverse situazioni ed esigenze, abbiano un valore ed interpretarli di conseguenza.

 

Dal punto di vista del mercato occorre capire se questo processo di digitalizzazione rappresenti un trend inarrestabile o se ci sia ancora una certa resistenza al cambiamento. E se di conseguenza l’introduzione della tecnologia statica sia ormai data per acquisita o se ancora si fatichi a farla accettare

Mi sembra che per la quasi totalità delle aziende il processo di digitalizzazione sia ormai definitivamente avviato. E anche il discorso legato ai costi/benefici di contatori statici (che per loro natura sono intrinsecamente digitali) credo si possa considerare superato essendo ormai quest’ultima tecnologia largamente diffusa e provata sul mercato in termini di Total Cost of Ownership. Inoltre con l’invecchiamento della popolazione e dei lavoratori è chiaro che per quanto riguarda la struttura organizzativa vi è sempre più da parte delle utility, come per il resto dell’economia, un approccio maggiormente orientato all’automazione. Non credo invece che questo trend vada ricondotto a una questione di cambio generazionale o di età anagrafica, vi sono persone non più giovanissime che hanno un ottimo approccio con la tecnologia, a mio avviso è solo una questione di cultura aziendale.

 

Unmercato della tecnologia statica quindi in ascesa con la seconda generazione di contatori elettrici, ma per quanto riguarda quelli di acqua e gas occorre rifarsi alle singole gare. Quale è il trend a livello di filiera industriale sulla tecnologia statica?

Per quanto riguarda i costruttori va detto che oggi mi sembra che stiano crescendo quelli che offrono anche la soluzione statica rispetto a quelli che propongono la sola soluzione ibrida (meccanica con elettronica di comunicazione); ciò avviene sia nel settore dell’acqua, che in quelli del gas.

Nell’elettrico la predominanza del contatore elettronico è ormai un fatto storico risalente al primo roll-out di inizio anni 2000.

Sul lato utility invece non è possibile fare un discorso di mercato, i distributori hanno la necessità di distribuire energia in maniera efficiente, quindi il criterio con cui valutano il loro successo è legato al massimo efficientamento della loro infrastruttura. Alcune aziende potrebbero anche argomentare che in passato spendevano meno, bisogna però sottolineare che il binomio efficienza della rete di distribuzione per unità di energia distribuita va anche correlato al numero sempre maggiore di servizi destinati agli utenti, dunque una rete efficiente con una offerta più elevata di servizi.

 

Rispetto al Decreto 93 del 2017 che detta nuove norme per i controlli e per la sostituzione periodica degli strumenti di misura quale considerazione è possibile fare alla luce dei primi dati emersi dall’indagine recentemente realizzata da Energia Media? (AGGIUNGERE LINK ALL’INDAGINE)

Il decreto 93 sicuramente richiederà, soprattutto per chi lo deve applicare, una serie di affinamenti. Detto ciò il principio che sta alla base di questo provvedimento del MISE è a mio avviso assolutamente positivo. La manutenzione e la verifica periodica degli apparecchi sono necessarie così come necessario è un programma che preveda queste validazioni. Quello che invece non condivido è il fatto che, nonostante tutta la letteratura tecnologica chiarisca che i contatori statici garantiscano nel tempo una maggiore stabilità della misura e nonostante tale assunto sia stato affermato per grandissima parte anche nel decreto 93, in alcuni passaggi viene negato e questo pare contraddittorio. Nella tabella finale del provvedimento, ad esempio, la dove viene stabilito che il contatore dell’acqua statico vada verificato ogni dieci anni mentre quello meccanico ogni otto – dunque sancendo una maggior affidabilità temporale del primo – quella che sembra una previsione basata su un principio generale affermato viene invece ribaltata per quanto riguarda i contatori del gas.

 

In termini sensibilità alla digitalizzazione vi sono differenze tra big player e medie utility?

Se tra le medie utility si può riscontrare in generale un certo ottimismo in tema di digitalizzazione va detto che le sensibilità risultano essere differenti e non credo si tratti di una questione dimensionale in quanto tutte le aziende hanno la capacità di investire. I fattori predominanti sono, a mio avviso, da far risalire alla cultura aziendale e al territorio. Se operi in un territorio popolato da utenti esigenti, che hanno confidenza con la tecnologia, ricevi uno stimolo differente rispetto a quello che riceveresti in un territorio più passivo.

 

Se dovessi fare un elenco di criticità per lo sviluppo del mondo dello statico che ancora sono da sottolineare e affrontare per le utility dove vedi maggiori barriere?

Io credo che l’adozione dello statico per i vantaggi tecnologici intrinsechi inevitabilmente diventerà prevalente per la quasi totalità delle applicazioni metrologiche, a maggior ragione in un contesto di digitalizzazione delle reti. Nella valutazione degli investimenti, noi suggeriamo di dare il giusto peso ai Tco (total cost of ownership), perché un contatore viene usato per 15 anni, che rispetto ad esempio alle tecnologie in ambito consumer, è un arco di tempo enorme ed il misuratore scelto deve essere in grado di operare in maniera ottimale in un contesto che si evolve a velocità crescente.

 

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