Settore idrico tra opportunità e criticità con obiettivo il Recovery Fund

Settore idrico tra opportunità e criticità con obiettivo il Recovery Fund

 

Il rapporto tra energia, rinnovabili e settore idrico si apre di continuo a nuovi campi di sviluppo e innovazione. Lo testimonia l’attività, sempre più virtuosa in termini di efficienza, di soggetti come Acquedotto Pugliese che, a causa dell’assenza di sorgenti e corsi d’acqua nella propria vasta area di competenza, pompa la risorsa idrica in Puglia e Campania in quantità così ingenti da rappresentare la seconda voce di costo per l’azienda. Per far fronte con lungimiranza a questo fronte AQP ha aumentato la produzione di energia da fonti rinnovabili da 2,82 GW nel 2017 ai 6,04 nel 2019; con 6 centrali idroelettriche attive (a cui se ne aggiungeranno altre 4 nel 2021) 5 impianti fotovoltaici e un impianto di cogenerazione a biogas da fanghi di depurazione.

In altro ambito, la società Acciona, partner tecnologico di AQP ha annunciato lo scorso 25 gennaio che si occuperà del rinnovo di 30,5 chilometri di reti idriche a Barletta, Bisceglie, Trani e Minervino; un contratto, conferito appunto da Acquedotto Pugliese dal valore di 14,7 milioni di euro per una durata di due anni. Scopo del progetto è migliorare la distribuzione dell’acqua nella regione, garantendo la sicurezza della rete e un’importante riduzione delle perdite idriche. Il contratto prevede anche interventi volti a migliorare il monitoraggio delle pressioni (ottimizzando quindi i consumi energetici) e del servizio idrico complessivo nelle città sopra citate.

Passando ad altra realtà, nell’agosto 2020 la Regione Sicilia ha stanziato 12 milioni di euro per consentire ai comuni di pianificare investimenti nel settore idrico; ulteriori risorse verranno assegnate per elaborare i cosiddetti piani d’ambito, fondamentali per pianificare gli interventi. Manutenzione, revamping, telecontrollo, depurazione, Smart Metering, nuova cultura dell’efficienza e Digital Transformation con investimenti che trasformeranno i processi funzionali e le competenze degli addetti anche nelle realtà del Mezzogiorno d’Italia.

Al tempo stesso, una nota dolente che riguarda direttamente il servizio idrico e i cittadini; come riportato da Laboratorio Ref. Ricerche nel Paper dello scorso novembre, nel Mezzogiorno e nelle Isole un cittadino su tre avrà problemi nei prossimi mesi a onorare le bollette. “La recente emergenza sanitaria ha ridotto il reddito degli italiani, si legge, aumentando le possibilità che ci siano ritardi o si registri il mancato pagamento delle utenze. Nel Mezzogiorno l’8% dei cittadini dichiara che non riuscirà a pagare la bolletta regolarmente, e addirittura il 23% lo farà con ritardo. Una situazione analoga si osserva nelle Isole: solo il 65% circa dei cittadini dichiara che riuscirà a pagare le bollette con regolarità.”

Il momento è contraddittorio, con accelerazioni e frenate continue che certamente non aiutano l’evoluzione delle infrastrutture, soprattutto in aree critiche del Paese, dove la ripercussione dell’emergenza sanitaria si prospetta catastrofica.

La pandemia si è inserita in un contesto in forte e continua evoluzione costringendo però i gestori a decisioni immediate con una profonda riflessione, e relative azioni, sulle priorità su cui concentrarsi anche in termini di investimenti.

 

Cittadini sempre più consapevoli e rapporto con il Recovery Fund

Non va dimenticato che, accantonando momentaneamente la crisi sanitaria, già dal 2019 da parte dei cittadini, soprattutto i più giovani, è arrivata una forte richiesta per un servizio più attento all’ambiente, in grado di preservare le risorse per le prossime generazioni; i cosiddetti “Friday’s for Future” per esempio, hanno alimentato l’emergere di una coscienza ambientale sempre più forte, ponendo l’attenzione dunque anche sul tema acqua.

Criticità e bisogno d’investimenti nel settore – spinti anche da una nuova consapevolezza dei cittadini – ha costretto le istituzioni a ripensare all’ordine più corretto per indirizzare gli investimenti a livello Paese e impiegare le risorse europee del Recovery Fund.

Se al primo posto troviamo per ovvie ragioni l’ammodernamento delle infrastrutture ospedaliere nazionali, come riportato sempre dal Laboratorio Ref. Ricerche, le successive tre priorità riguardano proprio la transizione verde. Di queste, due sono strettamente legate al servizio idrico integrato: la lotta al cambiamento climatico insieme alla tutela dell’ambiente e l’adeguamento dei servizi di fognatura e depurazione alla normativa europea.

La sensibilità alla tutela ambientale è diventata centrale nel dibattito e richiede nello specifico ai gestori idrici di recuperare i ritardi infrastrutturali del passato, che non caratterizzano solo il Sud Italia ma coinvolgono l’intera penisola; e di sviluppare un nuovo paradigma per un servizio sempre più orientato a sostenibilità ambientale, economica e sociale.

In questo senso quindi rinnovabili e settore idrico in modo integrato rappresentano un punto fondamentale da cui partire per un cambio di paradigma che abbracci in particolar modo il settore idrico. È patrimonio comune ormai che la disponibilità della risorsa non sia infinita e che le conseguenze dei cambiamenti climatici avranno sempre più un impatto sulla nostra vita.

Digitalizzazione, sostenibilità, sviluppo della regolazione e nuovi modelli di business saranno le parole chiave, driver di un possibile rapido cambiamento.

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