Si è tenuto oggi il secondo appuntamento di “Water Utility Network”: digitalizzazione spinta, Smart Meter e comunicazione dati

Si è tenuto oggi il secondo appuntamento di “Water Utility Network”: Digitalizzazione spinta, Smart Meter e comunicazione dati

Transizione del settore idrico a tutela della risorsa per l’evoluzione della filiera industriale

 

Il secondo appuntamento appena concluso del percorso Water Utility Network è stato dedicato al processo di digitalizzazione del settore idrico in tutte le sue ampie connotazioni.

La gestione del bene dell’acqua deve considerarsi una maglia complessa che impatta territori, abitudini, bisogni, molto legati alle condizioni e alle necessità delle persone. Per questo è stato estremamenteinteressante compiere questo viaggio guidato e analizzare nel dettaglio fattori chiave che cambieranno le abitudini dei cittadini.

Apre i lavori Tania Tellini, Coordinamento settore Idrico Utilitalia, che si focalizza sull’importanza di utilizzare uno strumento come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che, se usato correttamente, permetterà di compiere un salto importante nei processi di miglioramento del settore. “Il comparto ha le progettualità necessarie per crescere ed evolversi, -prosegue- questo comporterebbe non solo resilienza delle reti ma anche impatto occupazionale, un elemento centrale, soprattutto a fronte del momento storico che stiamo affrontando”.

Segue la presentazione del recente studio realizzato da Laboratorio Ref Ricerche di Samir Traini che fotografa la situazione attuale dello sviluppo del settore idrico (qui il pdf completo).

Grazie al contributo di importanti testimonial provenienti dal mondo utility e delle imprese innovative è stato estremamente interessante percorrere i punti di una filiera che verrà, in tutta la sua estensione, coinvolta in questo straordinario processo di reindustrializzazione del comparto.

Il concetto di Water 4.0 è stato declinato su tutti gli aspetti della gestione del bene acqua fino ad arrivare all’impatto che avrà sui cittadini.

In particolar modo Fabio Marelli, Direttore Acquedotto e Fognatura MM, si è concentrato sul ruolo di driver per lo sviluppo che potrebbe essere svolto dagli smart meter, che permetteranno di avere a disposizione in tempo reale numerosi dati giornalieri. Tematica affrontata anche da Cosimo Francesco Parlangeli, Product Owner Terranova, che denuncia come spesso questi strumenti non siano impiegati nel pieno delle loro potenzialità ma solo come elementi utili ad una migliore fatturazione. Argomento ripreso anche da Floriano Scacchetti, Responsabile Servizio Idrico Integrato Aimag, che si è focalizzato sull’importanza di sfruttare al meglio i dati e le informazioni che le varie aziende producono e mettono a disposizione: “Bisogna utilizzare questo patrimonio e renderlo disponibile con valorizzazione per i nostri utenti e il territorio. Questo è possibile con la digitalizzazione dell’informazione”.

Giuseppe Verrastro, Responsabile Innovazione Tecnologica Acquedotto Lucano, ha invece riportato la sua esperienza e le varie fasi di sviluppo attuate dal suo acquedotto, anche grazie alla spinta arrivata dalla regione Basilicata.

Marco Lombardi, AD Acqualatina Gruppo Veolia, compie invece un’analisi più generale e riconosce una spinta e un’accelerazione dell’intero comparto, partita ormai dieci anni fa, ma denuncia una non conformità che può essere risolta solo con progettualità che coprano il medio e lungo termine. Si accoda a coloro che evidenziano un gap tra Nord e Sud e sottolinea come spesso ci si sia concentrati su progetti pilota che hanno aumentato il dislivello tra zone più digitalizzate ed altre meno. Proprio a questo proposito interviene anche Alberto Ventura, Utility Key Account Manager A2A Smart City, che insiste sull’importanza di non pensare ad interventi attuati solo in contesti metropolitani ma anche territori più rurali: “la scelta tecnologica deve essere dinamica, il primo passaggio è quindi l’affidabilità del servizio, la competenza e capacità di gestirlo attraverso una tecnologia che non sia concentrata su un’unica soluzione ma un mix di queste ultime.”

Nella fase finale dell’incontro interviene Enrico Parodi, AD Watertech, che lancia un monito di speranza evidenziando come in alcune realtà, ad esempio la Città Metropolitana di Milano, non si parla più di mera sperimentazione ma di un vero e proprio sistema e impianto completo che permette di riscuotere notevoli vantaggi, come ad esempio perdite inferiori alla media nazionale.

Pensare digitale è quindi un concetto legato certamente alle tecnologie ma ancor più strettamente connesso a una trasformazione culturale; che porta un fatto pratico come la gestione di un servizio primario verso il limite estremo di una conoscenza degli asset che ha i dati e le informazioni come presupposto fondamentale.

 

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