Rilanciare il turismo per affermare nel mondo il Mezzogiorno d’Italia. Cleo Li Calzi, esperta di turismo e politiche di coesione territoriale

Rilanciare il turismo per affermare nel mondo il Mezzogiorno d’Italia

Colloquio con Cleo Li Calzi, Manager, esperta di turismo e politiche di coesione territoriale e docente di Leadership Management

Di Martina Ginasi ed Emanuele Martinelli

 

Già Assessore regionale al Turismo, Cleo Li Calzi ha portato un importante contributo alla prima edizione della Digital Business Week, con un respiro andato oltre i confini territoriali.

“Questa prima edizione è molto importante perché lancia, soprattutto in questo momento di crisi, importanti ponti per mettere a sistema il punto di vista dei facilitatori di business in rapporto al territorio e alle sue potenzialità di sviluppo. Vi sono infatti alcune trasformazioni in atto di cui bisogna tener conto e stimolare in relazione ad esse uno scambio proficuo attraverso contaminazione di esperienze e culturali” ha aperto la Li Calzi.

“Il settore turistico, ancora prima del lockdown, stava vivendo una profonda trasformazione; da marzo abbiamo assistito ad un vero e proprio shock asimmetrico, quello che per dirla con l’economista Taleb viene definito un Cigno nero, che ha investito il comparto e deve ora essere gestito al meglio, prevedendo gli effetti e anticipando quindi le mosse necessarie al cambiamento. Il turismo, inteso come qualche anno fa, non esiste più; già la rivoluzione digitale aveva dato vista a significativi segmenti di Smart Tourism, che danno al tema nuove connotazioni e forme. Tutti gli operatori che ruotano attorno al <turismo> sono quindi chiamati a rimodulare la propria attività, a ripensare i propri modelli di business ma anche le reti relazionali a supporto.

Non è possibile rimanere ancorati a una vecchia concezione, ed auspicare un ritorno in quella direzione; procedere solo  ristorando le perdite e lasciando il modello di governance del settore turismo come è sarebbe dannoso per l’economia. Sarebbe come non leggere le trasformazioni intervenute. Il turismo ha confini dinamici e sovralocali: occorre quindi non risolvere localmente le perdite ma supportare il sistema ad innovare il modello di offerta  e stimolare nuovi segmenti di domanda- Lo sguardo non deve essere limitato localisticamente, i processi di cambiamento vanno riorganizzati in funzione di come stanno cambiando le dinamiche di turismo mondiali. Non si può ragionare sul tema se non con una prospettiva più ampia, trattandosi di un ambito economico che non ha confini, ma che invece necessita di una visione globale che valorizzi in ottica competitiva le peculiarità locali”.

“Assistiamo per esempio alla crescita dello Slow Tourism – continua la Li Calzi – che sta prendendo velocemente piede grazie a una domanda in crescita anche nei trend post covid. I territori hanno moltissime possibilità di attrezzarsi in questa direzione e alcune regioni, specialmente nel Meridione, hanno molte potenzialità ed elementi per riuscire a cogliere le opportunità che questo tipo di turismo offre. Si tratta di un turismo ad alto rendimento locale proprio perché pretende un approccio disegnato sulle esigenze del turista stesso e meno intermediato dai grandi sistemi. Assistiamo alla crescita di un fenomeno frutto di un paradigma culturale totalmente modificato, da cui non si tornerà più indietro; quindi pensare ancora a modelli che tendono a proteggere alcune forme di offerta turistica sarebbe come perdere due volte.”

La scelta della vacanza diventa inoltre sempre più supportata dal digitale, questo anche prima dello stop pandemico, ma dopo l’inizio del lockdown è sostanzialmente diventato l’unico mezzo d’informazione e pianificazione. Certamente anche le vie del turismo tradizionale sono chiamate ora ad adattarsi a un’offerta sempre più digital. In questo senso sarebbe estremamente utile riuscire per il nostro Paese a conquistare aree significative di presenza sul web con offerte locali di qualità, che uniscano turismo, arte,e enogastronomia e cultura,  che propongano un’offerta di sistema basata sul brand Sicilia in grado di competere con i grandi colossi del settore.

“Credo che la pandemia abbia inevitabilmente modificato il pensiero delle persone e si sia passati dal voler fare molte cose a farne meno ma molto bene. Abbiamo assistito ad un’accelerazione di tutti i trend di domanda di turismo legati al benessere, allo “star bene” in ogni sua sfaccettatura, cercando esperienze turistiche positive e dirette sotto ogni aspetto. Trascorrere meno giorni in vacanza, sia per la crisi sia per la difficoltà a spostarsi, ma viverli con la qualità del benessere, elemento che fino a poco tempo fa rappresentava una caratteristica del viaggio non la finalità del viaggio stesso – commenta Cleo Li Calzi. Non possiamo ignorare questa nuova tipologia di domanda e quindi la necessità di valorizzare il turismo esperienziale; e in questo caso mondo digital e vita vissuta si toccano in modo straordinario perché in termini organizzativi l’informazione ritagliata sulle proprie esigenze trova strumenti straordinari di confronto. Le app possono essere uno strumento ma devono essere pensate per chi di quella città non ha alcuna conoscenza, devono essere facilmente fruibili da turisti stranieri per esempio, quindi il linguaggio e la capacità di immedesimarsi nel desiderio d’esperienza degli altri diventano elementi fondamentali.”

Stanno inoltre sempre più prendendo forma quelle che sono definite Smart Holiday, settimane dove si lavora ma contemporaneamente si possono trascorrere alcuni giorni in tranquillità.

“La Sicilia da questo punto di vista è cresciuta più di tutti gli altri luoghi, consente l’accesso al mare, presenta panorami mozzafiato, itinerari bellissimi per organizzare gite fuori porta. Alla base deve ovviamente esserci un sistema di fibra e banda larga che copra ogni angolo del territorio per permettere di lavorare da ogni luogo, anche il più remoto. La Smart Holiday allunga il tempo della vacanza perché può conciliarsi con esigenze lavorative; permette di essere operativi per più settimane da un ambiente diverso da quello canonico lavorativo, dove una volta finito di svolgere la propria professione, si può andare al mare o camminare in montagna. Fa parte – continua la Li Calzi – di un modo diverso di vivere ma pure di lavorare per obiettivi.”

Un cambio di paradigma che apre nuove possibilità al Mezzogiorno, la cui qualità della vita può essere impareggiabile rispetto ad altri territori, nonché una fortissima leva in grado di destagionalizzare il turismo e allungare i soggiorni sull’isola.

“Questo vuol dire lavorare su nuovi modelli di business – puntualizza la Li Calzi- portare nuove idee su ambiti che si incrociano tra loro; e creare nuove figure professionali attraverso una complementarietà di competenze. È necessario comprendere dinamiche economiche, sociologiche, psicologiche per individuare e capire nuovi bisogni e far nascere nuovi desideri, soprattutto in un periodo complesso come quello attuale. E competenze economiche e aziendali per trasformare le idee in nuove direttrici di business”

A fronte di processi in forte crescita, si registrano invece ambiti decisamente colpiti dalla pandemia. Il turismo legato alle città d’arte ha subito uno dei blocchi più consistenti; un segmento che  più di tutti necessita di modelli di business da modificare e di un ripensamento in toto per quanto riguarda i relativi investimenti. Così come in crisi, per l’effetto Covid, è oggi il turismo d’affari ed il turismo legato agli eventi. Settori che necessitano oggi di essere sostenuti nelle inevitabili trasformazioni.

“Dobbiamo comprendere a fondo – conclude la Li Calzi – le dinamiche della domanda ed essere in Italia i primi, più bravi e più solerti a costruire un’offerta che stimoli la domanda stessa intercettando i trend del momento, riuscendo a dare un nuovo inizio anche ai settori più colpiti. Abbiamo tutti gli strumenti culturali e di conoscenza del settore per riuscirci, e per dare alle persone di ogni parte del mondo esperienze qualitative come in nessun’altra parte del pianeta. Ma servono idee innovative e non vivere di rendita della Bellezza ereditata.

“Il turismo può davvero essere – e ne sono convinta – il volano per il rilancio del Sud, contribuendo anche a rigenerare l’economia locale e a rilanciare l’occupazione giovanile e femminile . E, se innovata nei servizi complementari, ed adeguatamente supportata da un piano di innalzamento quantitativo e qualitativo della dotazione infrastrutturale, ad affermare una nuova idea di Sud dinamico e competitivo”

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