Resilienza e senso di appartenenza. Intervista a Marco Sassi, Cerro al Lambro

Resilienza e senso di appartenenza, prerogative indispensabili per il futuro

Lo sottolinea Marco Sassi, sindaco del Comune sudmilanese di Cerro al Lambro, con il quale abbiamo analizzato l’attuale momento di crisi e ciò che di positivo da quest’ultimo dovremmo apprendere

di Mauro Bozzola

 

Rispetto al vostro lavoro, nella Pubblica Amministrazione che cosa sta cambiando in termini di una possibile spinta innovatrice per il futuro?

Abbiamo sicuramente imparato tante cose ma principalmente il fatto che non possiamo bastare a noi stessi. Questa è una considerazione che riguarda in modo molto evidente gli amministratori: per noi aver fatto e fare quotidianamente rete su molteplici tematiche è diventata ormai una necessità. Nella nostra zona questa metodologia di lavoro era già piuttosto consolidata, ma ora è diventata indispensabile anche per chi era meno avvezzo a utilizzarla. Da un lato ritengo questo cambiamento molto positivo, in quanto l’attuale situazione ha permesso a noi amministratori di poterci migliorare, sia a livello individuale sia in particolare a livello di rete.

Per quanto riguarda la comunità invece, bisogna registrare che i cittadini sono stati messi veramente a dura prova da questa emergenza sanitaria ed economica. A livello personale, devo dire che avere rapporti con le persone che hanno vissuto o stanno vivendo momenti difficili come la perdita di un congiunto o la malattia è qualcosa di molto difficile da affrontare.

 

Si parla sempre di città resilienti, che devono rispondere sempre più e in tempi rapidi alle varie criticità. In questo caso serve più innovazione tecnologica o più cultura?

Questa è una domanda a cui in questo momento è difficile dare una risposta. Posso però affermare che nutro speranza affinché la situazione di emergenza che abbiamo vissuto e che ancora stiamo vivendo contribuisca a sviluppare in tutti noi un maggior senso di appartenenza e che chi governa i territori si prenda più responsabilità, cosa di cui tutti hanno avvertito la necessità in questi giorni difficili. Penso che la resilienza sia la base per il futuro: un territorio che non sa rispondere agli eventi, anche inaspettati, che accadono all’esterno è destinato a scomparire a livello di identità.

Devo dire anche dire, a margine di ciò, che ho notato con piacere come la maggior parte dei cittadini abbia preso coscienza del ruolo e delle difficoltà che noi amministratori, specialmente nei giorni più complicati, ci siamo trovati ad affrontare quotidianamente. Ricevere attestati di stima e vedere che le persone si immedesimano in modo attivo in quelle che sono le decisioni da prendere per il bene della comunità è una cosa che mi ha davvero fatto molto piacere.

 

Pensa che nei prossimi giorni e nei prossimi mesi il tema da affrontare per voi amministratori sia quello di una maggior vicinanza ai cittadini, che mai come in questo periodo hanno bisogno di sentire la presenza delle istituzioni?

Sono convinto di due cose: la prima è che la rete territoriale, che è stata quasi smantellata specialmente per quanto riguarda l’aspetto sanitario (e ce ne stiamo ahimè accorgendo in questi giorni), debba essere completamente reinventata. Dopo questa esperienza, abbiamo infatti capito che i nostri ospedali non sono attrezzati per affrontare emergenze di grande portata: questo non vuol dire che bisogna ampliare le strutture, bensì avere qualcuno, che anche a distanza senza recarsi necessariamente in ospedale fornisca risposte adeguate, e questo compito spetta principalmente alla medicina territoriale.

A questo proposito è mio desiderio ringraziare i medici di base del territorio, che si sono messi in condizione di rischio personale per non andare ad aggravare ancor più una situazione già estremamente drammatica ed auguro loro il meglio per le settimane a venire che saranno ancora complicate.

La seconda considerazione che devo purtroppo fare è che molte persone, con l’aggravarsi della crisi sanitaria, sono state lasciate sole a casa, senza precise indicazioni su come comportarsi, senza nessun riferimento e senza nessuna certezza. Mi riferisco in particolare alla questione dei tamponi, che purtroppo non sono stati effettuati sulla stragrande maggioranza della popolazione, togliendo così la possibilità di sapere se le persone con cui si veniva in contatto potessero o meno essere portatori del virus. Su questo punto purtroppo non vi sono giustificazioni.

 

I dipendenti del suo Comune lavorano in smart working?

Noi siamo partiti quasi subito con lo smart working, una modalità lavorativa che abbiamo dovuto solo attivare in quanto il sistema era già predisposto grazie a valutazioni fatte in tempi antecedenti all’emergenza. È prevista ovviamente una rotazione del personale per quanto riguarda i servizi essenziali e le situazioni particolari che di volta in volta si vengono a presentare e che ci mettono nella condizione di non poter operare da remoto. Comunque ritengo che tale modalità lavorativa, scoperta grazie a questa emergenza, possa essere una risorsa anche per il futuro. Culturalmente possiamo fare tesoro di questa difficile esperienza.

 

Per quanto riguarda lo sportello per le imprese, che abbiamo attivato insieme a voi, pensa che i comuni possano diventare un riferimento per le imprese locali, in una situazione che sta diventando molto difficile anche dal punto di vista economico?

Devo dire che quando è arrivata la vostra proposta di istituire questo sportello, ne sono rimasto molto entusiasta. Oltre a rappresentare per noi amministratori un interlocutore terzo affidabile, si pone come utile strumento di supporto per le imprese e per le numerose famiglie del territorio.

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