Post cononavirus. Una grande occasione. Non sprechiamola

Editoriale City Life Magazine N°47

Emanuele Martinelli 

 

 

Usciamo con questo numero di CLM nel pieno della crisi causata dalla pandemia del coronavirus. Contemporaneamente alla programmazione dei prossimi numeri stiamo intervistando autorevoli esponenti del mondo della cultura, delle imprese, delle istituzioni, per parlare d’innovazione in relazione al momento ma non solo. Saranno pubblicate sui nostri social e sul sito energiamedia.it. Vi consigliamo di leggere i contributi raccolti; sono legati da un filo conduttore che possiamo riassumere in questo pensiero: dovremo riflettere in modo approfondito su quanto sta accadendo, farne tesoro al di là della reazione emotiva che nel post crisi per natura ognuno di noi sprigionerà. Lo crediamo tutti in modo autentico, almeno ora. 

Ma quando l’emergenza sarà finita, ci sarà pensiero e cultura sufficiente per ragionare sulle motivazioni per cui si è arrivati a tanto, andando al di là della consapevolezza di cicliche criticità? Modelli economici, sociali, culturali; relazioni tra individui, tra imprese, tra istituzioni: siamo certi che l’evoluzione della nostra specie non passi da una radicale rivisitazione delle strade fin qui percorse su più ambiti? 

C’è stato un tempo in cui politica, economia e tecnica mettevano al centro pensiero e quindi filosofia per comprendere la realtà e i bisogni delle persone, tracciando il futuro capendo il presente e interpretando il passato. Detto così si tratta di temi che possono risultare vuoti di concretezza. È così davvero? O forse abbiamo un’occasione storica, unica, per ridare centralità al pensiero, in risposta ai bisogni reali. Magari facendoci aiutare da quel mondo di intellettuali trattati in modo marginale dai poteri costituiti (o spesso auto-marginalizzatisi per mancanza di coscienza civile). 

Un piano post virus andrebbe già prefigurato adesso per dare centralità alla politica alta, quella capace di una visione strategica e di piani strutturati. Stare solo sull’emergenza, pur grave che sia, non aiuterà l’apertura di fronti nuovi su cui concepire socialità, produttività, centralità di valori; oggi spesso riconosciuti solo in modo demagogico come quando si parla per esempio di più ricerca, di più istruzione, di ridefinizione dei rapporti tra paesi. Il fatto è che non ci sarà tempo da perdere alla ripresa e per questo fuori dalla crisi servirà una reazione immediata che dovrebbe, appunto, esser frutto di un pensiero alto. Sembra a dire il vero utopia, ma di certo abbiamo una grande occasione. Non sprechiamola. 

 

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