Palermo senza confini con l’evoluzione del sistema portuale. Maurizio Carta, Università degli Studi di Palermo

Palermo senza confini con l’evoluzione del sistema portuale

L’intervento di Maurizio Carta, urbanista e docente Università degli Studi di Palermo

Di Martina Ginasi

 

 

La presentazione del progetto porto è stata affidata durante la DBW a Maurizio Carta, docente di urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo, tra gli artefici del piano regolatore portuale. L’architetto ha introdotto l’intervento rammentando il contributo fornito a Energia Media nel 2014 in occasione di Palermo SmART City. “L’importanza di unire il mondo dell’arte a quello dell’intelligenza nella correlazione tra digitale e spazio fisico urbano, è un tentativo palese di trasformare il capoluogo siculo in un acceleratore di particelle in grado di guardare e anticipare il futuro. Una visione, un progetto, riuscire a conferire praticità e operatività a tutto quello che fino ad ora è stato solo pensato, senza più essere costretti solo a risolvere emergenze, da in un piano concreto, va un filo conduttore in molteplici incontri ospitati a Palermo in questi anni. In Università stiamo lavorando a una visione che abbiamo denominato Palermo+20, nella quale abbiamo elaborato una mappa che mostra i luoghi di reazione della città, prendendo in esame i punti già oggetto di processi di pianificazione da parte dell’amministrazione, ma anche i luoghi che gli urbanisti e i pianificatori da tempo osservano con particolare attenzione.”

Il rischio è che oggi Palermo possa apparire come un sistema di isole, di eccellenza e qualità, ma separate una dall’altra, sconnesse fra di esse; è necessario quindi individuare un elemento di congiunzione, un elemento ordinatore.

“Palermo ruota da sempre attorno a due assi – prosegue Carta; il cardo, via Ruggero VII e il decumano, Corso Vittorio Emanuele. Oggi stiamo assistendo a una sorta di cambio di scala di questa relazione ordinatrice della città. Questi due assi hanno da sempre rappresentato il centro cittadino, ma a seguito di alcuni interventi, il cardo si sta spostando sempre più verso il mare. Questo comporta una diversità di approccio alla vita cittadina, in quanto l’incrocio di strade era stato disegnato per una Palermo che guardava sé stessa e cercava di migliorarsi come capitale; l’intuizione di vedere il mare e la linea di costa come cardo invece fa si che la città aumenti e amplifichi la sua ambizione estendendo i suoi orizzonti e aprendosi a un territorio più ampio. Non esiste più una linea di demarcazione netta, il mare diventa la spina dorsale, questo equivale a flussi, traffici, significa aprirsi a un’ambizione cosmopolita, significa quella relazione tra luogo e mondo che una città come Palermo per sua vocazione e sua natura deve avere”.

Il porto inteso come cardo ha inoltre un’altra peculiarità, non si ferma infatti alla sola dimensione urbana ma va a toccare Cefalù, Termini Imerese, continua per Trapani e si chiude a Porto Empedocle, aprendo quindi notevolmente i suoi orizzonti non più strettamente cittadini.

“Per permettere a Palermo di allargare i suoi confini metropolitani è necessario stimolare una serie di interventi che non possono essere di esclusiva competenza comunale, ma devono necessariamente avere una dimensione regionale ed europea, facendo diventare il capoluogo ancor più la grande porta sul Mediterraneo di un sistema che comprenda la Sicilia occidentale. Senza un porto che si riattiva questo sarebbe solo un disegno velleitario; il porto e la potenza di sistema di tutti i porti consentono di dare sostanza ma soprattutto di stimolare quella relazione pubblico privato in cui il pubblico torna a fare il regolatore, mentre il privato coglie l’ambizione di porsi come attuatore e, talvolta, anche co-regolatore e co-progettista. Oggi le norme italiane, seppur non tra le eccellenze europee, consentono al privato di avere una corresponsabilità nelle decisioni e nella pianificazione, e questa è senz’altro un’opportunità da sfruttare.”

Il professore ha proseguito con la passione e le competenze che contraddistinguono il suo percorso professionale a servizio della città di Palermo. “Se guardiamo questo cardo palermitano, questo nuovo asse regolatore dello sviluppo policentrico della città, rappresenta la visione di una città che guardando al futuro torna alle proprie origini. Negli anni 60/70, partendo da quelli successivi al dopoguerra, si è modificato il modo di vivere il tessuto urbano; nessuno avrebbe chiamato un quartiere come Romagnolo periferia, si trattava di zone che arricchivano la nostra esperienza urbana per una specifica puculiarità, ci si andava anche se non ci si abitava, perché in alcuni vi si trovava il mare in altri la campagna, altri avevano una vocazione più agricola, altri ancora erano borgate marinare. Oggi stiamo recuperando questa dimensione più articolata di Palermo, rimettendone in mostra la ricchezza.”

Negli ultimi anni grazie al piano regolatore portuale e lo stimolo ulteriore alla concretezza dato dal presidente Monti, il porto è diventato il luogo su cui si agganciano le aree a più alta intensità di trasformazione.

“La costa sud sta diventando epicentro di molte risorse, porto Sant’Erasmo la porta marina di un’intera borgata. La parte crocieristica e quella industriale assumono un ruolo fondamentale, il piano regolatore li ha individuati come cardini della città, riuscendo a mettere in connessione i porti turistici con quelli prettamente industriali. Questo è il senso che stiamo dando agli interventi sulla linea di costa, fascia che lentamente si sta trasformando in un polo reattivo. Credo davvero – ha concluso Carta – che sarà fondamentale riuscire ad allineare i due tempi di risposta che Palermo richiede in questo momento, quello rapido e veloce per risolvere l’emergenza, unito alla saggezza e la lungimiranza di progetti di ampio respiro che spesso richiedono un tempo lento. Molte questioni non potranno trovare subito una risoluzione, è necessario riuscire a porre le basi e i presupposti per rimettere in moto un dinamismo economico che deve fare da traino per l’intera regione, non solo per la nostra città”.

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