Mobilità smart. Intervista a Gianantonio Arnoldi, Gruppo FNM

Mobilità smart come volano per l’economia italiana

Gianantonio Arnoldi, Amministratore Delegato di Concessioni Autostradali Lombarde e Vice Presidente del Gruppo FNM, sottolinea come il settore delle infrastrutture debba rivestire un ruolo chiave per il rilancio della Lombardia e, più in generale, del sistema Italia

di Mauro Bozzola

 

Tutti gli investimenti che avete fatto vanno nella direzione dello sviluppo dei territori con una particolare attenzione alle nuove tecnologie e alla sostenibilità. Pensa che il nostro Paese debba investire maggiormente in questa direzione?

Mi vengono in mente a questo proposito due concetti che sono per noi fondamentali: innanzitutto, in una prospettiva di rilancio economico e sociale della Lombardia le infrastrutture possono rappresentare un’occasione vera per riportare la nostra regione ai fasti che le competono. Investire al massimo in termini di infrastrutture sarà uno degli impegni principali, nonché un’occasione che non potremo e dovremo farci sfuggire, al fine di rendere la nostra regione più competitiva in un momento delicato come questo. A tal proposito sarebbe opportuno accantonare le diverse fazioni politiche, anche perché sia il Governatore Fontana, sia il Ministro per le Infrastrutture concordano su questa necessità molto urgente per la regione e sono sicuro che non si lasceranno sfuggire questa occasione. Un altro importante punto riguarda il rispetto dell’ambiente, che deve sempre essere conciliato con la necessità infrastrutturale di cui parlavo precedentemente.

Sulla Brebemi stiamo sperimentando un modello di viabilità smart con uno studio sulle Electric Road in collaborazione con alcune start-up a livello mondiale e con il Politecnico di Milano, che sarà poi seguito da una sperimentazione su strada finalizzata ad incentivare la mobilità elettrica. Abbiamo preso esempio da ciò che è stato realizzato in altre parti del mondo, in particolare con la tecnologia eHighway che prevede l’alimentazione elettrica dei veicoli pesanti dotati di pantografo mediante una linea aerea che permetterà ai camion che si immetteranno sull’autostrada di connettersi alla linea elettrica e viaggiare esclusivamente in tale modalità, un po’ come attualmente avviene per i filobus.

Stiamo inoltre conducendo uno studio altamente innovativo sul sistema ad induzione dinamica grazie al quale i veicoli, sia leggeri e pesanti, che transiteranno sulla Brebemi, attraverso una lettura di codici per mezzo di sensori posti al disotto del manto stradale, saranno in grado di ricaricarsi autonomamente, senza bisogno di alcun collegamento fisico. Per le auto ci sarà inoltre la possibilità di essere teleguidate in quanto questo sistema permetterà scambi di dati tra veicoli e strada. Senza dubbio saremo i primi in Italia e in Europa a testare questa tecnologia innovativa.

 

Sarebbe molto interessante se, a tutti i livelli, si comprendesse come questo momento di emergenza possa essere inteso come un’opportunità per un generale cambio di paradigma. Anche nell’ottica di accesso ai Fondi europei, presentare innovazioni serie e rivoluzionarie, può facilitare le imprese a vedere finanziati i propri progetti: è chiaro che alla base devono esserci idee tecnologicamente avanzate…

Noi crediamo di avere dei tecnici in grado di sviluppare al meglio le nostre idee. Siamo stati recentemente incaricati di supportare la Regione nello sviluppo della viabilità in vista dei Giochi Olimpici invernali del 2026. Gradualmente, come Concessioni Autostradali Lombarde, stiamo prendendo in gestione i lavori relativi alla viabilità che erano in carico alla Società Infrastrutture Lombarde. A tal proposito tengo a sottolineare come, nel nostro operare, non stiamo riscontrando difficoltà nel rapportarci con il Governo; in particolare con il Ministro De Micheli vi è una grande sintonia e comunione di intenti. Auspichiamo che da questa situazione esca la voglia di accelerare i processi di innovazione che già sono in atto, snellendo anche l’impianto burocratico e regolatorio che norma la messa in atto dei lavori. Teniamo sempre conto che l’Italia è uno dei paesi in cui ci sono le condizioni favorevoli per poter realizzare e finanziare in modo autonomo strade ed infrastrutture in generale attraverso project financing e in Lombardia ne sono un esempio di successo Brebemi, Teem e Pedemontana.

 

Voi rappresentate un driver molto importante di sviluppo economico e di valorizzazione del territorio. Pensa che possiate esserlo anche per quanto riguarda gli insediamenti produttivi? Abbiamo visto che dove le infrastrutture sono state implementate il rilancio dei territori in termini di investimenti ha fatto registrare picchi importanti…

Brebemi ha senz’altro generato un giro di affari: il rilancio infrastrutturale che si è avuto ha immediatamente portato anche ad un rilancio dal punto di vista economico e di incentivazione alle attività produttive. Se pensiamo ad esempio a Italtrans, che ha realizzato il proprio polo tecnologico altamente innovativo proprio nei pressi dell’autostrada, ad Esselunga che ha edificato lungo la Brebemi il suo nuovo centro di distribuzione merci, ad Amazon che ha realizzato lungo questa direttrice la sede più grande d’Italia, a Porsche che ha acquisito il circuito di Castrezzato e lo farà diventare il proprio centro per i test sulle automobili di serie, ci possiamo rendere conto dell’elevato indotto che questa grande opera ha generato per la Lombardia e, più in generale, per il nostro Paese. Quando vi sono infrastrutture e mobilità intelligente è chiaro che si genera sviluppo economico.

Ci tengo a evidenziare inoltre che il sistema infrastrutturale italiano ed in particolare quello lombardo hanno una grande responsabilità anche nei confronti dei territori montani che devono essere collegati tra loro e con quelli della pianura. Non bisogna dimenticare che anche i territori montani sono in grado di generare un valore economico notevole, ma devono essere messi nelle condizioni, dal punto di vista tecnologico e infrastrutturale, di poterlo fare. Se non risolviamo il fenomeno dell’abbandono delle nostre montagne subiremo conseguenze negative anche in pianura, basti pensare al fatto che l’acqua che utilizziamo arriva dai nostri territori montani e se noi non sapremo preservarli e valorizzarli, avremo in futuro grossi problemi legati anche alla mancanza di questa preziosissima risorsa. Le connessioni che stiamo creando sono prodromiche a questa visione. In sintesi, penso che per salvaguardare un territorio sia necessario viverlo.

 

Un’ultima domanda sull’istituto dello smart working determinante in questo periodo di crisi in quanto, annullando le distanze, ha offerto a molti la possibilità di continuare a prestare la propria attività lavorativa. Cosa ne pensa?

È vero, il ruolo dello smart working è stato rivalutato in questi giorni di emergenza sanitaria ma a mio parere andrebbe fortemente preso in considerazione come modalità di lavoro anche nel post-pandemia proprio in ottica di salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti.

 

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