Lombardia: fare sistema per trasformarsi in Smart Land

Anci Lombardia ed Energia Media, con il supporto di Confservizi Cispel Lombardia, hanno riunito le migliori esperienze lombarde dedicate allo sviluppo dei territori

Di Emanuele Martinelli

 

 

La Lombardia è una regione Smart? La risposta dipende dal punto di vista con cui si considera la domanda. Quella presentata da Energia Media e Anci Lombardia in un incontro tenutosi presso la casa dei Comuni lombardi lo scorso 8 ottobre, è la prospettiva che mette al centro una serie di pubbliche amministrazioni locali capaci finalmente di fare rete, di fare sistema. Smart Land Italia, il progetto presentato da Energia Media in diversi territori italiani, compresa qualche provincia lombarda, ha la peculiarità di mettere al centro piccoli e medi comuni in grado di co-progettare il proprio futuro; unendo storia, radici e vocazione con processi innovativi in grado di utilizzare in modo adeguato anche nuove tecnologie.

Ha detto bene in apertura di lavori Egidio Longoni, vice segretario generale di Anci Lombardia: “L’attenzione si trasferisce dalle Smart City alle Smart Land, ponendo forte la questione delle trasformazioni in atto sui nostri territori e all’interno delle singole amministrazioni. Con il principio di dare le stesse opportunità in termini di servizi a cittadini che non abitano nelle grandi metropoli. Il progetto Comuni Digitali che ha assorbito la proposta di Energia Media dedicata alle Smart Land ha il significato di un transfert  naturale tra innovazione tecnologica e attenzione alle peculiarità di ogni area. Un progetto peraltro che può attrarre finanziamenti e investimenti attraverso le tante competenze che comuni, utility e imprese insieme possono mettere in circuito.” Il vice presidente di Anci Lombardia Yuri Santagostino ha posto l’accento sul fatto che parlare di Smart Land significhi soprattutto fare sistema. “Uscendo dai propri confini fisici e mentali, innescando processi di conoscenza delle realtà locali, consapevoli che la maggior parte dei comuni non possano fare da soli. Smart Land è certamente un progetto affascinante e al tempo stesso dà risposte concrete a tematiche complesse come quelle originate dalla pandemia in corso; obbligando a riprogettare i servizi in modo integrato tra più località, a cambiare paradigma in merito a processi che devono avere un orizzonte di medio lungo periodo. Smart Land può realmente portare vantaggi ai cittadini e alle amministrazioni comunali trovando forme partecipate per la definizione di nuovi progetti. Si tratta di una visione innovativa che Anci Lombardia supporterà anche in futuro.” 

Tra le esperienze presentate, significativa quella legata all’area omogenea Sud Est Milano, su cui si è soffermata Arianna Censi, vice sindaca di Città Metropolitana. “La necessità oggi di collaborare è evidente per mettere a sistema energie e procedure, eliminando le distanze e le conflittualità tra aree interne. Nessun comune, nemmeno il più grande è oggi autonomo; le difficili relazioni che tendevano a dividere devono essere da subito superate, facendo prevalere una visione strategica, da mettere peraltro in linea con l’Europa. Lavorare insieme significa costruire una prospettiva capace di cogliere opportunità a breve come a lungo termine; l’orizzonte dev’essere quello della progettazione europea che significa peraltro rendere competenti le nostre amministrazioni al fine di reperire risorse a favore dei nostri territori. Smart Land dunque, massimizza le reti e condivide competenze.”

Questo richiamo alla formazione delle persone ha introdotto il contributo di Cristoforo Massari, responsabile IT di Città Metropolitana di Milano, che ha dato una visione originale al tema: “Essere Smart non significa essere tecnologici ma mettersi in relazione, divenire Sensible per vedere e comprendere con lungimiranza il futuro dei cittadini. L’ente pubblico non può più porsi come un soggetto unicamente autorizzativo ma deve trasformarsi in abilitante. Nel piano strategico che abbiamo presentato è centrale l’ambito digitalizzazione, grazie al grande investimento in fibra che Città Metropolitana ha fatto; ma si tratta di un vettore che deve portare servizi avanzati, favorire il contatto sociale che crea innovazione, incentivare la condivisione di risorse non solo informative. Per creare una rete relazionale di studenti con competenze verticali, con una gestione dei rapporti e una formazione che diventi trasversale; che permetta di relazionarci con tutto quello che ci sta attorno e che va letto in modo nuovo. Fibra che nella nostra Smart Land creerà rete di laboratori messa in condivisione con il Cern di Ginevra per esempio; e un campus didattico pubblico, dedicato all’interazione tra i cittadini, con il nostro nuovo ruolo di traino per l’innovazione in collegamento con i comuni delle aree omogenee. Così da poter monitorare e connettere dati su viabilità, infrastrutture civili e altri asset. Fibra come strumento principale per coinvolgere tecnici comunali ma pure per facilitare la messa in circolo di nuovi brevetti pubblico-privati. Dico sempre che dobbiamo essere invisibili dal punto di vista burocratico ma visibili nelle connessioni che creano eccellenze.” 

Proprio per favorire le connessioni all’interno di Città Metropolitana saranno installate 60 torri sulle rotatorie come ripetitori per controllo e monitoraggio di una serie di servizi, con un relativo, concreto beneficio per la cittadinanza. Come di lungo respiro il progetto legato alla fotonica per ampliare la capacità predittiva a favore del territorio stesso; questo anche per dire che l’ente pubblico deve anche porsi l’obiettivo di indirizzare la ricerca di base, con sensibilità e fantasia per smuovere l’intelligenza collettiva, bene immateriale e fondamentale al tempo stesso. 

Non manca di certo la fantasia e la capacità speculativa al sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, che si è soffermato sull’idea di duplice visione dei territori. “Viviamo contesti su cui dobbiamo avere una visione di sviluppo, facendo parlare, nel nostro caso, sud della Lombardia con le connessioni che ci arrivano dall’Emilia. Smart Land evoca non tecnologia ma intelligenza che vuol dire entrare profondamente nella cultura ma pure nell’identità, anche futura, di un territorio. Serve pensiero e visione anche per connessioni che sembrano solo tecniche, come quelle che, per esempio, richiamano al tema mobilità: per molto tempo è mancata una visione che portasse al collegamento di tutti i territori da Milano all’Adriatico a nord del fiume Po. Un’idea che non manifesta la sua potenzialità perché non è ancora dentro una visione di Smart Land anche se si stanno compiendo passi avanti; per questo l’Unesco ci ha riconosciuto come territorio dove aspetto ambientale e antropico si uniscono in maniera particolare, proprio grazie alla presenza del fiume Po. Lavoriamo con Lodi e Piacenza sul tema Smart Land, che rimane un tema da costruire anche per valorizzare cultura, turismo e connessioni commerciali; attraverso le vie d’acqua per esempio e la cura ambientale, che deve diventare tema di sviluppo economico. Come dimostra l’attenzione ai parchi di Cremona e delle città contigue divenuti barriere contro l’inquinamento. Uno slancio maggiore in termini di visione e progettualità andrebbe portato sia dall’alto, a livello regionale, che dai territori, dal basso. La vocazione di Cremona è diventare un luogo di sperimentazione e innovazione che coinvolga anche le cittadine contigue; e proprio il Covid deve spingerci a sviluppare i territori in maniera diversa, e crediamo davvero che l’identità diffusa possa rappresentare un plus anche per le aree metropolitane. L’inversione di tendenza rispetto per esempio al tema dello smart working è aver coscienza che il pilastro fondamentale della nostra società rimane il capitale umano. Per questo sono conoscenza e saperi a creare una Smart Land e per questo abbiamo bisogno di sostenere gli elementi di sviluppo tradizionali uniti a una forte iniezione di innovazione e ricerca. In questo modo sarà virtuoso anche il rapporto pubblico privato, con un effetto realmente positivo anche per le condizioni di vita di bambini, adolescenti e anziani.”

Alessandro Russo, presidente di Confservizi Cispel Lombardia, partner dell’iniziativa, ha chiuso i lavori con un breve ma significativo intervento. “Trasformare in concretezza quello che i comuni pensano di inserire nei loro programmi stimola le imprese di servizi pubblici a crescere nella progettazione e nel pensare comune. Il nostro stato di controllate dai comuni ci spinge a dare un contributo d’innovazione sempre più evoluto; pensiamo per esempio al servizio idrico integrato che trascina con sé nuove competenze a beneficio di una visione che deve aprirsi alla sinergia tra più ambiti. L’esperienza di Water Alliance Lombardia, che unisce oggi tutte le utility dell’idrico della nostra regione, è significativa; una rete di competenze che ha peraltro consentito notevoli risparmi per esempio nell’acquisto di energia elettrica, liberando risorse che potranno esser riversate su processi d’innovazione a favore dei territori stessi.” 

Sul prossimo numero della rivista una serie di altri interventi sul tema Smart Land in Lombardia andranno a monitorare il grado di sviluppo di territori relativi alle città di Sondrio, Lecco, Brescia e Varese; con un ulteriore aggiornamento sul progetto Smart Land di Città Metropolitana di Milano. 

 

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