L’Italia deve avere il peso che le compete in Europa. Intervista a Paolo Bianchi, sindaco Mediglia

L’Italia deve avere il peso che le compete in Europa

Abbiamo intervistato il sindaco di Mediglia, Paolo Bianchi, il quale ha sottolineato come il suo Comune, insieme a molti altri nel Sud-Est milanese, si fossero mossi già precedentemente rispetto alle disposizioni del governo riguardo la gestione dell’emergenza sanitaria sul territorio

di Emanuele Martinelli

Questa emergenza ha innescato processi virtuosi all’interno del suo Comune, nei confronti dei cittadini, accelerando alcune dinamiche innovative che probabilmente in altre situazioni sarebbe stato impossibile mettere in moto?

Per quanto riguarda i meccanismi virtuosi stiamo attendendo le mosse della politica, di coloro che legiferano in materia, perché è innegabile che l’Italia viaggi a tre velocità, lo dico senza supponenza naturalmente. Se nel meridione vi è attualmente una necessità legata alla sussistenza, nella fattispecie l’approvvigionamento di generi alimentari, qui al nord, ci stiamo trovando a fronteggiare la questione che riguarda la ripartenza di una serie di opere già precedentemente approvate e finanziate. Abbiamo tenuto un consiglio comunale il giorno 30 marzo in cui è stato approvato un consuntivo relativo all’anno precedente proprio per dare il via a queste opere pubbliche, che innescherebbero a loro volta un’iniezione di capitali, dando inoltre lavoro a molte aziende.

 

Avverte una rivalutazione in senso positivo del pubblico e della governance pubblica rispetto ad altre dinamiche che si stavano sviluppando, in Lombardia in particolar modo? Questa situazione potrebbe inoltre darci, in una certa misura, maggior rilevanza a livello internazionale?

Credo che la Lombardia, nel bene e nel male, abbia già dimostrato e sta tuttora dimostrando, di essere una regione autonoma così come altre regioni italiane, penso ad esempio al Veneto e all’Emilia Romagna. Penso che la politica italiana, quella del governo centrale intendo, sia stata scavalcata dai fatti. Tantissimi comuni lombardi si erano, infatti, mossi precedentemente ai decreti e alle disposizioni a livello nazionale; da ormai 45 giorni abbiamo attivato servizi di consegna a domicilio di farmaci, piuttosto che di donazioni alimentari. Penso che chi governa dovrebbe porre la questione del ruolo pubblico a livello europeo, perché senza il muto soccorso del privato, il pubblico da solo non sarebbe stato in grado di sopportare il peso dell’emergenza, data la risposta scarsa e tardiva a livello centrale. Non è accettabile che in qualità di terzo contribuente europeo l’Italia abbia lo stesso peso della Lituania e dell’Estonia, per cui penso che una seria riflessione andrebbe posta in sede comunitaria.

 

Per quanto riguarda il tema dell’informazione con relazione ai territori, il compito che vi siete dati nei confronti dei cittadini va verso una corretta informazione e comprensione adeguata del problema. Ci può dare un suo parere su quanto importante sia oggi un rigore nell’informazione e quanto sia poi complesso rilevarlo nei fatti?

Credo che l’Italia abbia avuto la forza di mettere in campo le misure che tutti noi abbiamo potuto riscontrare, ciò a differenza di altri Nazioni, penso ad esempio alla Germania, dove le ragioni economiche in alcuni casi hanno prevalso su quelle della salute pubblica. Spagna e Italia si sono comportate in modo trasparente e corretto.

 

Ho molto a cuore il tema dei territori. Oltre al Progetto Smart Land, nel Sud-Est Milano, abbiamo aperto altri progetti analoghi a Forlì, in provincia di Catania e di Palermo. Pensa che i territori debbano avere più a cuore le proprie radici e le proprie vocazioni? Pensa che si possa introdurre in Italia un modello in controtendenza con ciò che avviene nel resto del mondo, ove i flussi migratori dalla campagna alla città sono sempre più importanti?

Io credo che la risposta data a questa emergenza dalle piccole-medie amministrazioni locali, naturalmente non paragonabili a Milano, a Torino e alle altre grandi città, fatte le dovute proporzioni, sia qualcosa di assolutamente notevole. Penso che nei territori dai 2.000 ai 25.000 abitanti, le amministrazioni, di qualunque colore politico esse siano, abbiano reagito all’emergenza in modo egregio, proprio perché in queste realtà si ha maggiore consapevolezza di ciò che accade e un maggiore contatto con popolazione e territorio. Teniamo presente inoltre che, a dispetto di ciò che comunemente si crede, i Comuni non dispongono di risorse illimitate per far fronte all’emergenza sociale, che si aggiunge a quella sanitaria. C’è assoluta necessità che il Governo centrale sblocchi i fondi per i Comuni per rispondere alle esigenze del territorio, a maggior ragione in questo periodo di pesante crisi. A livello locale ci sono state anticipate delle risorse che sarebbero spettate nel mese di maggio, ma oltre a quelle i Comuni non hanno percepito alcuna somma extra per far fronte all’emergenza.

 

Che cosa vi aspettate di dover affrontare nelle prossime settimane a livello di servizi alle famiglie, di supporto medico e di altri aiuti alla popolazione?

Una delle problematiche da affrontare nelle prossime settimane sarà quella relativa al trattamento dei pazienti a domicilio. I dati ci arrivano spesso in ritardo, per cui a volte è difficile avere sotto controllo la situazione in tempo reale. Il territorio ha già risposto, proprio a livello di popolazione: in quasi tutti i casi è il soggetto contagiato che ci avvisa e si mette volontariamente in isolamento, rendendo estremamente più semplice la gestione sanitaria. Consideriamo che in campo ci sono, tra uomini della Protezione Civile e cittadini che si sono messi spontaneamente a disposizione, circa una settantina di persone e che il loro lavoro è davvero gravoso.

 

In tal senso avete avuto anche una risposta da parte di giovani e dalle associazioni di volontariato?

Assolutamente sì. Sono stato positivamente sorpreso dalla partecipazione che queste categorie di persone hanno mostrato nel condividere l’emergenza e di questo sono profondamente felice. Sicuramente è cresciuto molto il senso di appartenenza al territorio e questo non può che farci piacere.

 

Per quanto riguarda la gestione dei servizi pubblici c’è sintonia con le utility locali. Per quanto riguarda invece il Comune, avete persone in smart working o altre modalità di lavoro alternative?

Sin dal giorno 24 avevamo già predisposto una impostazione del lavoro in modalità agile, a prescindere dai decreti e dalle misure governative. Attualmente oltre l’80% del nostro personale opera è in modalità smart working e devo davvero ringraziare tutti i miei dipendenti per la loro disponibilità e professionalità.

 

In relazione al progetto su cui state lavorando di uno sportello per le imprese, i territori sembrano rispondere in modo straordinario

Diciamo che con le imprese avevamo già rapporti molto buoni. Io penso che questo strumento possa incidere ulteriormente su questi legami, estendendoli e rafforzandoli ancor più a emergenza finita.

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