L’aria ai tempi del Covid-19. Nell’eccezionalità resta la complessità

Il fermo delle attività e degli spostamenti resosi necessario per contenere la diffusione dell’epidemia di nuovo coronavirus ha avuto tra gli effetti collaterali un miglioramento della qualità dell’aria. Tuttavia, nonostante le straordinarie condizioni, le concentrazioni di alcuni inquinanti, NOx e PM10 in particolare, gli stessi che a inizio anno avevano portato alle limitazioni della circolazione delle auto, più volte e in più località hanno sforato i valori limite 

di Antonio Sileo 

 

Tra i vari argomenti di discussione indotti dall’emergenza determinata dall’epidemia del nuovo coronavirus, SARS-CoV-2, notevole e inevitabile spazio ha avuto la qualità dell’aria delle nostre città. Non appena l’Italia tutta andava fermandosi a pioggia sono arrivati dichiarazioni, comunicati stampa, articoli, servizi televisivi, position paper e affollate diatribe sui social. 

Troppo eclatanti, infatti, sono state le tante foto e i filmati aerei dei droni che hanno restituito immagini degne dell’ultimo uomo sulla terra (il primo e più fedele dei tre film tratti dal romanzo post apocalittico di Richard Matheson Io sono leggenda),  dove Vincent Price si aggirava in una Roma deserta. 

Il dibatto sull’argomento, tuttavia, non è mai stato in verità troppo serio e neanche tanto comprensibile. A cominciare dal fatto che non sempre pare chiara la distinzione tra le emissioni, che per esempio possono provenire da tubi di scappamento e comignoli, e le concentrazioni, vale a dire quello che rimane nell’area. Infatti, anche questa volta da un lato si è letto: le polveri sottili si sono dimezzate a seguito della limitazione degli spostamenti, dall’altro: traffico fermo, ma l’inquinamento non scende. 

Eppure, anche quest’anno non era iniziato con il piede giusto, almeno per quanto riguarda i valori limite di concentrazioni degli agenti inquinanti, in particolare particolato (PM). A fare più notizia del solito era stata la situazione problematica di Roma che per alcuni giorni ha rubato la scena a comuni, città e metropoli del bacino padano di solito primatisti nel superare i valori limite. Le motivazioni vanno ricercate anche nei protocolli, più o meno emergenziali, che le regioni della Pianura Padano-veneto-romagnola da tempo si sono date. 

 

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