Intervista a Marco Indaco Smart Cities Head di Atos

Abbiamo intervistato Marco Indaco, Smart Cities Head di Atos

Per quanto riguarda Atos quali sono gli sviluppi strategici in Italia e quali sono gli ambiti in cui state lavorando con più insistenza rispetto ai progetti in corso?
Atos è molto attiva nel mondo delle smart city negli ambiti delle smart utility, stiamo proprio in questi ultimi tempi approcciando a mercati relativi agli stati intelligenti. Siamo inoltre molto operativi per quanto riguarda le smart building, in quest’ambito abbiamo portato avanti un progetto di ricerca per rendere un edificio sostenibile dal punto di vista energetico. Le linee strategiche sono rivolte principalmente alla realizzazione dei servizi innovativi efficienti per delle sotto parti della città.
Ad oggi parlare con un’amministrazione pubblica e convincerla ad intraprendere una serie di investimenti è ancora complicato quindi la strategia che stiamo tentando di adottare è quella di partire da situazioni isolate, come possono essere piccole innovazioni su piccoli comuni, che poi messe a sistema permettono di accedere ad una fetta di territorio molto più ampia. Stiamo intraprendendo questa stessa strategia e la stiamo utilizzando targhettando l’agricoltura, gli stadi, gli edifici, gli ospedali, dei microcosmi che hanno una governance più semplice rispetto all’amministrazione pubblica complessiva, in modo che sia possibile metterli a sistema e convincerli ad essere più efficaci sul fronte dell’amministrazione per capire quale sia il beneficio di integrare e governare una mole di dati intelligenti che provengono da fonti e da sottosistemi diversi.

È quindi l’amministrazione pubblica il vostro interlocutore privilegiato o passate sempre da un’intermediazione delle utility?
Al momento preferiamo questa ultima soluzione perché è un canale più diretto che trova maggiore disponibilità in Italia per riuscire a implementare in tempi relativamente brevi dei progetti di innovazione tecnologica. La nostra strategia è quella di cercare di risalire verso l’amministrazione per riportare le best practice che abbiamo imparato e per guidarla verso un progetto di innovazione congiunta.

Dicevi che all’estero in alcuni ambiti è molto diversa la situazione, vuoi citare altri paradigmi con cui ci si muove nel resto di Europa?
Si, per esempio a Grenoble e a Eindhoven l’amministrazione pubblica è stata molto presente e ci ha fornito un importante supporto. Nel primo caso abbiamo lavorato per migliorare l’utility ma soprattutto per fornire all’utente finale, che usufruisce dell’acqua, un servizio innovativo. Abbiamo quindi rivoluzionato il servizio di smart metering per offrire però non un servizio all’utility ma quanto all’utilizzatore finale, un servizio che fosse più intelligente e più efficiente.
A Eindovhen invece è stato un progetto volto ad aumentare la sicurezza delle persone all’interno di un quartiere, e li siamo stati supportati sia dalle forze dell’ordine che dal comune stesso.

Hai citato un ambito, quello idrico, nel quale lo scenario di cambiamento climatico sta allarmando diversi Stati. Proprio per questo anche in aree dove c’è molta disponibilità di acqua si richiede un’ottimizzazione, in questo caso è maggiore una sensibilità da parte del sistema più che delle singole amministrazione e utility oppure si va ancora a macchia di leopardo senza avere una vera e propria strategia paese?
Una strategia a livello paese è ancora lontana. È vero che nell’ambito agricolo in questi ultimi anni c’è una maggiore attenzione, quindi sono stati sviluppati molti sistemi legati all’irrigazione di precisione, argomento che prima non veniva trattato, ora il problema è più sentito e si sta lavorando in quest’ottica, ma manca ancora una regia votata a un risparmio importante dell’acqua poichè tutto dipende dal costo, dove l’acqua costa tanto gli attori che governano questa tipologia di mercato sono più sensibili a risparmiare, dove invece l’acqua ha un costo basso hanno minore interesse.

Noi lavoriamo su un territorio come il Sud Est Milano che spazia dai temi dell’agricoltura a quelli della governance di cittadine anche importanti di 30/40 mila abitanti, questi linguaggi diversi che oggi si usano per catalogare i dati non creano ancora una governance che permetta di avere una visione complessiva, mi pare che su questo punto voi abbiate strumenti che già oggi rendono i dati interoperabili, intellegibili e sinergici in modo da trasformare i dati in strumenti utili e usufruibili per tutti
Assolutamente si, oggi si parla infatti di sistemi poliglotti nel senso che ormai i sensori dispiegati sul territorio sono innumerevoli. Chiunque voglia leggere un dato deve impiegare uno strumento che ormai ha dei costi irrisori e proprio per questo ci troviamo di fronte ad un’esplosione di questi sensori che trasmettono dati, il problema rimane però che ogni apparecchiatura ha la sua lingua e quindi ci troviamo in un sistema poliglotta.
Atos ha sviluppato una serie di tecnologie in grado di capire i principali linguaggi usati dai sensori e di tradurli in un meta-linguaggio all’interno di una nostra piattaforma di smart city. In questa piattaforma si deposita il dato, inteso come uniformato dal punto di vista del linguaggio, da qui noi partiamo per costruire i vari servizi di valore aggiunto.
Per un territorio ampio che vuole veramente fare la differenza la possibilità che i comuni mettano a disposizione diversi dati è sicuramente una leva incredibile per far cambiare le sorti dal punto di vista dell’operatività e dei servizi offerti al cittadino.

Immagino poi che questi dati vadano tradotti in informazioni che in seguito rientrino in un data managment o che comunque ci debba essere una lettura dei dati da riversare in strategie e piani di intervento, su questo Atos da un supporto agli operatori?
Atos offre un servizio che va dalla posa del sensore allo sviluppo dell’applicativo finale. Per un’importante utility abbiamo realizzato non solo il sistema di smart metering ma anche un meccanismo in grado di convogliare tutti i dati all’interno di un cloud e, proprio su questo, sviluppare un’applicazione per gestire l’enorme mole di dati e per sviluppare, sulla logica degli analytic, la manutenzione predittiva. Proprio grazie a quest’ultima siamo in grado di capire con un anticipo anche di anche un anno, quando quel particolare asset potrà incorrere in una certa probabilità di guasto.

Il meter è quindi diventato il cuore del sistema non più solo il misuratore
Si è così anche per noi, infatti parliamo di smart metering; un tempo il meter era solo uno strumento di misura e qualche volta anche di controllo, ora è invece uno strumento complesso che riesce, essendo già installato sul dispositivo, a lavorare sul dato stesso. Inoltre la frequenza di trasmissione è diventata molto più alta e questo consente di avere molti più dati in una finestra temporale di riferimento.
Avere più dati a disposizione significa poter fare una maggiore quantità di operazioni e poter fornire molti più servizi sul dato stesso, quindi tanti dati e uno strumento in grado di pre-elaborare il dato stesso per fornire già una misura e un’informazione che possa essere significativa.

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