Proteggere gli asset per valorizzare lavoro e patrimonio. Intervista a Giuseppe Landi, Presidente di APCE

Proteggere gli asset per valorizzare lavoro e patrimonio

Intervista a Giuseppe Landi, Presidente di APCE

di Emanuele Martinelli

 

Apriamo questa chiacchierata con Giuseppe Landi, presidente di Apce, con una constatazione. L’associazione è decisamente cresciuta in questi due anni portando con sé un significato molto preciso, che riguarda il saper fare, la possibilità di fornire strumenti ai tecnici per ben operare, e aprire nuovi sbocchi professionali. Una concretezza che fa ancora la differenza quando si parla di rappresentatività; quando si coglie il senso profondo di cosa significhi associazionismo.

“La riorganizzazione di due filoni importanti quali la didattica e le relazioni istituzionali, in riferimento in particolare al supporto tecnico fornito ad Arera per la definizione di nuove linee guida, hanno fatto la differenza – dichiara Landi. I comitati a cui partecipano su libera iniziativa i nostri associati esperti hanno incanalato nel modo più concreto possibile richieste di consulenza, di approfondimento didattico e aggiornamento normativo. Questo per dire che la vicinanza alle esigenze dei soci è stata in questo biennio totale, proprio in termini di ascolto delle singole necessità con le relative, concrete risposte fornite. Promulgare cultura della prevenzione ha voluto dire dare nuovi significati all’evoluzione di Apce, continua Landi; associazione che nasce da una storia di infrastrutture energetiche lineari da gestire, come quelle relative a trasporto e distribuzione del gas, per entrare con competenze trasversali ma pure con spirito pionieristico all’interno dei settori idrico, acqua di mare e calcestruzzo. Una serie di sfide interessanti affrontate cercando di comprendere alcune dinamiche che solo nel tempo sono diventate di patrimonio comune.”

Tra le attività più significative di Apce negli ultimi mesi quella di allineare Arera in merito alla direttiva UNI 11094 affrontando una revisione importante delle linee guida secondo due passaggi; il primo che si concluderà ad aprile 2021 e il secondo nel 2022.

“Linee guida emanate a fronte di processi d’innovazione di un settore mai completamente maturo, prosegue Landi; dove si consolidano principi che estendono la protezione catodica a diversi settori e che tengono conto dell’innovazione tecnologica che avanza. Sempre più dobbiamo lavorare sul monitoraggio  dei parametri di protezione degli asset. Dove siamo più maturi dobbiamo essere anche efficienti; modificando i processi con cui si misura il potenziale secondo nuovi parametri, con elettrodi che abbattono  il contributo di caduta ohmica e monitorano con maggior precisione la protezione catodica. Inoltre, sempre più si registra da parte degli operatori la necessità di trasmissione più smart dei dati.”

Evoluzione che in primis coinvolge i principali player all’interno delle utility, chiamati ad applicare le nuove normative ma in stretta connessione con un indotto costituito da nuovi apparati di trasmissione, da giunti ed elettrodi di nuova generazione. Apce è per questo vicino anche a chi produce innovazione per un dialogo con le aziende di pubblica utilità che devono poter investire con lungimiranza e sicurezza nel tempo.

“Si, ci sono oggetti che stiamo imparando a conoscere. In questo la personale esperienza in Snam è certamente importante – afferma Landi – perché siamo all’avanguardia nella sperimentazione. Un approccio che porteremo per esempio all’interno delle nostre giornate studio sul monitoraggio, per diffondere non solo conoscenza sulle nuove norme, ma per supportare gli operatori nella giusta interpretazione delle stesse. Mostrando quindi risultati in grado di rasserenare chi si prepara a fare investimenti importanti anche nel nostro paese, come avvenuto sul tema in altre nazioni. Scontiamo in Italia problemi atavici come quello della parcellizzazione di infrastrutture strategiche come quelle relative al settore idrico o a strade e ponti. Aggregare oggi è fondamentale, fare massa critica per raggiungere taglie di aziende che siano in grado di affrontare investimenti importanti. Lo dico in prossimità del 22 marzo appena passato, giornata mondiale dell’Acqua, settore che ci vede protagonisti proprio per l’importanza di manutenere adeguatamente, anche attraverso la protezione catodica, reti strategiche per il Paese. Ci siamo ritagliati un ruolo fondamentale come facilitatori, nel senso che supportiamo gli operatori a intraprendere strade che comportano investimenti importanti anche solo per il recepimento di direttive europee; le nostre competenze tecniche possono declinare adeguatamente i dettami di una norma, come del resto presentare linee guida che trascinano con sé obiettivi chiari ma non sempre del tutto espliciti nella definizione di investimenti con una riduzione al minimo dei rischi.”

L’attività di Apce tiene naturalmente in forte considerazione quanto accade in Europa e in particolare il legame è con la Federazione internazionale di corrosione con cui l’associazione ha un confronto diretto e continuativo; attività che poggia inoltre sulla collaborazione di enti quali il Politecnico di Milano o le Università di Udine e Ferrara. “Il mondo accademico – prosegue Landi – è per noi molto importante, sia per le competenze che è in grado di trasferire sui nostri soci sia per il confronto internazionale di cui per natura è portatore. I processi che dettano le nostre azioni hanno sempre una radice internazionale. Questo ci aiuta non solo ad affrontare in modo adeguato questioni tecniche applicate alle infrastrutture ma a meglio comprendere come si muovono gli altri paesi quando si parla di valorizzazione degli asset esistenti, di obbligo nel garantire servizi in sicurezza per le persone e l’ambiente, d’integrare sostenibilità e territorio quando si lavora su pipeline già in esercizio o da implementare. Un fatto fondamentale anche quando si ritiene che il proprio business poggi su dinamiche consolidate come quelle che riguardano le infrastrutture energetiche lineari, dove abbiamo un elevato livello di protezione. La tendenza internazionale, infatti, è rispondere sempre più agli obiettivi di decarbonizzazione e transizione energeticae questa visione  deve coinvolgere tutti gli operatori del settore soprattutto quando si occupano di infrastrutture che dovranno trasportare un mix tra idrogeno verde, gas metano e biometano per esempio. In Snam stiamo lavorando fortemente su queste tematichee i primi risultati da un punto di vista tecnico sono davvero buoni. Parallelamente servirà lavorare sulla normativa europea che dovrà facilitare l’implementazione del mix. Per quanto concerne la protezione catodica non cambierà molto, ma rispetto a quello che passerà nelle tubazioni cercheremo di analizzare i diversi fenomeni su cui intervenire. Continueremo inoltre a lavorare su reti sempre più digitalizzate in grado di fornire un monitoraggio e misure più precise; governando e trasformando i dati in informazioni. L’industria, per esempio, produrrà poi elettrodi che ci daranno una misura meno interferita, meno “contaminata” dalle contingenze del terreno, individuando le interazioni tra asset, campo e acqua. Fornendo dati puntuali rispetto alle singole condizioni su cui la rete è posata. “

Le tecniche di protezione catodica sono trasversali a più ambiti; per questo Apce si occuperà sempre più anche di cemento armato e infrastrutture stradali; dove servirà ritrovare attenzione per piani manutentivi sempre più di sistema a livello nazionale. “Certamente la frammentazione tutta italiana in termini di governance dei beni non aiuta – conclude il presidente – e quasi sempre servirebbe massa critica anche per investire in sicurezza. C’è ancora molto da fare sulle infrastrutture stradali e per questo apriremo presto un dialogo con alcuni dei principali gestori e studi di progettazione del settore. Quello di avere interlocutori solidi è un tema che attraversa anche il settore idrico, altro ambito estremamente polverizzato ma su cui avverto una nuova volontà d’intervento a tutti i livelli, normativo, regolatorio, gestionale e finanziario. Ci saranno soprattutto risorse grazie al Recovery Fund, che arriveranno però, è bene ricordarlo nuovamente, a fronte di progetti solidi. Noi siamo a disposizione del settore dal 2018; il covid sta accelerando processi d’innovazione che si presumeva potessero esser introdotti in un lasso di tempo maggiore. Investimenti in qualità vogliono dire manutenzione e sicurezza per sistemi idrici che non possono più esser colabrodo. Se è vero come ha dichiarato il presidente della Camera Fico il 22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua che al nostro paese mancano almeno 5 miliardi di metri cubi d’acqua rispetto a 50 anni fa, allora bisogna fare qualcosa subito. Il nostro contributo è tangibile sul tema anche in termini di formazione. Anche per questo stiamo lavorando con molta serietà sul progetto Apcert, una Società che abbiamo creato con l’obiettivo di erogare gli esami di certificazione degli operatori di protezione catodica a valle dei corsi seguiti. Stiamo seguendo il processo di accreditamento da parte di Accredia e ci auguriamo di poter essere operativi già nei prossimi mesi. Una grande novità in vista delle prossime celebrazioni dei nostri primi 40 anni di vita.”

 

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