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IL PROGETTO SMART LAND ITALIA

agosto 1

IL PROGETTO SMART LAND ITALIA

Dalle persone all’innovazione per dare nuovo valore ai territori

 

 

 

 

 

I processi che hanno accompagnato in questi anni il concetto di Smart City sono stati caratterizzati da riflessioni e azioni orientate prevalentemente all’introduzione di innovazione e tecnologie, per fornire soluzioni ai cittadini in grado di migliorare i servizi di pubblica utilità. Non è questa la sede per valutare quanto siano stati incisivi i singoli interventi e quanto abbiano realmente cambiato la vivibilità dei contesti urbani in relazione a una crescita sostenibile.

È certo che quando la riflessione è passata dalle grandi città ai territori, allo sviluppo di aree composte da medie cittadine, partendo da storia e vocazione dei singoli contesti, il pensiero è caduto, in modo pressoché spontaneo, sulle identità e sulle multiculturalità di cui è costituito il nostro paese; quindi sulle radici da cui è nato l’attuale puzzle “polimorfo”, accentuate dalla biodiversità e dalle contaminazioni culturali oltre che antropologiche e sociali che hanno portato al contesto attuale.

Insomma, la riflessione sul futuro e sullo sviluppo – sociale, produttivo, ambientale – è andata direttamente sulle persone, sui caratteri in rapporto alla geografia delle singole aree, sulle tante vocazioni che il paese esprime, comprese ovviamente quelle produttive e industriali.

Smart Land Italia, il progetto di Energia Media per lo sviluppo dei territori, è nato quindi sulla domanda – che richiederebbe una risposta seria e una strategia adeguata – se rappresenti un valore per il nostro paese pensare a modelli di sviluppo da attuare in aree adiacenti o remote rispetto alle grandi città, qualunque sia la connotazione geofisica (agreste, montana, collinare, lacustre o marina). E in particolare, se consideriamo una nuova prospettiva per le aree metropolitane, che abbiano certamente un legame con il centro ma siano sempre più caratterizzate da contesti sovraurbani vivibili, attraenti, in grado di valorizzare, anche economicamente, bellezza, storia e cultura oltre che produttività.

Il concetto di Smart Land porta dunque a una profonda riflessione sulle persone e i contesti territoriali in cui vivremo nei prossimi anni; e mette tutti gli strumenti dell’innovazione al servizio dello sviluppo di aree formate da piccole e medie cittadine, compreso naturalmente quelle intorno alle grandi città fino a quelle remote.

Se per quanto riguarda le Smart City si è via via cercato nel tempo di rifocalizzare l’attenzione rimettendo, spesso invano, al centro i bisogni delle persone attraverso la partecipazione diretta a processi d’innovazione (mentre in una prima fase si è parlato prevalentemente di innovazione), per Smart Land quello di comprendere a fondo vocazione e identità rimane un punto imprescindibile. Se infatti le città ben organizzate possono far calare dall’alto una serie di servizi che i cittadini recepiscono, utilizzano e valorizzano, i territori hanno una chance di crescita se in grado di nascere e crescere reti di soggetti che in modo concertato e coeso si muovono con obiettivi comuni. Reti di persone, di comuni, di imprese, di operatori culturali e sociali, di utility che necessariamente devono concepirsi come complementari gli uni agli altri per arrivare a obiettivi condivisi, conseguiti attraverso una visione comune e una co-progettualità spinta.

Vista così, dato il forte individualismo e campanilismo di cui siamo costituiti, pare un’impresa utopica e poco realizzabile. Eppure qualcosa si sta muovendo e in alcuni casi con accelerazioni inaspettate. Al di là di tradizionali consorzi, reti, aree omogenee di comuni, in alcune zone d’Italia sono al via progetti di Smart Land che – con dinamiche poco convenzionali che si basano prevalentemente sulla volontà di alcuni sindaci in particolare –  portano con sé una visione che supera l’arco temporale del mandato di un sindaco stesso, e si stanno traducendo in studi del territorio compiuti con criteri innovativi, che si trasformeranno in progetti solidi e troveranno supporto attraverso forme diverse di finanziamento.

È quello che sta accadendo per esempio nell’area omogenea Sud Est Milano, che grazie alla volontà dei sindaci di tre comuni, guidati da Energia Media come soggetto proponente (ai quali si stanno unendo gli altri 11 comuni della zona insieme a una serie di istituzioni), nascerà il primo territorio in grado di recepire in toto il modello Smart Land Italia.

Tre punti dunque per sintetizzare e declinare il concetto di Smart Land Italia: il primo richiama l’attenzione per le persone con la propria storia e vocazione; il secondo, altrettanto importante, la capacità di stare in rete tra comuni, imprese, commercianti, artigiani, operatori culturali, utility, cittadini, per arrivare a visione e progettualità condivisa; terzo punto, strategico e conseguente dei primi due, la valorizzazione dei singoli progetti già messi in cantiere dalla PA ma riconcepiti secondo una visione comune.

Una messa a sistema rara nel nostro paese, resa possibile dalla definizione rigorosa di territori da trasformare in Smart Land (creati dalle istituzioni come per le zone omogenee delle città metropolitane o dalla volontà di una serie di comuni di mettersi in rete) non certamente per creare confini e tanto meno muri, ma per dare forma e perimetro agli interventi da realizzare, basati sulla condivisione delle necessità e dei “desiderata” degli stakeholder locali.

 

Innovazione nei processi prima che nei servizi

 

Gli interventi sulle infrastrutture devono necessariamente esser concepiti secondo le migliori tecnologie, con best practice a più livelli, per creare case history replicabili su altri territori che presentino caratteristiche analoghe. Innovazione tecnologica né punto di partenza né di arrivo, ma strumento in grado di creare valore anche economico; strumento necessario ma non sufficiente per obiettivi che devono darsi orizzonti più alti perché traghettino persone e imprese verso uno sviluppo reale e a di lungo respiro.

Un processo che deve essere accompagnato da informazione, comunicazione, condivisione, per guardare alla crescita culturale di un territorio nella sua totalità; un punto fondamentale e complesso al tempo stesso ma imprescindibile anche per rompere gli schemi, le barriere e i pregiudizi con cui spesso si muovono le amministrazioni, le imprese, le associazioni ma pure i cittadini; per far crescere know how e capacità produttiva, che sposti di continuo la possibilità di autodefinirsi, per riprogettare i propri territori senza perderne i tratti originari.

Parlare di visioni e di “nuova” cultura dunque, ancor prima che di interventi e progetti per i singoli territori, significa dare consistenza alle azioni; Smart Land diventa un piano concreto se considerato con questa accezione. Sviluppare capacità di uno sguardo dall’alto, lavorare insieme con passione e cultura, avere a cuore il destino dei propri territori e quindi delle persone, sono requisiti indispensabili per mettere a terra progetti Smart Land finanziabili a più livelli.

La sfida per ogni territorio è dunque quella di ridefinirsi con un pensiero libero, disruptive, che tenga conto della propria storia guardando da una nuova prospettiva il futuro.

Dove questo avviene le possibilità di sviluppo diventano tangibili; dove si procede con il consueto sguardo e con logiche conservative, si è già visto che le possibilità d’intervento rimangono limitate.

Senza un netto cambio di prospettiva e passo diventano enormi i rischi di alienazione di valori e beni, che possono portare a spopolamento se parliamo di aree remote o di perdita di identità – e quindi di attrattività – se parliamo di territori in genere.

 

 

Emanuele Martinelli 

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Data:
agosto 1
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