L’emergenza e i bisogni dei cittadini. Intervista a Rodolfo Bertoli, Sindaco Melegnano

L’emergenza e i bisogni dei cittadini in un momento storico senza precedenti

La fase 3, una svolta che preoccupa ma nel contempo alimenta speranze. Rodolfo Bertoli, Sindaco di Melegnano, appellandosi al senso di responsabilità dei cittadini, sottolinea la necessità di una gestione estremamente rigorosa di un passaggio delicatissimo che, se sottovalutato, potrebbe portare a criticità insuperabili

di Martina Ginasi e Mauro Bozzola

 

Come ha affrontato questo momento di crisi il suo Comune, quali sinergie si sono attivate e quali innovazioni hanno contribuito a far fronte all’emergenza?

Il Covid-19 ha colto tutti di sorpresa, le conseguenze catastrofiche di questa crisi non erano state nemmeno lontanamente immaginate. Inoltre è accaduto tutto molto rapidamente, anche il mio Comune si è trovato nel bel mezzo dell’emergenza senza nemmeno avere il tempo di rendersi conto di quello che stava accadendo; nel giro di due giorni siamo stati chiamati a decidere se permettere di far svolgere regolarmente il consueto mercato domenicale o se sospenderlo. Il supporto delle istituzioni nel gestire velocemente la crisi non è stato esaustivo, mi sono rivolto sia alla Regione che alla Prefettura e solo quest’ultima mi rispose invitandomi ad attenermi alla legge. Decisi quindi di mia spontanea volontà alle 24 circa di sabato 22 febbraio, al fine di tutelare la salute dei miei concittadini, dei molti avventori dei Comuni vicini e degli stessi ambulanti, di sospendere il mercato. Una scelta sofferta dimostratasi poi però la più corretta.

La domenica successiva, 23 febbraio, con i Comuni dell’asse della via Emilia abbiamo deciso di emettere ciascuno per il proprio comune un’ordinanza sindacale condivisa di chiusura l’indomani dell’attività scolastica, anticipando di fatto di qualche ora la decisione del Ministro Speranza e del Presidente della Regione Fontana. Dopo una prima reazione di immediata chiusura, nelle settimane seguenti venne seguita una linea più soft che permise delle riaperture. Ricordo che ci furono numerose polemiche su chi, come il sottoscritto era favorevole alla linea dura e venne sollecitato a livello centrale di emanare una legge, come poi effettivamente avvenne, che togliesse ai Sindaci il potere di emettere ordinanze contingibili e urgenti in materia sanitaria, legata all’emergenza Covid, all’epoca un’epidemia e non ancora una pandemia. Questi sono stati i primi provvedimenti. Dopo di che ci siamo dovuti, di volta in volta, adeguare alla normativa che è stata emanata quasi quotidianamente. Leggi e ordinanze regionali spesso molto confuse, necessarie di interpretazioni, talvolta contraddittorie, che hanno reso complicato amministrare i nostri Comuni e complicato i rapporti con le Agenzie di Tutela della Salute (ATS). 

Teniamo conto che a livello istituzionale tutti i Comuni rappresentano il Governo sul territorio, i cittadini si rivolgono quindi al Comune per avere informazioni e dati, per questo avevamo bisogno di delucidazioni. La scelta di Melegnano è stata quella di diffondere solo notizie di carattere istituzionale per non creare ulteriore confusione, ma per poter gestire anche una corretta comunicazione era necessaria chiarezza. Sono purtroppo emerse delle contraddizioni evidenti a questo proposito. Per fare un esempio,  a fronte delle nostre continue richieste ed insistenze di avere informazioni da riferire alle ns cittadinanze sull’andamento dell’epidemia, solo il 2 marzo fu data la libertà alle Agenzie di Tutela della Salute di informare i Sindaci. Successivamente, comunque troppo tardi, venne creata una piattaforma con aggiornamenti in tempo reale, dati necessari per dare supporto alle persone che venivano dimesse o lasciate in isolamento presso il proprio domicilio.

Ci fu un cambio di rotta repentino che sconsigliò vivamente di recarsi nelle strutture ospedaliere, ma la Lombardia non era pronta a una crisi di questa portata a livello sanitario, la Regione non possiede sul territorio strutture adeguate per poter coprire i fabbisogni delle persone. E questa purtroppo è una delle pecche che ancora oggi viviamo, i pazienti dimessi non sono infatti sufficientemente seguiti nella gestione della seconda fase della malattia. In tal senso mi sto muovendo per avere chiarimenti ma purtroppo ad oggi non sono riuscito ad avere risposte certe.

Dal punto di vista tecnologico invece, come tutte le amministrazioni, le realtà comunali e altri enti pubblici, ci siamo dovuti adeguare alle conferenze da remoto, sia per organizzare Consigli Comunali che Giunte e Commissioni. Non solo, anche all’interno del Comune abbiamo vissuto un momento di riorganizzazione, per poter continuare a garantire i servizi essenziali previsti dalla legge. Il tema dello smart working ha oggi assunto un ruolo importante, vedremo in futuro quali tipi di sviluppo potrà avere. A volte la presenza fisica è assolutamente necessaria per creare sinergia e legami soprattutto nella prima fase di un progetto, nella fase di sviluppo invece lo smart working potrebbe essere una valida alternativa alla presenza fisica. Nei processi decisionali invece credo che la presenza fisica permetta di risolvere i problemi in maniera più concreta e veloce.

 

A fronte di questi numerosi cambiamenti avvenuti in così pochi mesi, quali bisogni stanno esprimendo i cittadini in questa fase?

Il passaggio alla fase 3, anticipato da una fase 2 di transizione, rappresenta in realtà una svolta che preoccupa ma alimenta anche speranze. La paura deriva dalla necessità di una gestione estremamente puntuale e attenta, stiamo vivendo un momento che non ha precedenti nella storia, una falla nella gestione di questa fase potrebbe significare un regresso alla fase 1, che rappresenterebbe una catastrofe a questo punto. Io faccio appello ai miei concittadini, affinché dimostrino un senso di responsabilità e anche di prudenza. Dobbiamo essere consapevoli che stiamo rischiando molto, che è necessario riaprire perché oggettivamente è impossibile continuare un periodo di lockdown sotto diversi punti di vista, psicologico, umano e fisico. Anche per quanto riguarda l’aspetto economico c’è grande perplessità. Molti cittadini sono preoccupati per la propria attività lavorativa, per i dipendenti. Per i piccoli artigiani e i commercianti non c’è nulla di certo sussistendo problemi logistici anche per le riaperture, in particolar modo legati al numero dimezzato di clienti che possono sostare all’interno di uno stesso negozio o bar o qualsiasi altra struttura. Questo drastico calo di clientela spesso significa non riuscire a gestire i costi dell’affitto. E così diventa un problema sociale, non più legato a una categoria.

 

Per aiutare le imprese a ripartire nonostante le difficoltà di cui parla, sono previsti supporti a livello economico?

Diversi sono i provvedimenti annunciati in questa logica ma nella realtà ci sono numerosi problemi. Prendiamo ad esempio il caso dei 25.000 euro messi a disposizione delle imprese, di fatto dovrebbe essere un aiuto concreto e semplice da elargire ma alcuni operatori già precedentemente in difficoltà non possono accedervi.

Noi come Comune stiamo cercando di distribuire aiuti alle famiglie, ad esempio creando dei buoni spesa, non senza difficoltà. Abbiamo deliberato nell’approvazione del consuntivo lo stanziamento di fondi a sostegno delle attività maggiormente colpite, riducendo le tasse o addirittura sospendendole. Cerchiamo di organizzarci in tutti i settori sociali possibili.

 

Siete riusciti a creare una sorta di sistema virtuoso tra servizi sociali, polizia locale, protezione civile e volontariato che ha dato risposte in modo concertato?

La Regione ha avuto un netto cambio di passo nel mezzo dell’emergenza, in un primo momento tutto il peso è gravato sugli ospedali, quando ci si rese conto che il sistema sanitario regionale non era in grado di fornire le cure necessarie a tutti i pazienti venne chiesto ai Comuni di organizzare dei COC, Centri Organizzativi Comunali, di cui fanno parte Protezione civile, Sindaco, Assessore alla sicurezza, i Capi area e i Volontari.

Queste strutture hanno reso possibile organizzare importanti attività sul territorio, come ad esempio la consegna della spesa a chi non poteva abbandonare il proprio domicilio o la distribuzione di mascherine.

 

Questa adesione alle attività solidali così numerosa può secondo lei significare per i cittadini una riscoperta del senso di appartenenza?

Prendo come esempio l’organizzazione del Giovedì Santo, festività che precede la Pasqua. Per il mio Comune rappresenta una ricorrenza molto sentita a cui sono legate una serie di iniziative culturali e fieristiche che richiamano numerose persone. Cadendo nel periodo del lockdown ovviamente tali iniziative non sono state organizzate ma abbiamo individuato una soluzione alternativa per celebrare la funzione religiosa. Abbiamo quindi chiesto l’autorizzazione a svolgere la cerimonia solo in presenza del Sindaco, il comandante dei Carabinieri, il capitano della Guardia di Finanza e il Presidente del Consiglio Comunale come autorità che rappresentavano la cittadinanza e le istituzioni. In quella circostanza, essere presenti in 4-5 nella basilica minore di San Giovanni Battista di Melegnano, è stato un momento molto particolare. Sempre in quell’occasione abbiamo organizzato un concerto di musica classica, con organo e una soprano melegnanese, l’evento è stato trasmesso con una diretta televisiva molto partecipata, 6000 persone l’hanno seguita; una forma diversa di partecipazione con lo scopo di rendere testimonianza di questo particolare momento storico. Anche in tal senso Melegnano ha dato dimostrazione di responsabilità, di vita comunitaria.

Recentemente abbiamo riaperto i mercati. La piazza è stata quindi recintata e sono stati messi in atto tutti gli accorgimenti del caso. Una sorta di ritorno alla normalità, però con atteggiamenti responsabili, distanziandoci, usando le mascherine, misurando la temperatura, anche in questo caso la Protezione civile insieme alla Polizia locale stanno dando un grosso contributo, fin dalle prime ore del mattino sono all’opera.

 

Come è stata gestita l’emergenza a livello territoriale? Quali passi sono necessari ora per ripartire in sicurezza?

La realtà ospedaliera e quella locale sono due elementi distinti. Gli ospedali hanno convertito alcune sale operatorie in sale di terapia intensiva nel tentativo di contrastare il Coronavirus e abbiamo più volte ringraziato il personale sanitario per il lavoro svolto.

Poi esiste una realtà locale, nella quale i medici di base sono stati completamente trascurati, spesso nemmeno informati sulla positività dei loro pazienti. Il primo caso che abbiamo avuto a Melegnano è esemplare, un medico auto-messosi in quarantena senza alcuna indicazione ufficiale, non aveva ricevuto nessuna informazione sulla procedura da seguire. Solo in un secondo momento, con la piattaforma messa in campo da ATS Milano, i medici di base hanno avuto la possibilità di interloquire e segnalare i casi sospetti. Si è trattato più che altro di un rimedio, ma il vero problema è dato dall’impostazione del sistema sanitario lombardo, che grava interamente sulle strutture ospedaliere, determinando quindi un sovraccarico in un momento così delicato e diventando punto nevralgico di contagio.

Ora più che mai è necessario pianificare ogni singolo dettaglio per tenere controllata l’epidemia. Nel caso in cui partissero focolai, occorrerà individuare piani che permettano alle strutture presenti sul territorio di intervenire tempestivamente e rintracciare la mappa dei contagi. Perché l’alternativa alla chiusura è quella di avere sotto controllo rapporti e relazioni, intervenire quindi puntualmente. Ma sono due cose alternative, o si fa un discorso di chiusura generalizzata di un ambito, ma questo poi diventa esteso, diventa difficile, comporta costi notevoli dal punto di vista economico, sociale, oppure intervenire in maniera puntuale, ma sono necessarie buone capacità di gestione e tempestività, di intervenire subito, isolare il caso, capire con chi si è relazionato e chiudere tutte possibili diramazioni.

 

Pensa che a seguito di questo periodo ci sarà un’accelerazione in termini di servizi a valore aggiunto per il territorio oppure ora siamo condizionati da una reazione emotiva ma è difficile fare una strategia vera e propria per il post crisi?

Quello che è successo ci ha obbligato a sperimentare strumenti nuovi, sia in termini di rapporti di comunicazione che di organizzazione del lavoro. È evidente che a Melegnano scontiamo scelte fatte in passato che non hanno spinto verso la digitalizzazione, verso un sistema remoto di gestione dei dati. Noi abbiamo imboccato questo percorso e penso che l’esperienza vissuta in questi mesi possa accelerare questi processi.

Anche a livello di scuola abbiamo sperimentato, riuscendo a raggiungere un certo livello di digitalizzazione. Credo proprio che il processo iniziato, possa proseguire anche se gli sviluppi concreti non sono ora immaginabili. C’è un problema di ripresa dell’attività scolastica, legato al numero degli alunni, anche questo è un tema su cui stiamo lavorando e su cui ancora oggi è difficile immaginare quali possano essere le conseguenze. Però sono convinto che il processo sia ormai irreversibile e in tal senso si dovranno fare delle riflessioni e ci saranno certamente degli sviluppi. Dovremo prendere il meglio di quello che queste tecnologie e queste innovazioni ci offrono.

 

È stato di qualche utilità avere una rete di Sindaci, magari non solo propriamente quelli di riferimento per questo Sud Est Milano, che abbia permesso uno scambio di informazioni?

In questo periodo è stata introdotta una sorta di innovazione anche per quanto riguarda gli strumenti di comunicazione tra i vari sindaci, a livello nazionale, regionale e più ancora locale, numerosi passaggi, impressioni e valutazioni di comportamenti. Sin dall’inizio abbiamo ravvisato in qualità di Sindaci la necessità di confrontarci e di adottare delle linee di comportamento il più possibile comuni. Ho accennato prima a una decina di Comuni sulla via Emilia che hanno deciso di chiudere le scuole, anticipando l’ordinanza Speranza/Fontana, questo è nato principalmente dalle richieste dei genitori e la loro esigenza di organizzarsi. Successivamente certe necessità si sono manifestate nelle chat a tutti i livelli e abbiamo creato dei documenti condivisi. È stato utilissimo in quanto abbiamo fatto sentire la voce dei Sindaci che spesso hanno anche modificato le decisioni prese o comunque anticipato alcune tempistiche. Ritengo quindi sia stato estremamente utile questo processo che ha portato a una sinergia intercomunale.

 

Proprio questa collaborazione tra i sindaci deve diventare la base per creare delle figure di riferimento all’interno del comune stesso. A questo proposito sarebbe utile ragionare rispetto al riposizionamento della cosa pubblica rispetto al mondo privato.

Inquadrandolo in modo più generale, ciò che ha messo in evidenza questa emergenza sanitaria è che tutto l’apparato creato negli anni di burocratizzazione di questi processi, sia decisionali che attuativi, delle norme e delle leggi, non regge nei confronti della pragmaticità, della necessità di dare risposte immediate. È chiaro che se in meno di 24 ore ci si trova a dover applicare alcune normative che richiedono chiarimenti successivi si determina un malfunzionamento. È un problema che noi come Sindaci abbiamo sempre ravvisato, perché abbiamo spesso bisogno di dare risposte concrete e veloci.

Se pensiamo che precedentemente al Covid-19 i tempi minimi stimabili per poter iniziare i lavori di realizzazione di un opera pubblica variavano da 3 a 6 mesi, si comprende come il procedimento sia troppo lento e farraginoso. Una situazione come quella attuale ha fatto emergere l’importanza di agire rapidamente e in modo pragmatico.

 

 

Gli investimenti che avevate messo a piano subiranno un rallentamento? E’ fiducioso sugli aiuti che sono stati promessi ai Comuni?

La Tari, la Tosap e in generale le tasse locali, sono quelle che ci consentono di garantire i servizi. La nostra politica, a prescindere dal Covid-19, aveva messo in preventivo il tentativo di ridurre questi costi per andare incontro ai cittadini. L’intenzione in se buona deve tuttavia tenere conto della logistica, per garantire i servizi il Comune necessita di liquidità, e in tal senso devono entrare in gioco lo Stato e la Regione a supporto dei Comuni.

Gli investimenti a cui avevamo pensato rimangono comunque in programma. Per altri aspetti più legati al bilancio ordinario è davvero difficile in una situazione come questa fare previsioni. È ovvio che se vogliamo dare un contributo, dobbiamo in qualche modo avere le risorse economiche necessarie per garantire i servizi. Qualcosa riusciremo a fare magari contenendo il costo del servizio, ma annullarlo senza godere di qualche contributo statale, sarà molto complicato.

 

I rapporti con le utility locali e le società di servizio in questo periodo hanno giocato una partita importante?

A livello di utility noi lavoriamo molto con MEA, una nostra partecipata con la quale abbiamo affrontato diverse problematiche come ad esempio la pulizia stradale, con loro abbiamo raggiunto un accordo che prevedeva l’estensione a tutta la città di un protocollo normalmente utilizzato per la sanificazione della piazza del mercato alimentare. Un protocollo che poi è risultato del tutto aderente a quello che l’Istituto Superiore della Sanità ha proposto come procedura in tutta la penisola.

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email