Economia circolare per un territorio più vivibile. Intervista a Marco Cipriano, Core Spa

Economia circolare come soluzione per un territorio più vivibile

Marco Luigi Cipriano, Amministratore Unico del Consorzio recuperi energetici (Core Spa), società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani nei comuni di Sesto, Cologno Monzese, Pioltello, Segrate e Cormano, ci ha spiegato come progetti innovativi che coinvolgano i cittadini e orientati concretamente verso un’ottica di economia circolare possano migliorare sostenibilità e vivibilità dei territori

di Mauro Bozzola

 

Il tema della resilienza è sempre più centrale in questo momento di emergenza. Con il vostro osservatorio siete riusciti a dare risposte certe e immediate ai cittadini e alle imprese

L’attività di Core è quella di svolgere un servizio pubblico essenziale, come quello del trattamento dei rifiuti. Chi opera in questa società, così come in quelle che svolgono servizi analoghi, non solo è autorizzato a continuare la propria attività, ma è obbligato a farlo; dunque anche noi abbiamo predisposto e introdotto una serie di misure di sicurezza per i nostri operatori al fine di poterli mettere nelle condizioni di svolgere la propria attività senza rischi di contagi; questo ovviamente ha comportato una serie di difficoltà a livello organizzativo che, fino a oggi, siamo riusciti a superare.

 

Il fatto di aver operato non solo rispettando le norme ma anche pensando all’innovazione come a un supporto fondamentale per la vostra attività, vi ha favorito in termini di prontezza di risposta a questa emergenza? Più in generale la crisi ha favorito l’accelerare dei processi innovativi già in corso ma che necessitavano di una spinta?

Come noto noi fin dal 2016 abbiamo avviato con la società Cap Holding che gestisce il servizio idrico della Città Metropolitana di Milano, un importante progetto che vede la trasformazione del nostro termovalorizzatore di Sesto San Giovanni (ormai giunto alla fine del suo ciclo di vita) in un polo all’avanguardia per la gestione dei rifiuti in un’ottica di economia circolare, cercando di progettare il futuro con l’idea di eliminare il rifiuto indifferenziato. Siamo convinti che le risorse del pianeta non siano illimitate e l’unico modo per dare allo stesso un futuro sostenibile è dare corpo a un modello economico basato appunto sull’economia circolare. In futuro si dovrà diminuire sempre più la percentuale di indifferenziata promuovendo il riciclo delle materie.

Ci siamo dunque posti il problema di come questo impianto potesse contribuire alla realizzazione di un modello di economia circolare. Dal momento che accanto allo stesso vi è un depuratore di CAP e dovendo quest’ultima affrontare un rilevante problema legato allo smaltimento dei fanghi, abbiamo pensato di riconvertire questo impianto da termovalorizzatore di rifiuti a termovalorizzatore di fanghi da depurazione, il primo progetto di questo tipo realizzato in Italia. Riteniamo che l’attuale crisi non debba arrestare o frenare questa iniziativa, andando esso nella direzione di un’idea concreta di sviluppo sostenibile, tutti gli amministratori delle città italiane dovrebbero incominciare a ragionare in questi termini, mettendo da parte la logica del profitto in favore di quella della sostenibilità.

Aggiungo una riflessione a mio parere niente affatto secondaria: queste due società, Core e CAP rappresentano due società pubbliche, il loro operato e le loro scelte vanno a smentire il luogo comune secondo il quale le società pubbliche sarebbero carenti dal punto di vista dell’oculatezza nella spesa, della qualità e dell’innovazione. Questo piano industriale è finanziato con una delibera approvata dall’ATO del Servizio Idrico, che ha studiato il progetto e ha valutato che questo investimento è sostenibile dal punto di vista economico in quanto produce un significativo risparmio che andrà ad ammortizzare l’investimento sostenuto.

 

Sui territori, ampi e complessi, in cui operate svolgete un ruolo molto importante anche per ciò che concerne la comunicazione con i cittadini. Si può dire che, dal punto di vista della sensibilizzazione alla sostenibilità ambientale siate più attivi delle istituzioni?

A supporto del progetto sopracitato abbiamo previsto la costituzione dei RAB, ovvero dei comitati territoriali che, insieme ai rappresentanti delle aziende e dei comuni, ne seguono tutta la realizzazione. Abbiamo presentato più di un anno fa un’ipotesi di fase preliminare a cui poi sono state apportate delle modifiche anche su suggerimento dei cittadini. Questo ha consentito di sviluppare una road map che ricomprende tutti gli aspetti che normalmente coinvolgono (e anche preoccupano) la cittadinanza, come quelli legati alla salute e alla sicurezza e, da un punto di vista di politica industriale, ha reso possibile far sposare a questo progetto quella filosofia di economia circolare supportata da fatti concreti. La consapevolezza e l’attenzione dei cittadini a queste tematiche portano a prendere decisioni secondo una logica maggiormente rivolta agli utenti finali. Noi in quanto aziende pubbliche non abbiamo come principio fondante quello del profitto ma cerchiamo di svolgere un servizio pubblico essenziale in economia avendo quella capacità gestionale che permetta di avere risorse finalizzate ad investimenti che vadano nella direzione di migliorare il servizio erogato.

 

Il fatto di poter mettere in rete i territori e, di conseguenza, i cittadini, è un valore aggiunto per voi?

Assolutamente sì. La società che amministro è costituita da cinque Comuni soci, in prevalenza ubicati in aree limitrofe a Sesto San Giovanni dove è presente il nostro termovalorizzatore ed è evidente che quando si va ad affrontare un tema così delicato come quello che riguarda il suo futuro e il futuro dell’area dove lo stesso è situato gli approcci che si possono riscontrare sono differenti.

Sensibilizzare e informare i cittadini risulta pertanto fondamentale per ottenere una reale visione d’insieme sull’intero territorio. Abbiamo inoltre previsto, per quanto riguarda il nuovo impianto, un notevole investimento in tema di compensazioni, sia in termini di sicurezza per quanto riguarda le emissioni sia in termini infrastrutturali, pensiamo che intorno all’impianto possa sorgere una grande pista ciclabile e un ponte di attraversamento della Martesana per favorire l’accesso ai cittadini in tutta la zona. Un progetto dunque di vedute molto ampie che necessita anche di una visione politica lungimirante, che guardi alle compensazioni territoriali come strumenti indispensabili per creare equilibrio sul territorio al fine di non penalizzare eccessivamente alcuni cittadini rispetto ad altri in termini di vivibilità.

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