Digital transformation. Intervista a Franco Prampolini, Atos

Digital transformation: innovazione tecnologica e potenzialità del digitale

L’emergenza ha mutato il desiderio di servizi proposti in modo differente in necessità assoluta a vantaggio di una trasformazione digitale che finalmente sta diventando concreta anche con l’indubbia maturazione delle tecnologie e grazie alle piattaforme digitali. 

Ne abbiamo parlato con Franco Prampolini, COO – Head of Business & Platform Solutions and Head of Public Sector & Defence – Italy, in Atos che ci ha anche illustrato alcuni dei numerosi progetti ed esempi concreti di digitalizzazione in cui l’azienda è attualmente impegnata, in primis quelli legati alla semplificazione in ambito PAL’e

 

di Mauro Bozzola

 

Qual è l’ambito che state seguendo maggiormente in questo momento e quali sono i progetti più importanti? Facendo riferimento alla vostra partnership tecnologica con i Giochi Olimpici, può dirci se essa continuerà ad essere una delle sfide principali o se, anche alla luce della contingenza dovuta alla pandemia, vi sono nuovi stimoli o nuovi interessi emersi recentemente?

Inizio dalla fine della sua domanda, ovvero dalla citazione sui Giochi Olimpici confermando che restano per Atos un impegno importante. I Giochi rappresentano una sorta di “palestra” di innovazione, una vetrina all’interno della quale si cerca sempre di proporre delle novità, anche dal punto di vista informatico si porta nei Giochi Olimpici il meglio dell’innovazione e della tecnologia. Atos è partner dei Giochi sin dall’edizione di Barcellona e negli anni ha vissuto questa sfida come stimolo per proporre sempre cose nuove. Un po’ come fare un viaggio nello spazio sotto diversi punti di vista, il principale dei quali riguarda la cyber security, dato che gli attacchi informatici hanno raggiunto oggi livelli di pericolosità molto elevati e data l’importanza della manifestazione nonché la visibilità mondiale che essa offre. Nella prossima edizione dovremo quindi affrontare questa sfida, accresciuta dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19, emergenza che con molta probabilità quando avrà luogo la manifestazione sarà ancora in qualche modo in corso; sarà dunque necessario trovare soluzioni per far si che le gare e gli eventi abbiano luogo regolarmente.

È chiaro come il tema sanitario quest’anno si sia imposto come centrale a livello mondiale, soprattutto nel nostro Paese; in molti casi l’emergenza ha trasformato quelli che prima di Covid erano semplici motivi di insoddisfazione che potevano far desiderare servizi proposti in modo differente, in necessità assolute. Il Paese è stato quindi chiamato per forza di cose a dare delle risposte per andare avanti e per rilanciarsi. Per esempio, uno dei temi su cui si è molto dibattuto è legato alla problematica della semplificazione nell’ambito della Pubblica Amministrazione, che allo stato attuale è vista come freno sotto molteplici punti di vista. Su questo abbiamo lavorato molto: una linea delle nostre attività è quella relativa alla cosiddetta intelligence automation o hyper automation, come la chiama qualcuno, ovvero quelle soluzioni che mettono insieme elementi che aiutano a monitorare e governare determinati processi operativi di business in diversi contesti e nell’ambito degli stessi innescano lo svolgimento automatico di certe operazioni, talvolta pilotate da elementi di intelligenza artificiale finalizzati all’individuazione della soluzione più appropriata da mettere in atto in una determinata circostanza. Questi strumenti saranno in grado di aumentare sensibilmente la produttività degli operatori, che quindi non dovranno farsi carico di azioni eccessivamente ripetitive – quelle che normalmente generano il maggior tasso di errore – le quali verranno svolte correttamente in automatico 24 ore al giorno. Lo sviluppo di questi strumenti ha mostrato come, in certe situazioni, sia possibile risolvere il problema della semplificazione attraverso la velocità, ovvero riuscendo ad eseguire le operazioni in modo molto più rapido, rendendo trasparente al fruitore finale del servizio la complessità di un processo. Un principio che abbiamo applicato a processi relativi ad alcune scelte strategiche che il Governo ha fatto in Italia in relazione all’emergenza Covid-19: mi riferisco in particolare al processo di erogazione della cassa integrazione straordinaria, per la quale un attore importante come Poste Italiane ha avuto il compito di essere in prima battuta un collettore delle richieste, in un secondo momento di validarle rispetto al sistema bancario e infine di fornirle all’INPS per lo step finale. Abbiamo dunque aiutato Poste Italiane nell’ambito dell’intelligence automation dei loro processi di tipo bancario, in particolare quelle relativi a BancoPosta, abbiamo applicato questa metodologia e queste soluzioni nel caso della Cassa Integrazione e i risultati sono stati eccellenti, in una settimana abbiamo automatizzato questo processo e, lato Poste Italiane, tutto è fluito tranquillamente.

Un’esperienza analoga l’abbiamo vissuta con Sace, l’entità posseduta da Cassa Depositi e Prestiti che ha come missione principale quella di assicurare tutte le aziende italiane che lavorano all’estero. Nell’ambito dell’emergenza sanitaria Sace ha avuto la responsabilità di raccogliere le domande e poi procedere all’erogazione relativa ai finanziamenti alle imprese. Abbiamo lavorato duramente sul portale di Sace per renderlo il più fruibile possibile all’utenza e anche in questo caso i risultati sono stati importantissimi e la nostra attività ha rappresentato un volano di accelerazione delle pratiche per l’erogazione dei finanziamenti. Possiamo affermare che certe tempistiche si sono ridotte di due ordini di grandezza come velocità di esecuzione di processo. Ho citato questi casi in quanto rappresentano esempi concreti di digitalizzazione, concetto quest’ultimo che nel privato si era già iniziato a sperimentare, mentre per la Pubblica Amministrazione rappresenta una novità che potrebbe sicuramente rappresentare un fattore chiave per il Paese.

In questo contesto, sempre guardando alla digitalizzazione, un’altra novità importante che si sta affermando è legato al cloud: anche in questo caso c’è stata un’azienda, nello specifico Enel, che ha fatto da apripista quando ha deciso con una scelta drastica e coraggiosa di portare su cloud tutte le sue applicazioni, sfidando anche alcuni timori correnti e ora sta completando questa opera di migrazione, che rappresenta un passo di trasformazione fondamentale. Con l’infrastruttura del cloud si riesce a risparmiare in modo significativo e occorre cambiare radicalmente le applicazioni e utilizzare i cosiddetti micro-servizi, quindi le funzionalità avanzate che le piattaforme cloud-based mettono a disposizione insieme a funzioni, ad esempio, di intelligenza artificiale o analytics avvalendosi sempre di strumenti aggiornati e innovativi. Questo è un percorso quasi completato da Enel e noi vi partecipiamo come azienda informatica; cito Enel, ma vi sono molte realtà in ambito pubblico e privato che stanno intraprendendo questo percorso di innovazione. Questo sicuramente rappresenta un altro momento importante nel percorso di digitalizzazione che sta avendo e avrà sempre più luogo in Italia.

Riguardo al cloud, mi piace citare un’iniziativa importante, che crediamo possa essere di riferimento nei prossimi anni, che è Gaia X, un nuovo reference model per il cloud europeo. È nata originariamente come un’iniziativa tra Francia e Germania e si e poi estesa a tutta Europa, registrando una partecipazione di aziende non solo IT in senso stretto, anche del contesto industriale per sostenere un cloud europeo che costituisca anche una risposta tecnologica innovativa a quello che oggi è di fatto un monopolio di realtà non europee, tipicamente statunitensi. Avendo Atos ragione sociale europea partecipa moltissimo a tutto ciò che è comunitario; tra l’altro siamo l’azienda con il maggior numero di progetti finanziati dall’Unione Europea nel campo della ricerca e questo rappresenta un elemento di indubbia qualità, nonché di aderenza a quelle che sono le strategie comunitarie. Siamo soci fondatori di questo progetto Gaia X, crediamo che nei prossimi anni possa diventare un elemento di fondamentale importanza nel campo del cloud.

Un terzo importante ambito che mi piace ricordare, sempre in ottica di trasformazione digitale in corso nel Paese, è quello relativo ai dati: tutto ciò di cui stiamo parlando funziona se si riesce a scambiare dati, specialmente utilizzando un linguaggio e dei protocolli univoci. Un tema questo di fondamentale importanza, soprattutto nel settore della Pubblica Amministrazione. Parlare lo stesso linguaggio nello scambio e nella condivisone dei dati rappresenta il primo passo per creare informazione. Questo è dunque un altro punto di attenzione, il che significa, spostando il discorso all’interno della progettualità, entrare nel filone dei cosiddetti data-leak, quelle realtà di repository di dati che oggi devono essere in grado di raccogliere dati di qualsiasi tipo, anche non strutturati, e avere la capacità di analizzarli. Riguardo a questo aspetto, mi piace citare il progetto che abbiamo appena iniziato a sviluppare con Enel. L’azienda ha dovuto infatti adeguare il proprio parco smart meter alla nuova normativa, che fino a qualche anno fa prevedeva il rilevamento dei consumi una volta al mese, ora questa rilevazione deve essere effettuata ogni 15 minuti. È quindi facile intuire quale sia lo tsunami di dati al quale ci si è trovati di fronte rispetto alle decine di milioni di utenti che Enel ha nel proprio portafoglio clienti. Abbiamo così realizzato una soluzione per Enel in grado di raccogliere e gestire questi dati ma anche di analizzarli e creare valori di business per l’azienda. Attraverso la profilazione del cliente si genera quindi un duplice vantaggio: per Enel in quanto le offerte profilate sono più allettanti e più mirate verso l’utente finale e per quest’ultimo che evita di ricevere offerte commerciali per le quali non nutre alcun interesse.

 

Il vero cambiamento, rispetto al processo di trasformazione digitale del Paese dopo questo periodo di sospensione, è dunque ora legato a una maggior concretezza: stanno prendendo corpo quei progetti che prima probabilmente erano ancora in una fase di sviluppo nonostante se ne parlasse da tempo?

Questo è indubbiamente vero, nel senso che ogni tanto nel campo dell’informatica si sentono dei mantra che solo dopo diversi anni si tramutano in qualcosa di concreto. In questo momento quella trasformazione digitale che ha caratterizzato sigle e titoli negli ultimi anni sta finalmente diventando concreta perché da una parte vi è l’esigenza assoluta che ciò avvenga, in particolare in Italia, dall’altra si è avuta un’indubbia maturazione delle tecnologie grazie alle piattaforme digitali che lo hanno consentito. Inoltre si è finalmente compreso un aspetto fondamentale e cioè che digitalizzazione e trasformazione digitale sono due cose completamente diverse. La prima significa fondamentalmente trasferire su supporti digitali qualcosa che prima si eseguiva su carta, che è sicuramente un progresso, ma non è certamente tutto; la trasformazione digitale è ovviamente qualcosa di più, è quando, attraverso le potenzialità del digitale, si riesce a creare qualcosa di nuovo ed innovativo, che consenta di fare un salto di qualità importante nei diversi business. Oggi finalmente questa trasformazione sta avendo luogo. Durante questo lockdown si è sentito sempre più parlare di new reality. Un aspetto quest’ultimo che si è potuto osservare chiaramente per esempio nell’ambito dell’e-commerce: molte aziende, che magari precedentemente vedevano questo pratica come non di primaria rilevanza e che nel migliore dei casi si affidavano a delle piattaforme terze come Amazon, si sono rese conto che in periodi particolari come lo è stato quello della pandemia, Amazon non è riuscita a reggere del tutto l’onda d’urto dell’emergenza non garantendo a tutti il servizio. Molti dunque si sono dovuti attrezzare in proprio, scoprendo nella maggior parte dei casi i vantaggi di questo passo in termini di business. Penso che nei prossimi mesi e nei prossimi anni avremo un’evidenza sempre più marcata di questa tendenza.

 

Per accelerare questo processo di trasformazione digitale del Paese occorre anche educare alla digitalizzazione. Mi sembra di capire che le vostre iniziative in ambito educational siano numerose: ci può dire qualcosa in merito a queste ultime?

È questo un aspetto importante, perché la creatività italiana può giocare un ruolo di primissimo piano in questo scenario di digital transformation, ma deve necessariamente poter contare sugli strumenti di base per potersi esprimere. Bisogna dunque creare competenze a livello di utenza del digitale. In tal senso, ancora il lockdown ha costretto molte persone a usare Internet in modo più approfondito. L’altro aspetto invece è quello relativo al saper fare, che è l’aspetto poi più pertinente ad Atos: su questo infatti siamo da tempo impegnati e stiamo sviluppando questo impegno con chi, istituzionalmente, ha il compito di formare, mi riferisco principalmente al mondo universitario. Abbiamo infatti in essere diverse collaborazioni con atenei italiani; in particolare sono numerose le iniziative congiunte con il Politecnico di Milano. Le modalità sono differenti: si va dalla collaborazione con le scuole, allo sviluppo di progetti di ricerca con gli studenti di dottorato che svolgono la loro attività sia presso gli istituti universitari che presso le aziende. Un’altra formula è quella dell’academy, che prevede attività formativa da tenersi presso l’azienda e che ricalca le caratteristiche del mondo accademico, con tanta aula digitale o virtuale e con un percorso di studi teorico e pratico molto strutturato. Negli ultimi anni abbiamo utilizzato moltissimo questo strumento per creare le competenze che ci sono state (e ancora lo sono) per rivolgersi al mercato.

 

Anche la cultura dell’ambiente e della sostenibilità sono un punto saldo della vostra azienda?

Assolutamente sì. Proprio negli ultimi mesi Atos ha annunciato che quello legato alla sostenibilità rappresenta uno dei temi fondamentali nella propria strategia di business, in un’accezione a 360 gradi. In particolare, vi è una grandissima attenzione da parte dell’azienda alla tematica della decarbonizzazione: su questo ci siamo presi degli impegni, in Italia abbiamo attuato strategie prettamente carbon-free individuando una prima dimensione, quella interna dell’azienda che ci ha poi portato a proiettare queste strategie verso l’esterno, una volta tradotte in azioni concrete. Siamo quindi disponibili ad accompagnare i nostri clienti e i nostri interlocutori in un percorso di decarbonizzazione, che non è limitato all’information technology ma che riguarda tutta l’attività e tutti i processi di una determinata realtà. Questo impegno si traduce nella crescita in termini di competenze e di risorse per tutta l’azienda. Mi viene in mente che uno dei filoni principali relativo alla progettualità nell’ambito dei recovery fund dell’Unione Europea è esattamente questo, dunque qualcosa che può consentire alle aziende del Paese che intraprendono la strada carbon-freedi avere un sostengo anche di tipo economico.

 

Lei ha degli importanti trascorsi in IBM, una società che a suo tempo diede il via al programma Smart Planet. Qual è il suo punto di vista riguardo a smart city e, più in generale, smart land? Ritiene che esse siano rimasti soltanto dei progetti ambiziosi destinati a restare in gran parte inespressi oppure pensa si sia dato realmente corso a un processo di trasformazione digitale dei territori?

Penso che questo sia il momento in cui la smart city debba “decidere” che cosa diventare, nel senso che è il tempo di trasformarsi in qualcosa di concreto oppure di evaporare. Ciò che è stato realizzato fino ad ora a livello di smart city, ha rappresentato solo un’occasione “di vetrina”. Oggi credo che il concetto di smart city debba essere inteso come una sfida importante; ricomprendendo in se l’ambito ambientale e le modalità di utilizzo dell’energia, la smart city potrebbe rappresentare lo scenario in cui queste linee guida e direttive si andrebbero a integrare in una visione comune. Oggi vi è una sensibilità e un’attenzione diversa rispetto a questi aspetti e maggior concretezza; si è finalmente capito, ad esempio,  come è possibile ottenere una gestione dell’energia più green. Si è inoltre compreso come il concetto di città intelligente non veda come unico interlocutore la municipalità nella figura istituzionale del sindaco, ma richieda davvero la messa in campo di una serie di attori. Ma l’aspetto principale di cui si è preso coscienza è l’importanza della disponibilità del dato, che poi rappresenta anche la scommessa su cui si gioca il futuro delle smart city e delle smart land; la possibilità di avere a disposizione un dato in modo fruibile e trasparente. In questo ambito, il problema fondamentale non è mai stato rappresentato dalla tecnologia, bensì dalla possibilità di avere a disposizione i dati necessari. Una delle lezioni principali che abbiamo imparato da questo percorso si è poi concretizzata nel consiglio che diamo a tutte le Pubbliche Amministrazioni e cioè quello di formalizzare a livello contrattuale l’obbligo di fornire la disponibilità del dato su larga scala. Un esempio in ambito sanitario riguarda ad esempio la cartella clinica nazionale che nella migliore delle ipotesi è stata oggi realizzata soltanto a livello regionale.

 

Per concludere, in estrema sintesi, quale è secondo lei il contributo che Atos ha dato e sta dando nel processo di trasformazione digitale al nostro Paese, sia in ambito pubblico che privato?

In sintesi, al di la degli esempi specifici di cui ho raccontato, quello che noi vogliamo mettere a disposizione è innanzitutto la competenza. Una competenza che deriva anche dall’esperienza di Atos a livello mondiale. Inoltre offriamo la freschezza di un’azienda giovane, cresciuta tantissimo negli ultimi anni; i nostri ragazzi portano una moltitudine di idee che arrivano anche dalle nostre aziende consociate estere. Infine, la nostra essenza di azienda europea si sposa bene con le strategie che vengono definite a livello continentale per procedere verso una trasformazione digitale che faccia crescere il nostro Paese e finalmente avviare quel rilancio di cui tanto abbiamo bisogno.

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