Alla riscoperta di tecnologie innovative. Intervista a Christian Assante, hivesoft

Dalla crisi la riscoperta di tecnologie innovative già esistenti

Lo abbiamo constatato in questi ultimi mesi quando le persone non hanno avuto altro modo di comunicare se non quello di utilizzare le infrastrutture tecnologiche esistenti. Di innovazione tecnologica e di quanto sia importante per le aziende colmare le lacune informatiche ci parla Christian Assante, CEO & CTO hivesoft

di Mauro Bozzola

 

Possiamo fare una riflessione generale sul momento che abbiamo vissuto e che ancora stiamo vivendo, un po’ in antitesi rispetto a una potenziale accelerazione nei processi di innovazione tecnologica al servizio delle persone?

Sicuramente si è trattato e si tratta di un momento difficile che però potrebbe favorire il diffondersi della tecnologia. Scontiamo le problematiche del digital divide italiano; in uno stato di perenne allerta e con un sovraccarico delle infrastrutture, abbiamo visto come queste ultime non abbiano retto perfettamente alla crisi, basti pensare alle difficoltà riscontrate con i portali di spesa online legati alle varie catene italiane della grande distribuzione. Ben poco è cambiato invece rispetto alla nostra attività di tecnologi essendo abituati ormai da anni a rapportarci con strumenti tecnologici quali videoconferenze e riunioni telematiche. È possibile affermare dunque che l’emergenza sanitaria ha favorito l’utilizzo di tecnologie innovative in molti casi già presenti sul mercato da diverso tempo ma utilizzate solo da una stretta cerchia di soggetti.

 

Immagino che quello legato alle utility sia un ambito a cui dedichiate grande attenzione anche con le partnership che avete in essere ed è evidente che si tratti di soggetti centrali rispetto al rapporto con PA e cittadini. Pensate che grazie al trasferimento di competenze da voi a chi gestisce servizi di pubblica utilità ci possa essere una evoluzione della stessa PA, accorciando la filiera?

Assolutamente sì. Diciamo che la tecnologia da diverso tempo offre strumenti in grado di semplificare la vita delle persone ma le aziende che gestiscono servizi di pubblica utilità non sempre lo hanno recepito. In questi ultimi mesi abbiamo visto cosa è accaduto nel momento in cui le persone non hanno avuto altro modo di comunicare e svolgere le attività quotidiane se non quello di utilizzare le infrastrutture tecnologiche esistenti. Meccanismi come scalabilità, distribuzione e disaster recovery rappresentano concetti che fino a poco tempo fa supponevano investimenti corposi a fronte dei quali non veniva percepito un vantaggio tale da giustificarli. Oggi, grazie al mondo del Cloud, tutti questi aspetti sono stati sensibilmente semplificati e molti soggetti hanno la possibilità di utilizzare strumenti complessi e, di base molto onerosi, con costi decisamente contenuti. Questa mancata sensibilità è da attribuire principalmente al fatto che precedentemente all’emergenza mancava un’adeguata cultura sull’analisi dei costi-benefici da parte delle aziende, in particolare di quelle italiane. Io stesso, proponendo soluzioni direttamente alle Pubbliche Amministrazioni locali, in passato ho ricevuto moltissimi rifiuti quando andavo a presentare tecnologie basate sul Cloud, nonostante le competenze e le strumentazioni utilizzate dalle PA per gestire direttamente tecnologie così complesse non fossero assolutamente adeguate. Pensiamo solamente al fatto che sul territorio italiano, caso quasi unico in Europa, Microsoft che è una dei tre principali player mondiali nell’ambito delle tecnologie cloud-based, non ha un data center.

                                                                            

Per quanto riguarda invece la vostra società, quali progetti avete in cantiere? Dove guardate con più prospettiva per il futuro?

Facendo consulenza tecnologica e collaborando con grandi gruppi, con il tempo mi sono reso conto di alcune carenze informatiche anche piuttosto importanti all’interno di molte realtà. Ad oggi la rete infrastrutturale di telecomunicazioni rappresenta un canale che le aziende devono utilizzare per poter integrare i propri servizi e la propria operatività. Standard di condivisione comuni, a livello di autenticazione e di sicurezza devono essere concetti alla base di qualsiasi iniziativa. In tal senso stiamo cercando di sensibilizzare le aziende ed è su questi punti chiave che stiamo concentrando maggiormente i nostri sforzi.

 

Per un’azienda come la vostra cosa significa l’avanzamento tecnologico?

Studiare, osservando con la massima attenzione le novità che via via si presentano. Serve anche intuito per scegliere la via giusta fra le tante possibilità che si presentano. In un mondo globalizzato, costantemente connesso, si possono trovare soluzioni consolidate ed efficaci.

 

La collaborazione con altre importanti aziende tecnologiche ha favorito canali di sviluppo nell’ambito delle utility più avanzate d’Italia; alcuni servizi vengono così terziarizzati, rendendo possibile perdere le proprie competenze e renderle complementari con quelle di altre realtà…

Assolutamente. Voglio citare ad esempio il caso della collaborazione molto positiva con Landys+Gyr, un’azienda leader nel mercato degli smart meter che ha avuto la lungimiranza di investire in soluzioni tecnologiche innovative che potessero facilitare il proprio “ecosistema”. Da questo tipo di collaborazioni può senz’altro nascere un valore aggiunto per tutti e una condivisione delle rispettive conoscenze.

In generale, il nostro lavoro determina ricadute tangibili sulla vita e l’operatività di alcuni soggetti: grazie al progetto Energy@Net, ad esempio, realizzato sempre in collaborazione con Landys+Gyr, le tecnologie innovative di Software-as-a-Service hanno determinato un impatto decisamente migliorativo sul lavoro degli operatori che prima passavano molto tempo nell’acquisizione dei dati, mentre oggi, grazie al Cloud, possono ricevere notifiche in tempo reale e su qualsiasi dispositivo mobile, su una qualsivoglia anomalia di funzionamento di un apparecchio.

 

Ci può anticipare qualche novità su cui state lavorando e a cui tiene particolarmente?

Stiamo spingendo molto sull’integrazione di dispositivi hardware: in particolare si tratta di dispositivi molto specifici ed economici, che possono dare vantaggi sensibili all’“ecosistema” di un cliente. Oggi, tecnologie come LoRaWAN e NarrowBand-IoT permettono di andare ad integrare determinate informazioni che, opportunamente trattate, possono risultare utilissime per il cliente finale. Su queste tecnologie stiamo investendo molto e abbiamo già iniziato alcuni progetti pilota su scala europea.

 

 

 Approfondisci il tema tramite la videointervista realizzata a Christian Assante

Christian Assante, CEO hivesoft. L’impatto dell’evoluzione tecnologica nel post Covid-19

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