Accelerazione al cambiamento culturale. Intervista ad Alessandro Vistoli, Terranova

Dall’emergenza un’importante accelerazione al cambiamento culturale

Energia Media intervista Alessandro Vistoli, Presidente Terranova per conoscere la sua visione sul cambiamento culturale che ha portato ad una maggiore consapevolezza sul valore e sull’utilizzo dei mezzi a nostra disposizione e del ruolo affidato all’evoluzione tecnologia

di Martina Ginasi e Mauro Bozzola

 

Secondo lei l’emergenza Coronavirus ha aperto la mentalità delle persone ad un utilizzo della tecnologia più consapevole e meno demonizzato?

L’emergenza che stiamo affrontando pone inevitabilmente l’attenzione sull’utilizzo della tecnologia come strumento alternativo, di contrasto al distanziamento sociale. Questo ha portato a un cambiamento culturale, già avviato poco prima dello scoppio della pandemia, passaggio che però ora ha subito un’importante accelerata. Ci troviamo infatti di fronte ad una maggiore consapevolezza circa le possibilità di utilizzo dei mezzi a nostra disposizione, che non sono più demonizzati, ma esaltati e valorizzati. I giovani, i più inclini ad utilizzare la tecnologia come strumento di comunicazione tra essere umani, sono sempre stati criticati per questo tipo di gestione della socialità che invece, in questa situazione, si è dimostrato l’approccio vincente, l’unica modalità in grado di mantenere dei contatti sociali, non solo a livello di affetti personali ma anche in ambito lavorativo. Questo pone in essere un inevitabile cambio culturale e una trasformazione della mentalità in favore dell’utilizzo della tecnologia non solo da parte dei più giovani. Superata questa prova non potremo più negare l’impossibilità dell’utilizzo di quest’ultima come metodo sostitutivo di incontro e di utilizzo dei servizi.

 

Il termine comunità sta vivendo una fase di riscoperta. La tecnologia e l’innovazione stanno aiutando a mantenere i contatti tra persone ma soprattutto a rivalutare gli spazi fisici, non più indispensabili per interagire. Questo può portare a un maggiore, più continuativo e veloce scambio di informazioni?

Condivido, il tema principale rimane sicuramente la quantità di informazioni a disposizione e la capacità di condividerle. La tecnologia applicata a contesti infrastrutturali enfatizza sicuramente questa qualità, cambiando sia l’approccio di chi predispone i servizi sia di chi li utilizza.  Il ruolo affidato all’evoluzione tecnologia è quello di efficientare, di rendere più snelli e più semplici i passaggi, di arrivare a una sorta di immediatezza che sia alla portata di ognuno di noi, ma questa mole di dati va poi canalizzata e sfruttata.

La sfida rimane quindi quella di riuscire a mettere a disposizione il maggior numero di dati possibile per permettere un uso più consapevole dei servizi stessi, predisponendo così un’ottimizzazione anche di quelli rivolti alla clientela; non solo quindi la catalogazione dei dati, ma anche il corretto utilizzo di questi ultimi. Questo tipo di evoluzione in futuro ci si auspica possa rappresentare un motivo per liberare alcune risorse, che potranno quindi concentrarsi sui valori aggiunti della propria azienda, rendendoli dei tratti distintivi per un approccio più moderno all’erogazione dei servizi di pubblica utilità. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale ad esempio potrebbe rappresentare un valido contributo per permettere un salto di qualità per le società, anche se il dibattito in questo ambito è tutt’ora molto acceso.

 

Tenendo conto dello sviluppo di processi di resilienza a cui sono chiamate le utility oggi, l’innovazione e il know-how diventano le basi non solo per rispondere alla crisi in corso, ma anche per progettare un futuro prossimo ed eventuali investimenti

Il punto di vista da cui partire per progettare il futuro è sicuramente legato all’analisi dei fabbisogni in relazione al cambiamento che stiamo attraversando, la sfida è interpretare le modifiche sul lungo periodo e scorgere le possibilità che possono aprirsi. Riuscire a pianificare nella giusta direzione gli investimenti infrastrutturali da parte delle utility è la prima grande responsabilità di chi è chiamato a gestire questo tipo di società, soprattutto in un periodo complesso come questo.

Non va però dimenticato che un altro elemento chiave andrà a impattare sulle scelte societarie, ossia l’evoluzione nelle modalità di fruizione e di consumo e nelle aspirazioni da parte degli utenti. Ci sono modelli di business nuovi che si affacciano in contesti più tradizionali o dove la tecnologia magari ha più alto impatto, dati che non vanno sottovalutati soprattutto in un’ottica più ampia anche a livello temporale.

Ci sono numerose sfide in corso in questo senso e bisogna essere pronti agli scenari che possono delinearsi. Non farsi cogliere impreparati da queste possibilità e poter indirizzare le scelte non può che passare per un utilizzo consapevole delle opportunità tecnologiche e una pianificazione su questo aspetto, che non è più rimandabile.

 

Si delinea sempre più un movimento di innovazione tecnologica portata dalle utility ai comuni, in grado di impattare sulla qualità dei servizi, anche per quanto riguarda quelli regolati dall’Authority. In questo senso, l’information technology, insieme alla sicurezza dei dati e la capacità di trasformarli in strategie, diventa un circuito dove le competenze trasversali e orizzontali sono fondamentali. All’interno della vostra compagine questo passaggio com’è avvenuto?

La convergenza di un modello di gestione dei servizi di pubblica utilità è ormai imprescindibile e questo lo testimonia anche la creazione stessa di un’Authority.

Quindi, definito un modello, si cerca, tenendo conto delle peculiarità di ciascun servizio, di portarlo a fattor comune.

Nel nostro caso operiamo dall’inizio di questa trasformazione, avvenuta a partire dagli anni Duemila, quando l’Authority è stata investita della responsabilità di apportare una modifica epocale del settore dei servizi di pubblica utilità, introducendo una pianificazione normativa che portasse a un modello di una utility che avesse nell’efficienza, nell’attenzione ai servizi, nella qualità, nella sicurezza, nella sostenibilità, le linee guida.

Abbiamo accompagnato questa trasformazione attraverso il supporto e l’analisi dei processi, che poi sono alla base del nostro modello produttivo, quindi comprendendo al meglio il paradigma a cui tendere e quali processi trasformare e conseguentemente supportare attraverso soluzioni tecnologiche. Abbiamo visto come, partendo dai settori prima impattati, gas ed energia elettrica, è stato possibile mutuare questa competenza e metterla a disposizione delle società del settore idrico ma anche delle società dei servizi ambientali, che è l’ultimo settore dove l’Authority ha avuto un impatto e dove anche noi abbiamo iniziato a operare.

 

Sarebbe utile riuscire a gestire le informazioni e i dati in modo sempre più interoperabile. L’utilizzo degli smart meter è in questo senso molto importante. La loro introduzione è stato un po’ l’embrione di un cambiamento e la base per un’infrastruttura digitale in grado di elaborarli. Notiamo una grossa spinta in questo senso per fornire strumenti di governance, qual è il vostro ruolo in tutto questo?

La domanda principale quando si hanno a disposizione numerose informazioni è come utilizzarle. L’Italia in questo senso è il Paese più avanzato al mondo, stiamo infatti vivendo la seconda generazione di meter elettrici, al contrario di altri Stati che seppur avanzati, sono ancora fermi a domandarsi come pianificare la prima generazione, come gestirla, e, addirittura, in alcuni casi, non è ancora partita. Da noi la prima generazione è stata avviata tra il 2003 e il 2004 come sostituzione, si fa quindi riferimento a ere tecnologiche, non anni. Riguardo allo smart metering gas, siamo in una fase di rollout avanzato e siamo il primo Paese al mondo.

Nel continuo processo di sviluppo tra le prime istanze troviamo sicuramente l’efficienza nel poter disporre dei dati di consumo senza dover ricorrere ad attività manuali, questo avrebbe comportato anche una gestione efficiente dell’energia e pertanto un risparmio indotto. La sfida ulteriore è di riuscire a ottenere dati puntuali, in modo tale che da un lato si aumenti la consapevolezza ma dall’altro ci si avvicini anche al tema della sostenibilità. La possibilità di comprendere i fenomeni che avvengono nel proprio contesto permette un utilizzo mirato rispetto ai propri fabbisogni e quindi anche un efficientamento a livello di sostenibilità. L’offerta dell’energia elettrica per esempio è ormai sempre più personalizzata, sempre più mirata sulle singole esigenze dell’utente, permettendo anche diverse scelte sistemiche per chi ha la responsabilità sul territorio aprendo così nuovi scenari.

La sfida per noi che siamo impegnati in questo contesto è quella di permettere, e quindi creare, quegli algoritmi che mettano a disposizione ulteriori informazioni rispetto questo strato principale di dati che nasce per monitorare il consumo. Questa è la sfida, quello che il cosiddetto data management pone all’ordine del giorno delle agende delle utility, l’obiettivo di chi sviluppa tecnologia e poi di chi può direttamente beneficiare di questo tipo di informazioni per la governance generale.

 

Qual è il ruolo della cybersecurity?

La cybersecurity gioca una parte fondamentale, anche se nascosta. Finché non si presenta il problema sembra rivesta un ruolo marginale, ma quando si è costretti ad affrontare le criticità ci si rende conto delle difficoltà di non aver previsto e pianificato in maniera adeguata. Proprio per questo la sensibilità rispetto a questi temi è crescente. La cybersecurity tocca gli investimenti ma anche le partnership. Investimenti in quanto richiede che vi siano dedicate delle risorse ad hoc, non solo economiche ma anche culturali, è necessario avere la sensibilità di prevedere questo tipo di intervento di sicurezza informatica, ma anche stringere accordi con i propri fornitori per porre l’attenzione su questi rischi. Prevedere uno standard base di sicurezza informatica, un risk management dedicato a questi aspetti diventa fondamentale, soprattutto in fase di pianificazione. 

 

Rispetto all’innovazione da introdurre all’interno del settore idrico, ci sono delle zone d’Italia ancora molto arretrate per certi versi nonostante lo sforzo da parte dell’Authority di colmare questo gap. Dando per scontato di avere una visione di capacità di spesa, di investimenti, di costi/benefici, dell’introduzione dell’innovazione, mi sembra che su questo ci siano ancora diverse questioni aperte

Il settore idrico è sicuramente uno dei più frastagliati, caratterizzato da grandi multiutility capaci di gestire ampi territori grazie a investimenti e pianificazioni e utility più piccole, locali, che però hanno come caratteristica principale l’attenzione alle dinamiche territoriali e a tematiche sensibili.

È necessario sempre più cercare di uniformare l’intero settore, istituendo delle linee guida, ma mantenendo le caratteristiche di ciascuna utility.

Colgo l’occasione per ricordare che il 21 maggio è stato organizziamo un evento (un appuntamento annuale ovviamente proposto in via telematica per questa edizione) che ha riscontrato un grande seguito. Lo scopo è stato quello di condividere queste importanti tematiche a tutti i livelli, dall’Autorità, alle associazioni di categoria, fino a Utilitalia, che per altro insieme a noi ha rivestito il ruolo di promotore dell’iniziativa. L’appuntamento ha permesso di analizzare l’orientamento degli investimenti, l’adeguatezza delle strategie, la sensibilizzazione rispetto alle best practices in questo contesto. Si è trattato di un qualificato momento di confronto ma anche di ascolto.

 

Ritiene che questo momento di crisi possa accelerare processi di innovazione e iniziare a pensare al futuro?

Sicuramente. Questo settore avrà l’opportunità di contribuire alla ripartenza, in quanto dispone di risorse ben orientate che possono fare leva anche sul settore economico, quindi investimenti in grado di liberare nuove risorse. Il rischio è di rispondere a questa emergenza senza una reale pianificazione, quindi di avere a disposizione le risorse ma di non essere capaci di sfruttarle al meglio. È pertanto assolutamente necessario rimanere lucidi e individuare le strade da percorrere per rendere la tecnologia abilitante.

 

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