Botteghe 4.0: sapere antico e nuovo

Le botteghe, quella forma di sapere e produrre antico e certosino, che si potrebbe dire forse superato e che ha caratterizzato la penisola per secoli, tornano a nuova vita attraverso l’introduzione della tecnologia.  I settori che hanno sperimentato l’incontro virtuoso fra tecnologia e artigianato in Italia negli ultimi anni sono diversi. Sicuramente si tratta di un fenomeno che non costituisce la maggioranza; la norma sono ancora i piccoli negozi costretti a chiudere sopraffatti dalle grandi catene commerciali o dai servizi online. Eppure si registrano segnali incoraggianti per la crescita di una nuova cultura. Il potenziale di innovazione che deriva dall’incontro tra artigianalità e nuove tecnologie è una tendenza che in Europa si sta valorizzando, grazie al supporto e alla visione di alcuni enti.

In Italia il tema è sempre più all’attenzione degli addetti ai lavori, e dal punto di vista della comunicazione annovera già una mostra alla Triennale di Milano e un’iniziativa denominata Manifatture Aperte; giunta alla sua seconda edizione, organizzata dall’assessorato alle Politiche per il Lavoro del Comune di Milano, è possibile prenotare visite guidate in più di 100 luoghi di produzione milanesi.

A Rovigo il PoPlab ha sviluppato invece, in collaborazione con la storica fornace Terreal SanMarco, un progetto innovativo per il rivestimento di facciate combinando la stampa 3D e la cottura artigianale dei laterizi, con obiettivo un miglioramento dell’efficientamento termico degli edifici.

Una nuova sensibilità che trova il supporto di Competence Center e  Università, primi fra tutti i Politecnici, che si stanno dimostrando sensibili al tema diffondendo conoscenza tecnologica e supportando botteghe e piccole aziende nello sviluppo. È il caso di Next Steps iniziativa promossa da Polifactory, laboratorio sperimentale del Politecnico di Milano, basata sulla collaborazione fra designer e pazienti per la progettazione di apparecchiature mediche necessarie alla deambulazione. Prodotti progettati con software open source e sviluppati nei Fab Lab combinando competenze e tecnologie secondo logiche di “fabbricazione digitale”; il tutto con una spiccata attenzione al design e alla manifattura dei prodotti con una valorizzazione dal punto di vista estetico.

“Non perderemo mai la nostra componente artigianale, ma negli anni la tecnologia ci ha aiutati”, racconta Paola Jannelli che dal 1961 produce carta da parati made in Italy. Grazie a tecnologie di produzione digitale all’avanguardia, la stampa della carta da parati diventa flessibile, personalizzabile e dimensionabile con la possibilità di ripetere i disegni senza limiti su tutti i tipi di spessore, anche alti, come il Tnt”. Un supporto che non vuole escludere la componente umana, ma piuttosto facilitarne alcuni passaggi come la fase di cromia e taglio nei quali la tecnologia agisce più rapidamente e con maggiore precisione di quanto potrebbe fare l’intervento umano.

In questi come in altri casi ciò che emerge è l’importanza di sviluppare metodi di gestione dell’innovazione che consentano di valorizzare ambiti e sensibilità diverse. Si tratta di un tema cruciale per la valorizzazione di saperi apparentemente distanti fra loro, ma totalmente complementari.

Il principale ambito di applicazione e interazione tra tecnologia e manifattura in Italia riguarda senz’altro il settore della moda e della sartoria. La famiglia Candiani produce denim dal 1938 e a partire dal 2004 – a fronte della crescita significativa del proprio business – sono state adottati macchinari e robot importati dal mondo dell’automotive a supporto dei processi di lavoro e a favore della qualità del prodotto. “Abbiamo lanciato la tela Re-Gen, ottenuto da un composto al 50% di cotone rigenerato e riciclato dai nostri scarti, mischiato con altri due materiali, tencel e refibra,” spiega D’Andrea. Risultato: una tela che sembra fatta di cotone vergine, ma che invece è fibra di reciclo. E che fa risparmiare oltre 2.565 litri di acqua per jeans in fase di produzione.

Dama Academy si preoccupa di formazione nel mondo manifatturiero tramite l’utilizzo di software specifici di modellazione, declinati in base all’ambito operativo. “Nel mondo della sartoria sono utili per realizzare cartamodelli, nell’oreficeria per disegni che abbiano forme nuove e accattivanti”. L’output dei software viene poi mandato alle macchine di prototipazione: “Stampanti 3D o lasercut, fresatrici CNC: strumenti che tagliano. Tutto è all’insegna della velocizzazione e precisione dei processi.

Innovazione e manifattura viaggiano insieme dunque verso una rinascita di quelle che un tempo erano le botteghe artigiane di cui l’Italia era leader. Se l’obiettivo del nostro paese è una leadership nell’ambito dell’innovazione 4.0, risulta fondamentale promuovere cantieri che diano qualità e impulso a questi ambiti di sperimentazione e contaminazione, oltre a creare luoghi di educazione e formazione affinché questi processi produttivi entrino sempre più nella mentalità comune delle persone e diventi strategia per il Paese.

 

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