Ascoltare i territori ed evitare le divergenze politiche. Intervista a Paolo Sabbioni, Cogeser Spa

Ascoltare i territori ed evitare le divergenze politiche

Intervista a Paolo Sabbioni, Amministratore unico di Cogeser Spa, sull’importanza di fare rete per favorire l’innovazione tecnologica anche delle realtà territoriali medio-piccole

di Mauro Bozzola

Pensi che in questo momento di emergenza potrebbero esserci le condizioni per un’accelerazione rispetto ai processi di semplificazione e di innovazione tecnologica?

Questo particolare momento può favorire in generale un ripensamento o un approfondimento su temi già emersi in passato ma che ora si rivelano in tutta la loro ampiezza: alcuni di questi sono conosciuti e sono sotto gli occhi di tutti. L’innovazione tecnologica favorisce indubbiamente il passaggio a modalità lavorative differenti e ce ne stiamo rendendo tutti conto. Penso ad esempio alla mia professione  di avvocato che ogni anno mi porta a percorrere migliaia chilometri in auto; questa esperienza mi fa affermare che probabilmente, questo non avverrà più nemmeno a emergenza finita avendo assimilato il fatto che incontri e riunioni si possono tenere anche a distanza. Per quanto riguarda invece la mia  attività di docente universitario va detto che l’impatto è stato più pesante, essendosi posta l’esigenza di rivedere completamente le modalità operative per una ampia serie di operazioni come ad esempio gli esami in via telematica che, da questo punto di vista, rappresentano senza dubbio l’aspetto più difficoltoso. Innovazione e cambiamento dovranno caratterizzare il nostro futuro e, in quest’ultimo ambito, la lezione da remoto diventerà una modalità da prendere seriamente in considerazione. Sicuramente non verrà meno l’aspetto della relazione umana ma il supporto informatico diventerà, a mio parere, un importante valore aggiunto. La stessa cosa vale nel settore dei servizi di pubblica utilità. Sono amministratore di una società che distribuisce gas e vende gas ed energia: su 56 dipendenti 25 stanno lavorando in modalità smart working e telelavoro.

 

Il ruolo delle multiutility sta cambiando e diventa sempre più centrale rispetto al dialogo e al travaso di competenze da una parte nei confronti della PA, dall’altra nei confronti dei cittadini. Cosa ne pensi?

Le imprese che si occupano di servizi pubblici non possono avere a cuore soltanto l’utente. Se correttamente l’Arera è orientata nei confronti del cliente finale e della sua soddisfazione, anche in termini di riduzioni tariffarie, l’impresa pubblica rappresenta, oltre a ciò, un soggetto che opera sul territorio, che deve sapersi integrare e rispondere ai suoi bisogni, andando oltre la mera soddisfazione dell’utenza. Ci sono imprese che sono cresciute nell’ambito dei servizi pubblici e poi sono diventate grandi società nazionali conosciute e quotate in borsa, che mantengono un’eccellente professionalità e sono in grado di introdurre importanti innovazioni ma che in alcuni casi ritengo abbiano perso in parte aderenza con il territorio, aspetto quest’ultimo fondamentale per un’impresa che eroga servizi di pubblica utilità. L’impresa pubblica diventa il luogo nel quale i bisogni del territorio vengono letti e interpretati. Le imprese del territorio si basano su alcuni concetti, come universalità, continuità, orientamento della tariffa al costo e soprattutto mutabilità, ovvero la capacità di essere sempre innovativi e di mutare le caratteristiche del servizio in funzione dei bisogni del territorio. In tal senso noi possiamo considerarci un avamposto. Dal 2010 è partito tra i comuni un grande programma di esercizio associato delle funzioni, il quale tuttavia non ha portato a grandi risultati in particolare a causa delle dispute politiche, che molto spesso determinano lo smembramento delle unioni tra le amministrazioni comunali. Le imprese di pubblica utilità di tali comuni, invece, diventano l’elemento di sintesi di tutte le amministrazioni, con l’affidamento di quelle funzioni che molto spesso queste ultime non riescono a esercitare. L’azienda di pubblica utilità diventa dunque il soggetto in capo al quale si concentrano quelle capacità di esercizio associato delle funzioni dei comuni.

E veniamo, con un esempio, a evidenziare un altro importante aspetto. Insieme a due imprese pubbliche, CEM Servizi e Cogeser, abbiamo deciso di dare vita a una fondazione che avesse come compito anche quello di aiutare i comuni distribuiti sul territorio della Martesana, che vede al suo interno una identità di appartenenza condivisa nella lettura del territorio in termini di innovazione e infrastrutturazione di servizi in ottica Smart Land. La fondazione diventa quindi un luogo di aggregazione che permette ai comuni di interrogarsi su quale sviluppo possa avere un territorio con un’area vasta e questo non può che fornire un apporto positivo.

 

Tutto ciò si potrebbe anche applicare, in modo più vasto, al sistema Paese. Si potrebbe andare in controtendenza rispetto ad altre realtà europee, ove vediamo che la diffusione delle innovazioni tecnologiche si sta concentrando prevalentemente negli agglomerati urbani, a discapito di quelli rurali. Al momento, però, non vi è ancora questa consapevolezza, non si è ancora passati a una fase di strategia fondata sui territori, sei d’accordo?

Il problema dei territori periferici che appaiono abbandonati, quasi desertificati è sicuramente attuale. Pensiamo ad esempio alla Città Metropolitana di Milano, che dovrebbe avere il compito di occuparsi del territorio cercando di valorizzarlo nella sua completezza; ci si è creduto molto sin dal 2016, anno del suo avvio. Nella realtà, tuttavia, si fa molta fatica a portare avanti questa idea e si assiste a una città centripeta che progredisce assorbendo le energie dei comuni limitrofi. Ciò significa che il progetto deve essere ripensato; occorre individuare funzioni strategiche anche al fuori della città di Milano in quanto vi sono territori periferici che possiedono una forte consapevolezza della propria identità e che partendo da quest’ultima sono stati capaci di creare innovazione. A tal proposito mi piace riportare come esempio quello della Valsabbia, un’aggregazione di comuni, alcuni con meno di 500 abitanti, nella quale opera una società di servizi, la Secoval, che rappresenta un’eccellenza nazionale a livello di innovazione tecnologica. Pensiamo che in quei territori, già da parecchi anni, è stato fatto un censimento completo di tutte le utenze, mettendo in relazione i dati urbanistici, edilizi e relativi ai servizi prestati: dati tutti consultabili in modo efficiente attraverso un’app. In questo contesto emergono due aspetti, uno territoriale e l’altro politico. Quello territoriale è lampante ed è immediatamente percepibile una forte identità, l’altro aspetto, quello politico mostra una comunità allargata, che tende a mettere in secondo piano le questioni e le divergenze politiche in favore di una continuità territoriale.

 

Abbiamo partecipato per anni al dibattito sulla comunità energetica e sull’energia distribuita. Pensi che le utility acquisiscano un ulteriore valore strategico in quest’ottica?

Da sempre il mondo dei servizi pubblici ha sentito la necessità di effettuare investimenti importanti per sostenere i quali le grandi utility giocano un ruolo fondamentale, date le loro elevate capacità economiche, a differenze delle piccole-medie società di servizi. Noto però che vi sono degli ambiti in cui le piccole società sono più attente e sensibili: penso, ad esempio, alla società Ates, operante sul territorio della Martesana che, pur senza una grande capacità di investimento, si occupa di efficientamento energetico. Questa società è già arrivata ad avere 15 comuni soci, alcuni anche di rilevanti dimensioni, come ad esempio il comune di Cologno Monzese; la società si impegna a organizzare, per il comune che ne diventa socio, un programma di riqualificazione. E così realtà piccole e grandi possono coesistere e, in qualche modo, completarsi. Anche Cogeser ha iniziato a ragionare su questi aspetti con i territori dalla stessa serviti: in particolare abbiamo iniziato a sperimentare, in collaborazione con soggetti privati, la produzione di biometano per autotrazione, una frontiera totalmente nuova che va incontro alle necessità di sostenibilità ambientale sempre crescenti. Questo è stato possibile grazie ai contratti di rete come strumento giuridico di interazione tra pubblico e privato, senza dar vita a nuove società, con tutte le conseguenze connesse in termini di adempienze burocratiche.

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