ACQUA: PREVENIRE MEGLIO CHE CURARE

luglio 4

 

Il territorio italiano è diviso in due, ma non come si potrebbe immaginare secondo la classica suddivisione nord-sud, bensì longitudinalmente per la lunghezza delle sue coste.

Il tema è l’acqua, e la situazione che ci si ritrova davanti profondamente diversa: una condizione di siccità a nord-ovest e lungo le coste del Tirreno, abbondanza di acqua sull’opposta riviera adriatica e a sud fino alla Sicilia, che le piogge e il maltempo di quest’anno potrebbero aver salvato dal deficit idrico.

I dati confermano che l’innalzamento climatico che ha investito l’Italia continua a crescere nel corso degli anni di bene 0,4 gradi in più rispetto all’innalzamento del resto del mondo. Questo forse è dovuto al fatto che l’Italia si trova in una zona di transizione fra i regimi di circolazione atmosferica delle medie latitudini e della fascia subtropicale Oltre il cambiamento percepito, quindi, esiste un riscaldamento che la scienza certifica e che sul territorio nazionale il primo parametro di misurazione risulta essere la siccità. Problema non da poco se si considera che il surriscaldamento, la carenza di piogge e la tendenza alla tropicalizzazione del clima italiano porta con sé numerose problematiche. Secondo la Coldiretti queste carenze idriche hanno provocato solo l’anno scorso danni all’agricoltura per 600 milioni di euro e perdite per 48,8 miliardi in vent’anni.

La situazione più grave si analizza sicuramente al Nord dove il bacino del Po che dovrebbe raccogliere lungo il suo percorso le acque dell’Arco Alpino centrale, occidentale e dell’Appennino Settentrionale ha segnalato già da febbraio di quest’anno un livello d’emergenza. Secondo Claudio Cassardo, meteorologo dell’Università di Torino“I ghiacciai alpini fondono abbondantemente già a febbraio, e a fronte di un inverno non particolarmente abbondante in neve, queste caldazze suscitano parecchia preoccupazione”. Eventi siccitosi più frequenti e temperature sempre più calde rallentano il recupero dei corpi idrici e anche di quelli su cui facciamo affidamento per dissetare le città.

Le precipitazioni che hanno colpito l’Italia nel periodo primaverile di quest’anno portando neve sulle cime, hanno alleviato lo stato d’emergenza, sebbene nel territorio ferrarese l’Autorità del Bacino Distrettuale invita a risparmiare l’acqua per quanto possibile. Rimane, infatti, da verificare se le precipitazioni basteranno a colmare la mancanza d’acqua riscontrata nei precedenti mesi.

Rappresentativo il caso del Lago di Bracciano che a quasi due anni di distanza dalla decisione della Regione di interrompere le captazioni a seguito della crisi idrica della città di Roma, nel 2019 si trova ancora a -145,5 centimetri dallo zero idrometrico, cioè a livelli che sono ben al di sotto della soglia stabilita dalla Regione Lazio per poter usare le sue acque in caso di necessità.

 

Come si può risolvere un problema che apparentemente sembra involutivo? La risposta appare banale, ma non può bastare la messa in atto di provvedimenti ristrettivi così da contrastare la siccità dei periodi più critici, risulta piuttosto necessario un reale piano di investimenti che possa porre rimedio alle problematiche presenti. In quest’ottica sul sito di Acea è sì possibile consultare gli orari di razionalizzazione dell’acqua nel proprio quartiere di Roma, ma con un piano d’azione previsto per il quale è sono stati stanziati 250 Milioni di euro, dei 4 mld stabiliti dalla multiservizi per il triennio 2019-2022, per la gestione delsettore idrico tramite l’inserimento di smart meter, il consolidamento di Gori e all’avvio del progetto di raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, oltre ovviamente alla riduzione delle perdite idriche per le quali attualmente la Capitale si stanzia all’ottantaquattresimo posto, con 39,4% di perdite idriche totali, secondo l’indagine prodotta dal Centro Studi CRESME in collaborazione con ACCADUEO nel 2018.

 

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