“Water, water everywhere, Nor any drop to drink”. Acqua, acqua ovunque, ma non una goccia da bere

“Water, water everywhere,
Nor any drop to drink”
-S. T. Coleridge

 

di Luca Falconieri

 

Acqua, acqua ovunque, ma non una goccia da bere. Le rime di Coleridge ci riportano ad un argomento sempre più diffuso e cruciale, la risorsa acqua; uno di quei beni che apparentemente sembrano infiniti, dopotutto compone il 70% del corpo umano e ricopre la medesima percentuale di superficie terrestre, il nostro “pianeta azzurro”. Ma quale quantità di questa risorsa è effettivamente utilizzabile e quanta ne viene “sprecata” ogni giorno?
Il 97% dell’acqua del nostro pianeta è costituito dagli oceani, il 2% dalle calotte polari: appena lo 0,65% rimane nelle falde acquifere, nei fiumi, nei laghi e nell’atmosfera. Davanti a questi numeri e alla continua crescita demografica a cui stiamo andando incontro, il problema degli sprechi assume sempre maggiore rilievo.

L’Italia, grazie alle numerose sorgenti alpine e al volume delle precipitazioni, è uno dei paesi Europei più ricchi in questo settore, ma detiene anche il primato in classifica in materia di sprechi. Nel 2018, nel nostro paese il prelievo di acqua potabile si è attestato a 428 litri al giorno per abitante, di questi solo 220 litri raggiungono effettivamente gli utenti finali a causa dell’inefficienza della rete idrica. Un consumo che, esaminando la condotta dei nostri vicini “virtuosi” come Francia e Germania, appare alto, ma questo numero assume dimensioni enormi se si prende in considerazione il fatto che il 40% della popolazione mondiale vive al di sotto della soglia minima dei 40 litri al giorno e che, di questi, un miliardo non ha accesso all’acqua potabile.
Il consumo idrico risulta perciò una di quelle classifiche in cui noi Italiani ricopriamo i primi posti. A questo primato dovremmo commisurare uno sforzo collettivo per arginare gli sprechi, soprattutto alla luce dei rapporti delle Nazioni Unite, che sottolineano che nel 2050 la metà della popolazione mondiale potrebbe trovarsi in condizioni di scarsità per quanto riguarda “l’oro blu”, già messo a rischio dall’emergenza climatica.

Anche solo adottando norme di comportamento virtuose, come la chiusura del rubinetto mentre ci si lava i denti (abitudine che permette di risparmiare ogni volta dai 6 agli 8 litri d’acqua) o sciacquare gli alimenti in una bacinella piuttosto che sotto l’acqua corrente, si porterebbe a dimezzare senza fatica il consumo. Rubinetti e sifoni vecchi possono causare perdite che, pur sembrando minuscole all’osservatore disinteressato, vanno a costituire un oceano nel lungo periodo: una singola doccia o un lavandino gocciolante causa uno spreco complessivo di più di 2000 litri d’acqua in un solo anno.
Nell’ottica di ridurre gli sprechi, in particolare in ambito domestico, si inserisce il cosiddetto “bonus rubinetti”, la nuova detrazione fiscale prevista nella Legge di Bilancio 2021. Il bonus idrico permette un risparmio del 50% a chi effettua la sostituzione dei sanitari e della rubinetteria con parti che consentono un maggiore risparmio d’acqua, limitandone il flusso a meno di 6 litri al minuto per quanto riguarda i lavandini, 9 litri per i soffioni delle docce e 4 litri per gli scarichi dei sanitari. Questa estensione dell’Ecobonus permetterebbe anche alle attività commerciali e professionali di svolgere attivamente un ruolo nella riduzione degli sprechi e nella condotta ecologica del paese, risparmiando fino ai 5000 euro in credito d’imposta.

Possiamo quindi affermare con certezza che se c’è un momento per cambiare (in questo caso il rubinetto), quel momento è ora.

 

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